Coop, benefici a maglie strette

23/09/2002

        23 settembre 2002

        1) Coop, benefici a maglie strette

        2) Entro il 2007 contributi uguali ai dipendenti
        3) Le regole per applicare il contratto collettivo

        In base alla riforma del diritto societario, proposta dalla Commissione Vietti, gli sconti fiscali spettano solo se c’è mutualità prevalente
        Coop, benefici a maglie strette
        Come si parametra il voto nelle assemblee e l’iter per deliberare la trasformazione in società lucrative

        Le cooperative saranno suddivise
        in due grandi categorie:
        a mutualità prevalente,
        le sole destinatarie delle agevolazioni
        fiscali, e ordinarie. È questa
        una delle novità più importanti
        contenuta nella proposta di legge
        di riforma del diritto societario
        elaborato dalla Commissione Vietti,
        ai sensi della legge 3 ottobre 2001, n. 366.
        La bozza di provvedimento che
        si compone di 51 articoli sostitutivi
        del titolo VI del Codice civile,
        oltre a dieci articoli dedicati alle
        norme transitorie, non prevede separate
        sezioni per ciascuna categoria
        di cooperative, ma le disposizioni
        per quelle a mutualità prevalente
        sono inserite nell’unico contesto
        normativo.
        La mutualità prevalente. Lo
        scambio mutualistico e cioè il
        complesso delle prestazioni svolte
        dalla cooperativa nell’interesse
        dei soci, qualifica le cooperative a
        mutualità prevalente. Viene richiesto
        il requisito della prevalenza
        nel senso che l’attività svolta deve
        essere rivolta in misura superiore
        al 50% ai soci. Così, ad esempio,
        una cooperativa di consumo deve
        realizzare la maggior parte dei ricavi
        dalle cessioni di beni o servizi
        nei confronti dei soci. Al riguardo
        la norma fa un riferimento preciso
        alle voci del bilancio al fine
        di individuare i valori sui quali
        occorre misurare la prevalenza (si
        veda la scheda a fianco).
        Le cooperative agevolate avran
        no il divieto di distribuire dividendi
        in misura superiore all’interesse
        massimo dei buoni postali fruttiferi
        aumentato del 2,5% (si ritiene
        che l’aumento sia di 2,5 punti e
        non in percentuale); inoltre esse
        non possono remunerare gli strumenti
        finanziari emessi in misura
        superiore al 2% del limite massimo
        previsto per i dividendi. Infine,
        non possono distribuire le riserve
        e — in caso di scioglimento —
        devono devolvere il patrimonio al
        netto del valore nominale delle
        quote sociali, al Fondo per lo sviluppo
        della cooperazione. Queste
        limitazioni sono attualmente previste
        per la generalità delle cooperative
        (ai sensi dell’articolo 26 del
        Dlgs CPS 1577/47 e dalla legge
        59/92). Da notare che in futuro le
        cooperative non a mutualità prevalente
        non avranno vincoli di distribuzione
        di utili e obblighi di devoluzione
        del patrimonio netto alla
        pubblica utilità; tuttavia, le riserve
        indivisibili formate fino alla data
        di entrata in vigore della legge
        non potranno essere distribuite.
        Il voto nelle assemblee. La nuova
        norma conferma che spetta un
        voto a ciascun socio indipendentemente
        dal valore della quota o dal
        numero delle azioni possedute, fatta
        eccezione per la nomina dell’organo
        di controllo in cui può avere
        valore il capitale posseduto. Lo
        statuto può prevedere che i soci
        persone giuridiche possono disporre
        di un numero superiore di voti
        ma non eccedente a cinque. La
        novità consiste nella possibilità di
        parametrare i voti allo scambio
        mutualistico e quindi in relazione
        all’ammontare dei prodotti conferiti,
        all’entità del lavoro svolto per
        la cooperativa e così via.
        La trasformazione. Le cooperative
        non a mutualità prevalente
        possono deliberare la trasformazione
        in società lucrativa; in questo
        caso è obbligatoria la devoluzione
        delle riserve indivisibili ai
        fondi mutualistici per lo sviluppo
        della cooperazione. A tal fine deve
        essere allegata alla delibera di
        trasformazione una relazione giurata
        da un esperto nominato dal
        Tribunale attestante il valore effettivo
        dell’impresa. Non sono tuttavia
        note le modalità per eseguire
        il versamento.
        Altre disposizioni. Viene confermata
        la facoltà per le cooperative
        di emettere prestiti obbligazionari
        e comunque gli strumenti finanziari
        previsti per le società
        per azioni.
        Si ricorda, infine, che le cooperative
        sociali e le banche di credito
        cooperativo sono comunque
        considerate a mutualità prevalente,
        mentre per le banche popolari e
        per i consorzi agrari continuano
        ad applicarsi le norme vigenti prima
        della riforma. Si tratta pertanto
        di un’ulteriore categoria di cooperative
        che non vengono intaccate dalla nuova legge.

        GIAN PAOLO TOSONI

        LE AGEVOLAZIONI
        Coop a mutualità prevalentealità prevalente
        I benefici fiscali sono riservati alle cooperative i cui ricavi
        per beni e servizi forniti ai soci sono superiori al 50% del
        totale. Nelle cooperative di lavoro il costo sostenuto per le
        prestazioni dei soci deve essere prevalente, così pure gli
        organismi che ricevono beni e servizi dai soci per la
        rivendita, devono registrare acquisti presso la compagine
        sociale in misura superiore al 50% degli acquisti complessivi.
        Nella ipotesi in cui la cooperativa svolga attività mista, la
        prevalenza è determinata in base alla media ponderata
        delle percentuali relative alle singole attività.
        Media ponderata
        Esempio di calcolo
        Si supponga che una coop evidenzi i seguenti valori in
        euro:
        1 Costo del lavoro complessivo 1.000.000
        1 Costo del lavoro fornito dai soci 800.000
        1 Ricavi per vendita di merci 100.000
        1 Ricavi per vendite ai soci 10.000
        1 Calcolo della media aritmetica ponderata
        1) (800.000…. 1.000.000…10.000…. 100.000):1.100.000 = 728.181
        2) 728.181:1.100.000 = 66,19 %

        La cooperativa è a mutualità prevalente.







        Entro il 2007 contributi uguali ai dipendenti


        L’assimilazione ai lavoratori dipendenti in materia contributiva proviene direttamente dall’articolo 2 del Rd 1422/24, il quale dispone che «Le società cooperative sono datori di lavoro anche nei riguardi dei loro soci che impiegano in lavori da esse assunti». L’imponibile convenzionale. In realtà, a livello di imposizione contributiva, molte cooperative di lavoro hanno potuto disporre di un trattamento differenziato rispetto alla normativa generale in quanto, per effetto di leggi ad hoc, hanno avuto la possibilità (o l’obbligo) di applicare quale imponibile contributivo un valore "convenzionale", non collegato cioè alla retribuzione effettiva. Ci si riferisce essenzialmente al Dpr 602/70, che contempla le cooperative di facchinaggio, pulizia, trasporto ecc., e alla legge 381/91 che disciplina le cooperative sociali, in particolare quelle di tipo a), cioè quelle che svolgono attività socio-sanitarie ed educative. Nei confronti di questi organismi possono essere stabiliti salari provinciali, determinati mediante appositi Dm. Anche se, a partire dal 2000 per le cooperative ex Dpr 602 e dal 2001 per le cooperative sociali, questi salari convenzionali non possono essere inferiori all’importo che garantisce, su base annua, il rispetto del parametro minimo per l’accredito contributivo ex legge 638/83, modificato dalla legge 389/89 (retribuzione settimanale almeno pari al 40% del minimo di pensione x 52). Per il 2002 il minimale risulta pari a 8.172 euro (681 € mensili x 12). Abbandono del regime ex Dpr 602. Non bisogna però dimenticare che la riforma, attraverso il successivo Dlgs 423/2001, di attuazione dell’articolo 4 della legge 142/2001, prevede che, a partire dal 2003, si dia inizio a un graduale abbandono del regime ex Dpr 602/70, mediante un aumento dell’imponibile previdenziale convenzionale, nelle seguenti misure percentuali: 25% per l’anno 2003; 50% per l’anno 2004; 75% per l’anno 2005; 100% per l’anno 2006. Queste aliquote sono calcolate sulla differenza retributiva esistente tra l’importo (giornaliero) determinato ai sensi della disposizione precedentemente citata per l’accredito contributivo "pieno" e il corrispondente minimo contrattuale previsto dal relativo Ccnl, o da quello del settore o della categoria affine. Cooperative sociali. Anche per le cooperative sociali possono essere determinati imponibili medi giornalieri (ragguagliabili al mese moltiplicando il valore x 26), fissati a mezzo di appositi Dm, emanati su base provinciale. Peraltro, va rimarcato che (diversamente da quanto previsto dal Dpr 602) secondo l’Inps (circolare 89 del 15 aprile 1999) l’applicazione del salario convenzionale, ove vigente, debba considerarsi obbligatorio. Inoltre, il silenzio del legislatore del 2001 sul regime convenzionale delle cooperative sociali ha fatto sorgere alcuni dubbi sulla sua sopravvivenza. In realtà – a parere di chi scrive – è più ragionevole pensare a un’ultrattività del predetto regime, sia perché la legge 381/91 si pone quale norma speciale sia perché diversamente si potrebbe creare una situazione pregiudizievole (sicuramente non voluta dal legislatore) nei confronti di tutte le cooperative sociali, anche quelle di tipo b) che, ricordiamo, sono finalizzate all’inserimento di soggetti svantaggiati. I ristorni. Si configurano quale ulteriore trattamento economico che può essere erogato in sede di approvazione del bilancio di esercizio, in misura non superiore al 30% dei trattamenti retributivi complessivi percepiti e che può realizzarsi sia mediante integrazioni delle retribuzioni medesime, sia tramite aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato. La disposizione assume rilievo, per le cooperative che non adottano il regime convenzionale, in quanto i ristorni sono esenti da contributi. Soci non subordinati. L’articolo 4 della legge 142/2001 rimanda espressamente ai regimi previsti per le singole fattispecie; per cui si deve concludere – ad esempio – che per i soci collaboratori coordinati e continuativi (Co.co.co) si applicherà il regime ex articolo 2, comma 26 della legge 335/95 (gestione separata), per i soci artigiani e commercianti si adotterà il regime specifico Inps, e così via.

        Francesco Natalini







        Le regole per applicare il contratto collettivo
        F.N.


        Nel periodo antecedente l’emanazione della legge 142/2001, la giurisprudenza aveva negato ai soci lavoratori le garanzie ex articolo 36 della Costituzione che avrebbe significato, sul piano sostanziale, un’estensione del trattamento economico previsto dai contratti collettivi nazionali anche a questi ultimi. La validità dei contratti. L’articolo 3, comma 1, della legge di riforma dispone invece esplicitamente che, per i soci "dipendenti", debba essere rispettato il trattamento economico complessivo previsto dai contratti di categoria, con una previsione alquanto sorprendente, stante l’inefficacia erga omnes degli attuali contratti collettivi applicabili ai lavoratori dipendenti. Va però detto che con la circolare 34, il ministero sembra aver stemperato la (rigida) impostazione letterale della norma citata, disponendo che, anche per i soci di cooperativa, l’obbligo di adozione del Ccnl va ricondotto nell’alveo del consolidato principio giuslavoristico già previsto per i lavoratori subordinati, operante cioè solo laddove la cooperativa aderisca alle organizzazioni firmatarie e comunque, in via mediata, tramite l’articolo 36 della Costituzione. Va peraltro sottolineato che nella legge in esame si utilizza l’espressione «contrattazione collettiva nazionale del settore o della categoria affine», senza aggiungere, come in altre ipotesi, l’ulteriore inciso «stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale». In tal senso quindi il precetto potrebbe ritenersi rispettato ogniqualvolta la cooperativa adotti un contratto di lavoro che possa definirsi "collettivo" e che abbia valenza sul territorio nazionale, anche quindi se firmato da organizzazioni sindacali non maggioritarie. Soci con contratto di lavoro non subordinato. Per questi soci il medesimo articolo 3, comma 1, prevede che «in assenza di contratti o accordi collettivi specifici» vengano applicati «compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo». Non va però dimenticato che in materia di Co.co.co sono stati già stipulati diversi contratti collettivi, molti con estensione su base nazionale. È vero che risultano siglati da organizzazioni sindacali minoritarie ma, come si ricordava, la legge 142 non richiede la maggiore rappresentatività dei sindacati stipulanti.