Contro i licenziamenti due ore di sciopero

28/11/2001

Il Sole 24 ORE.com




    La risposta di Cgil, Cisl e Uil sull’art. 18: proteste articolate dal 5 al 7 dicembre per tutte le categorie – Il 14 si fermano i «pubblici»

    Contro i licenziamenti due ore di sciopero
    I sindacati: è solo un primo passo – D’Alema: «Bene la nuova volontà unitaria» – Bertinotti: uno «sciopericchio»
    Massimo Mascini
    ROMA – Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato due ore di sciopero di tutti i lavoratori che saranno effettuate tra il 5 e il 7 dicembre. Per un’intera giornata si fermeranno invece il 14 dicembre i lavoratori del pubblico impiego. Le confederazioni hanno in programma anche una grande manifestazione di delegati il 12 gennaio del prossimo anno, a Bari o a Napoli, per riaprire il problema Mezzogiorno. Ancora, sono stati annunciati intensi confronti con tutti i gruppi parlamentari, nessuno escluso, per sostenere la necessità di eliminare dalla delega per la riforma del mercato del lavoro i riferimenti all’articolo 18 dello Statuto e all’arbitrato. Sono queste le decisioni prese ieri dal vertice del sindacato dopo una discussione che non sembra sia stata molto difficile. La rinuncia a uno sciopero generale di un’intera giornata, che avrebbe marcato con grande evidenza il dissenso sociale verificatosi dopo il rifiuto del Governo a stralciare quei due punti discussi dalla delega, è stata spiegata con la necessità di modificare la posizione dell’Esecutivo. «Noi – ha detto Sergio Cofferati, segretario generale della Cgil – vogliamo convincere o costringere il Governo a cambiare posizione, è questo il nostro obiettivo. Di qui la decisione di coinvolgere tutti i lavoratori, perché le due ore di sciopero serviranno a fare assemblee in tutti i posti di lavoro, e poter poi adeguare le nostre iniziative a seconda di cosa accadrà». Lo sciopero – che verrà svolto anche dal Sinpa, il sindacato lombardo nato da una costola della Lega, il partito del ministro del Lavoro – ha motivazioni politiche, così come il sindacato afferma essere politica la decisione del Governo. «La rottura – ha detto Luigi Angeletti, segretario generale Uil – non ha contenuti di merito, perché dell’articolo 18 non si è mai discusso, nemmeno nei tavoli tecnici sul libro bianco. È stato introdotto solo all’ultimo incontro e il Governo ha detto che non poteva accogliere la nostra richiesta di stralciare quel riferimento all’articolo 18 perché non voleva fare marcia indietro». Il sindacato non ha voluto nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi avanzata dal Governo, per una trattativa serrata tra le parti sociali diretta a trovare un accordo che l’Esecutivo si impegnava a fare suo e a introdurre nella delega fino all’ultimo momento utile. «Perché l’articolo 18 – ha chiarito Cofferati – è indisponibile e quindi non può essere oggetto di un negoziato e perché per l’arbitrato la Confindustria non accetterebbe mai una soluzione diversa da quella indicata dalla delega a meno che non sia a essa più favorevole, quindi per noi peggiore». A suo avviso è invece evidente il motivo politico per cui il Governo non ha voluto accogliere la richiesta di stralcio. «C’è un rapporto evidente – ha detto il segretario Cgil – tra il Governo e una parte degli imprenditori, la Confindustria significatamente. Proprio queste cose infatti la Confindustria ha sempre chiesto e adesso il Governo le ha fatte proprie. Avevamo parlato a suo tempo di collateralismo e tutti ci hanno dato addosso, adesso vediamo che questo rapporto stretto esiste». Grande rammarico di Savino Pezzotta, il leader della Cisl. «Avevamo scelto una strada di confronto senza pregiudiziali politiche, privilegiando il merito, c’era un interesse del sindacato a entrare nel merito delle proposte fatte per previdenza e mercato del lavoro, ma sono state prese altre decisioni». Il segretario generale della Cisl si è rammaricato anche dello slittamento dell’incontro per la previdenza. «Il 15 le deleghe vanno fatte – ha detto – il confronto non può non avvenire prima». Differenziata la reazione dei partiti della sinistra. Fausto Bertinotti ha parlato di «sciopericchio», esprimendo una valutazione negativa, ma Ds («La decisione dei sindacati testimonia volontà unitaria» ha detto Massimo D’Alema), Comunisti unitari e Verdi al contrario hanno espresso piena aderenza alle posizioni sindacali.
    Mercoledí 28 Novembre 2001
 
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