“Coop” Bianche o rosse? È l’ora della concentrazione

05/03/2007
    domenica 4 marzo 2007

    Pagina 14 – Economia& Lavoro

    Bianche o rosse? È l’ora della concentrazione

      Nel mondo cooperativo si fa strada l’idea che non ci sono più «muri» da abbattere

      Sarebbe giunto il momento di archiviare la vecchia distinzione, molto ideologica, tra coop rosse e coop bianche. Sono d’accordo in tanti. Franco Buzzi, presidente di Ancpl, cioè delle cooperative produzione e lavoro, spiega come sarebbe giunto il tempo di mettere le carte sul tavolo e cominciare a costruire «un progetto per l’unità tra le varie centrali cooperative». Cattabiani prende a modello la politica: «Non siamo fuori dal mondo e non esistono i muri di un tempo, anche noi saremmo interessati a processi di concentrazione con altre forze della cooperazione. Il nostro album storico è glorioso. Ne dovremo aprire un altro…». A questo punto anche di alleanze con l’imprenditoria privata si può parlare: «Perchè no – sostiene Cattabiani – ma sono tutte ipotesi da maneggiare con cura, rispettando il nostro sistema di finalità e di valori…». «Marcare le differenze», aggiunge Giovanni Doddoli, presidente della Legacoop Toscana, «e il caso Unipol ci ha insegnato anche questo: a cambiare strada, quando si tradiscono i fondamenti». Polemico? «Non condividevamo il progetto industriale, non condivedevamo le alleanze. Il caso Unipol ci ha aiutato però a riflettere sui nostri problemi che sono problemi di crescita».

      Crescita e innovazione. Dentro e fuori l’Italia. Innovazione di prodotti e di settori, secondo Buzzi: dalla logistica all’energia, adesso che si liberalizza. «Siamo campioni di competitività – dice Doddoli – integrando valori e capacità imprenditoriali, la dimensione industriale e quella sociale. Ma questo risultato, quanto siamo diventati grandi, ci impone di ridiscutere gli strumenti del governo». Chi comanda un organismo tanto complesso?

      «Bisogna intanto garantire – spiega Soldi – la massima rappresentanza dei soci, anche in imprese che contano su una grandissima base sociale, attraverso i meccanismi tipici della democrazia. Non si parte da zero: alle nostre assemblee partecipano decine di migliaia di persone. Seconda questione: distinguere proprietà e gestione, chiarendo bene rispettivi ruoli e responsabilità. Terzo elemento: maggiore apertura verso l’esterno, consiglieri indipendenti, rapporti nuovi con con gli stakeholder, esercitando creatività e capacità di di interlocuzione». Trasparenza assoluta, chiedono i cooperatori, alla luce di quella carta dei valori che sta all’origine di tutto: compito chiaro e insieme gigantesco, tenere assieme i conti e la qualità del lavoro e della produzione, i bilanci e il rispetto dei diritti o dell’ambiente e il radicamento territoriale. Non si rischia di finire in perdita? «Si perde – conclude Cattabiani – se l’opinione pubblica ci percepisce uguali agli altri».