«Contro il governo riempiremo le piazze d’Italia»

23/11/2005
    mercoledì 23 novembre 2005

    Pagina 13 Economia & Lavoro

    «Contro il governo riempiremo
    le piazze d’Italia»

      Manifestazioni in un centinaio di città per lo sciopero generale di venerdì

        di Felicia Masocco / Roma

          IL SIMBOLO DELL’EURO - disegnato al contrario e l’avvertimento «Manovra nella direzione sbagliata». Con il logo e con lo slogan scelto per lo sciopero generale del 25 novembre Cgil, Cisl e Uil mettono in piazza gli errori del governo. Gli anni di «manovre sbagliate» sono ormai quattro, lo sciopero di venerdì presenta il conto perché se al centro c’è l’ultima Finanziaria e le risposte che non dà ai problemi del paese, non c’è dubbio che questi problemi negli anni si siano aggravati. Lo stop di quattro ore, otto in alcuni settori come il pubblico impiego, e in alcuni territori, è verosimilmente l’ultimo contro le scelte del governo Berlusconi almeno guardando al calendario e alle poche decine di giornate di lavoro effettivo che le Camere hanno ancora a disposizione. Ma siccome a far danno si fa sempre in tempo (si pensi all’ultima sortita sulla pensione a 70 anni), la guardia resta alta e i sindacati si dicono pronti «a scioperare fino all’ultimo».

            Alla bocciatura dell’azione di governo Cgil, Cisl e Uil associano un «segnale» da dare alle forze politiche che si stanno posizionando sullo scacchiere delle elezioni. «Un segnale forte che va ascoltato perché a darlo sono i lavoratori non il sindacato», dice Guglielmo Epifani. «Lo sciopero vale oggi nei confronti di questo governo – aggiunge Pezzotta – e vale per le forze politiche per gli obiettivi che indichiamo nell’interesse del paese. Anche per questo la mobilitazione sta crescendo».

              I sindacati non hanno dubbi, lo sciopero riuscirà, avrà una partecipazione «massiccia», «straordinaria» come pure le manifestazioni in programma in un centinaio di città. È stato preparato con assemblee e iniziative nei posti di lavoro e, per la Cgil, anche con i congressi in corso. C’è rabbia e insoddisfazione in giro, c’è malessere. Guardando a Parigi Pezzotta parla «delle nostre periferie sociali», sono fasce di reddito (di cittadini) che da questo governo non hanno avuto nulla mentre l’economia ha oscillato tra lo stop e la regressione creando nuovo disagio soprattutto economico. Se ne è tenuto conto scegliendo di chiamare i lavoratori a quattro ore di sciopero e organizzando manifestazioni locali «certo meno costose», ha spiegato Luigi Angeletti per il quale l’esecutivo «è afflitto da autismo politico, è incapace di relazionarsi con la società, indifferente alla stragrande parte del paese con redditi più bassi. Per questo lo sciopero riuscirà, perché i problemi non ce li siamo inventati, milioni di persone li vivono tutti i giorni».

                A differenza di altre mobilitazioni questa ha avuto una gestazione tutto sommato facile: a parte qualche distinguo della Uil che voleva inserire nella piattaforma la detassazione degli aumenti salariali, le confederazioni hanno trovato un facile accordo. E ieri in una conferenza stampa unitaria i leader hanno messo in fila i tanti «perché» a partire dall’assenza totale del confronto. Lo sciopero era stato proclamato con largo anticipo, c’era il tempo per il governo di fare quantomeno la mossa di ascoltare quello che i sindacati avevano da dire. Invece nulla. «Lo sciopero se l’è cercato il governo» conclude quindi Pezzotta. «È sacrosanto – rincara Guglielmo Epifani – per contrastare un disegno che non fa equità e sviluppo e per chiarire le responsabilità politiche delle scelte fatte. La Finanziaria – ha detto – non solo non risponde ai problemi del paese, ma può giocare contro il timidissimo spiraglio di ripresa. Servirebbe sostegno ai consumi e agli investimenti pubblici e privati. Invece si fa il contrario». Dopo lo sciopero ci sarà la protesta dei metalmeccanici il 2 dicembre a Roma, poi ancora una iniziativa sul Sud a Reggio Calabria.

                  Quello di venerdì sarà il quinto sciopero generale unitario contro le scelte del governo Berlusconi. E per la quinta volta, puntuale, il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi commenta: «Cisl e Uil subalterne alla Cgil». Possibile che non sappia dire altro?