Contro il sommerso gli sgravi non bastano

22/05/2002

20-05-02, pagina 11, sezione ECONOMIA

 
 
 
Maroni: è necessario un piano nazionale
Contro il sommerso gli sgravi non bastano

il caso


BERGAMO – Non bastano i vantaggi fiscali per eliminare la piaga del sommerso. Parola di Roberto Maroni che ieri a Bergamo ha usato parole molto dure nei confronti delle misure adottate finora per favorire l’ emersione: «Il problema del sommerso è un vero bubbone per il nostro paese. I vantaggi fiscali», ha aggiunto il ministro, «comunque non sono sufficienti». Poi ha aggiunto: «Talvolta anzi le aziende prendono questi soldi e poi tornano in nero. Si rischia di finire cornuti e mazziati». Secondo Maroni, quindi, l’ unica soluzione sarebbe quella di varare un grande piano in grado di mobilitare l’intero paese in una sorta di lotta senza quartiere contro il sommerso. Il ministro se l’ è poi presa con gli ispettori del suo ministero che «non trovano le aziende irregolari». Una vera e propria strigliata quella di Maroni: «Gli ispettori del ministero del lavoro non trovano mai le aziende sommerse. Qualche volta mi chiamano i giornalisti e mi dicono dove sono le aziende in nero, loro le trovano facilmente. Forse al posto degli ispettori ministeriali dovrei assumere i giornalisti Non capisco come gli ispettori non le trovino». Non è mancata una stoccata nei confronti della situazione del Mezzogiorno giudicata come la più precaria. Maroni ha infatti sostenuto che «al sud, ad esempio, ci sono 10 mila panificatori in nero, non penso siano impossibili da trovare. Anche i sindacati dovrebbero indicarci quali sono le aziende non regolari». Come sottolinea il ministro il fenomeno ha ormai raggiunto dimensioni preoccupanti. Lo confermano i dati forniti dal Fondo monetario internazionale per il quale il sommerso made in Italy è pari al 27 per cento del Pil. «Siamo ultimi tra i paesi del G8», ha precisato Roberto Maroni, «e in Europa fa peggio di noi solo la Grecia con il 30 per cento. E’ evidente che anche nel settore della sicurezza non c’ è nessuna garanzia nel sommerso. Penso che la società debba reagire. Le aziende regolari, ad esempio, dovrebbero dire "non compro niente da quelle sommerse"». In un quadro così sconfortante per Maroni ci sarebbe una sola via d’ uscita, una sola terapia per risolvere la situazione. E cioè il rapido varo di un grande piano nazionale che coinvolga imprenditori, sindacati, enti locali e addetti ai controlli. Serve, a giudizio del ministro del Welfare, «un grande confronto straordinario, un grande piano nazionale contro il sommerso che veda tutti impegnati. Questa vergogna deve essere interrotta, ed è una vergogna che riguarda e coinvolge tutti, e quindi tutti debbono lavorare per fronteggiarla». Un compito arduo, quello disegnato dal ministro. Ma anche un compito per il quale non è stata indicata una strategia precisa. Afferma il ministro del Welfare: «Bisogna fare in modo che le aziende non comprino più niente dal sommerso, che le parti sociali indichino in quali imprese c’ è il sommerso mentre spesso si sottraggono a questo loro compito, bisogna che chi deve fare i controlli li faccia davvero».