“Conversazione” Pezzotta: il sindacato deve presentare una proposta di riforma sul welfare

07/11/2003

      7 Novembre 2003

      CONVERSAZIONE

      «NON ME L’ASPETTAVO DA UN PARTITO CHE FA APPELLI ALL’UNITÀ SINDACALE»

      «Perché i Ds manifestano con la Fiom?» Pezzotta rompe lo stallo sulle pensioni

      Il leader della Cisl pensa che il sindacato deve presentare una proposta di riforma sul welfare

      Ciascuno è libero di scendere in piazza e manifestare, ma deve dire con chiarezza perché lo fa. Soprattutto quando si tratta di un partito politico. Savino Pezzotta considera «legittimi» lo sciopero e la manifestazione di oggi della Fiom-Cgil, invece non riesce a capire per quale ragione abbiano aderito i Democratici di sinistra con una delegazione della segreteria nazionale. Lo ha chiesto direttamente al leader dei Ds, Piero Fassino, nel corso di una telefonata. Le risposte non l’hanno affatto convinto. Tanto più che, dopo le lacerazioni sindacali successive al Patto per l’Italia, il Botteghino evitò di sostenere le motivazioni della Cgil, rinnovando in ogni occasione l’appello all’unità sindacale tra le tre confederazioni.

      Il segretario generale della Cisl non considera la scelta dei Ds un’invasione di campo, bensì una contraddizione, con elementi di « ambiguità», che il Riformista gli ha chiesto di spiegare in questa conversazione. Nella quale annuncia anche che per il sindacato è arrivato il momento di accettare la sfida del governo e definire unitariamente in tempi ragionevolmente brevi una proposta complessiva per la riforma del welfare state, da sottoporre al giudizio dei lavoratori. Una svolta, dopo lo sciopero generale, che ha come obiettivo l’apertura di un negoziato con il governo. Nel frattempo il leader della Cisl chiede di sospendere l’iter parlamentare della riforma presentata da Tremonti e Maroni.

      «Ritengo sbagliata la scelta dei Ds», attacca Pezzotta. «Su questo punto (il contratto separato dei metalmeccanici, ndr) vi sono divisioni e tensioni sindacali delle quali lo sciopero e la manifestazione di domani sono figli. Un partito non può non considerare e rispettare il pluralismo delle posizioni in campo, e proprio per questo dovrebbe astenersi dal partecipare». Sì, ma se quel partito condivide le ragioni della manifestazione? «Io non ho capito perché i Ds domani (oggi per chi legge, ndr) saranno in piazza con la Fiom, la Cgil e anche realtà dell’antagonismo sociale che, mi pare, poco hanno a che fare con una cultura riformista. E poi, per dirla con chiarezza, la posizione dei Ds mi pare abbastanza ambigua. Domando: considerano l’accordo sottoscritto da Cisl e Uil sbagliato? Bene, lo dicano. Manifestano perché vogliono una legge sulla rappresentanza e rappresentatività sindacale, cioè a favore di una soluzione che la Cisl non accetta? Ripeto, lo dicano. Faccio solo notare che è almeno un po’ contraddittorio affermare un giorno che questa maggioranza persegue una politica antisindacale, e il giorno dopo chiedere a questo parlamento una legge che riguarda l’attività sindacale. Piuttosto, credo che la politica richieda chiarezza, linearità di rag ionamento. Come si conciliano gli appelli insistenti all’unità sindacale e poi il sostegno all’iniziativa della Fiom? Io non posso non prenderne atto. Non posso non soppesare questa decisione».

      Mentre non risparmia critiche ai Democratici di sinistra, Pezzotta non intende alzare il tono della polemica con il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che oggi terrà il comizio conclusivo a piazza San Giovanni. «Certo, si conferma che nella Cgil una serie di questioni non sono ancora sciolte. Ma, d’altra parte, Epifani è il segretario di tutta la Cgil». E con la Cgil, oltreché con la Uil, la Cisl di Pezzotta vuole elaborare una proposta per cambiare lo stato sociale. Non solo pensioni, ma anche tutele per gli anziani e soprattutto nuovi ammortizzatori sociali, più che mai necessari dopo le nuove flessibilità introdotte con la legge Biagi. «Il Patto per l’Italia prevedeva 700 milioni di euro per gli ammortizzatori. Dove sono finiti? Così l’eccessiva flessibilità diventa solo negativa».

      Ma la svolta c’è nel ragionamento di Pezzotta. Ed è duplice. Non si chiede più al governo di ritirare la delega previdenziale ma di sospenderne l’iter parlamentare, e soprattutto si dice che: «A questo punto il sindacato, unitariamente, ha l’obbligo di presentare una sua piattaforma complessiva da far votare nelle assemblee dei lavoratori. E sulla base di quel voto presentarsi al tavolo negoziale con il governo». Anche con un esecutivo in perenne fibrillazione? «Il sindacato non può limitarsi a subire. Deve rilanciare, con un’iniziativa politica che stimoli il governo ma anche le forze politiche dell’opposizione. E’ la nostra sfida a tutta la politica». Pezzotta evita di indicare i tempi entro i quali presentare la controproposta, ma dice che «non possono essere lunghi, all’interno di questo dibattito». Nel quale entra con prepotenza, e si intreccia con quella pensionistica, la nuova questione, quella salariale. « ;Il governo Berlusconi, vorrei ricordarlo anche alla Confindustria, è stato il primo a far saltare l’accordo del ’93, quello sulla politica dei redditi. Così che oggi non c’è più uno strumento per controllare la dinamica inflazionistica. Stiamo assistendo tutti a questo disastro. Ma sia chiaro – avverte Pezzotta – o si torna alla concertazione che non è affatto esclusivamente moderazione salariale, oppure il sindacato non potrà assistere inerte alla erosione quotidiana del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni. Perché ridurre dell’1% del pil la spesa previdenziale vuol dire togliere reddito a qualcuno che il sindacato rappresenta. Questa, insisto, non è una riforma».