CONTRO LE LIBERALIZZAZIONE DEL COMMERCIO

23/12/2011

23 dicembre 2011

Contro le liberalizzazione del commercio

Le liberalizzazione delle aperture e degli orari commerciali introdotte con la manovra “Salva Italia” del governo Monti hanno creato malcontento un po’ in tutti i territori che si stanno mobilitando per trovare delle soluzioni a livello locale.
"Un intervento di nessuna utilità, ma dannoso per il settore, penalizzante per le lavoratrici ed i lavoratori,- lo definisce così la Filcams Cgil di Cesena. Poiché in una fase di contrazione dei consumi e di recessione, non porterà nuova occupazione, ma introdurrà nuova precarietà nel settore e maggior utilizzo di flessibilità "forzata", alla quale le imprese ricorreranno per affrontare lo spostamento e non l’incremento dei consumi".
Il rischio è anche per i piccoli esercizi, che "non potranno reggere la competizione sugli orari di apertura e sulle aperture domenicali e festive con la grande distribuzione".

Preoccupazione anche da parte della Filcams Cgil di Firenze che insieme alla Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno inviato una lettera al Presidente della Regione Toscana e al Sindaco di Firenze per esprimere la loro contrarietà.
La liberalizzazione delle aperture commerciali secondo le organizzazioni sindacali “rischia di compromettere definitivamente il metodo della concertazione per la programmazione degli orari, delle aperture festive e domenicali, minando alla base il sistema stesso della rappresentanze. Potrebbe drammaticamente penalizzare, inoltre, il commercio di vicinato, introducendo, in nome del libero mercato, elementi di palese concorrenza sleale tra piccola, media e grande distribuzione”.
Ma soprattutto “per garantire le aperture si rischia di introdurre ulteriori elementi di precarietà nel mondo del lavoro” costringendo “le imprese e i lavoratori ad inevitabili ritmi di lavoro no-stop, vanificando gli evoluti progetti di conciliazione dei tempi di vita e tempi di lavoro, per coniugare esigenze private e familiari.”

In Veneto è stata, invece, approvata la nuova legge sulle aperture domenicali.
“Le domeniche sono passate dalliipotesi iniziale di 20 più 4, alle 16 più 4” spiega la Filcams Cgil Veneto. “Nella legge è compresa anche la norma che stabilisce la chiusura delle festività del 1 gennaio, Pasqua, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno e 25 dicembre – fuori i centri storici. Inoltre la Regione Veneto è pronta ad aprire un conflitto di competenze sulla norma appena approvata dal Governo Monti”
A Bolzano è stata approvata una regolamentazione delle aperture domenicali e festive che prevede tre fasce, stabilite sulla base del grado di “intensità turistica”. Serrande abbassate a Natale, Santo Stefano, Pasqua e lunedì di Pasqua, Pentecoste, Primo Maggio e Ferragosto.