Coop a congresso. Poletta nuovo presidente

29/11/2002





 
   

29 Novembre 2002




 

Coop a congresso. Poletta nuovo presidente
Ma un terzo del movimento cooperativo non approva il Patto per l’Italia
FRANCESCA PILLA
ROMA
Il 36° congresso della Lega delle cooperative si apre nel pieno delle polemiche sulla riforma del diritto societario, che dovrebbe partire dal 1° gennaio prossimo. Così dall’Auditorium della Tecnica romano ieri ognuno ha detto la sua sulla legge delega che non riguarda solo le cooperative, ma le imprese. Se da un lato, infatti, il ministero dell’economia (che deve ancora verificare la legislazione fiscale), l’Abi (che vuole tempo per una modifica degli statuti), e la Confindustria chiedono un rinvio per la riforma, Michele Vietti, sottosegretario alla difesa e «padre» della revisione, non vuole sentire ragioni: «Io non sono disponibile – dice – a rivedere i tempi dell’approvazione della legge». Confermando semmai che, per permettere un adeguamento, l’efficacia potrebbe slittare di 12 mesi. L’altro nodo in gola che la Confindustria non riesce a deglutire riguarda invece il supposto «vantaggio» delle cooperative, che mantengono le agevolazioni sugli utili non trasferibili. Polemica antica, che Ivano Barberini, presidente di Legacoop, liquida così: «Se la forma cooperativa fosse così avvantaggiata, tutte le imprese correrebbero a trasformarsi in cooperative». Questo non solo non avviene, spiega Barberini, ma in base all’accordo transitorio dello scorso aprile con Tremonti, che ha anticipato la nuova tassazione, le cooperative hanno pagato e pagano tuttora di più di altre imprese. Quanto la posizione della Legacoop sia decisa lo si comprende anche dalle parole di chi, con ogni probabilità, sabato sarà eletto nuovo presidente: «La riforma c’è e sarà attuata – spiega Giuliano Poletta – non vediamo motivo di rinviarla».

A infiammare i toni ci hanno pensato anche D’Alema e Fassino. Per il presidente ds «Confindustria dovrebbe smetterla di fare questo tipo di difesa corporativa, non dei propri diritti, ma di una visione ristretta dei propri interessi». E Fassino rincara la dose, lanciando l’allarme di una pregiudiziale di alcuni esponenti del centro destra rispetto al mondo delle cooperative. «L’impresa sociale – dice – significano un patrimonio di sapere, di professionalità e competenze, significano ricchezza, creazione di posti di lavoro, sviluppo d’impresa».

Le parole del segretario ds colgono un altro punto dolente dell’incontro. Cioè le spaccature dopo la decisione dei vertici delle coop di firmare il Patto per l’Italia, che hanno aperto il dibattito interno sulla volontà storica delle cooperative di non assorbire acriticamente il sistema economico, ma ricercare una visione sociale dell’economia. Circa il 30% aveva votato contro il patto e – in un universo di 13.640 imprese cooperative, oltre sei milioni di soci, quasi 350.000 occupati, con un fatturato complessivo di circa 38 milioni di euro – significa una bella fetta con cui il congresso deve fare i conti. Per Poletta non si poteva non firmare perché altrimenti le coop sarebbero state tagliate fuori dal dialogo, ma molti rappresentanti territoriali e di settore la pensano diversamente. «La maggior parte delle aspettative del Patto sono state disattese – spiega Gianni Usai della presidenza regionale sarda – ora bisognerà affrontare la situazione. Soprattutto al Sud dove non ci sono finanziamenti per le cooperative». Della stessa idea Lorenzo Roffinella, del comitato direttivo ligure: «Abbiamo sempre espresso una valutazione negativa rispetto all’opportunità di aderire, e gli eventi di questi ultimi mesi ci hanno dato ragione». Timori delle coop sociali di introiettare la cultura dell’impresa capitalistica a parte, il congresso proseguirà i suoi lavori fino a sabato.