Contributivo, opzione solo sulla carta

08/05/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Previdenza
    Il Parlamento ha avviato l’iter per la conversione del decreto legge che ripristina la facoltà dal 1° gennaio 2001

    Contributivo, opzione solo sulla carta
    La scelta del nuovo criterio di calcolo dei trattamenti perde appeal: «tagliati» i periodi di lavoro più vecchi
    Giuseppe Rodà
    L’esercizio dell’opzione per il sistema di calcolo esclusivamente contributivo delle pensioni, anche se ripristinato dal 1º gennaio 2001, rischia però di rimanere solo sulla carta. Sarà questa una delle più prevedibili conseguenze dei tagli introdotti dal decreto legge 3 maggio 2001, n. 158, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 102 del 4 maggio 2001. Il provvedimento — che ha impedito che chi ha esercitato l’opzione a fine 2000 rimanesse senza stipendio e senza pensione (si veda, da ultimo, «Il Sole-24 Ore» di giovedì 3 maggio) — è stato preesaminato ieri dal Senato.
    Oltre a riaprire il termine a decorrere dal quale sarà possibile scegliere il sistema contributivo in luogo del retributivo (il primo considera tutta la vita lavorativa, il secondo solo gli ultimi stipendi), quel decreto legge ha rivisto, in senso più sfavorevole, anche le regole per il calcolo della pensione a seguito di opzione. Le penalizzazioni introdotte non sono di poco conto. Tanto che, se in futuro le aliquote contributive non saranno tagliate, è presumibile che ben pochi lavoratori sceglieranno il contributivo. L’unico vantaggio, infatti, sarà quello di anticipare la pensione, accontentandosi però di un assegno dimezzato.
    Il motivo è semplice: con il decreto legge 158/2001 (entrato in vigore il 5 maggio scorso) si è escogitato un sofisticato meccanismo di valutazione ponderata della contribuzione che attualmente penalizza i richiedenti, traducendosi nella diminuzione degli anni di contribuzione precedenti il periodo di riferimento (dieci annualità massime precedenti la data del 31 dicembre 1995). Ecco il meccanismo:
    anzitutto occorre partire dalla determinazione della media contributiva relativa al periodo di riferimento (dipendenti privati e artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri: 10 anni; dipendenti pubblici con almeno 15 anni di servizio al 31 dicembre 1992: 18 mesi; dipendenti pubblici con meno di 15 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 1992: 3 anni). Questa media contributiva si ottiene utilizzando le modalità già previste con il decreto legislativo 180/97, come corretto dal decreto legislativo 278/98 (modalità che non sono state modificate dal decreto legge 158/2001);
    si passa, quindi, all’individuazione degli anni, coperti di contribuzione previdenziale, che si collocano anteriormente al periodo di riferimento (quindi, se il periodo di riferimento è completamente coperto di contribuzione, i contributi dall’inizio del rapporto assicurativo fino a tutto il 1985 per i dipendenti privati e gli autonomi);
    si riproporziona il numero di contributi (settimanali o mensili, a seconda dei casi) presenti in ciascuno degli anni antecedenti al periodo di riferimento, moltiplicandolo per il quoziente che risulta dal rapporto tra l’aliquota contributiva Ivs in vigore in ciascuno di questi anni e la media delle aliquote contributive che sono state in vigore in ciascuno dei dieci anni precedenti l’anno durante il quale è stata effettuata l’opzione. Con le attuali aliquote contributive, questa valutazione ponderata degli anni di contribuzione precedenti il periodo di riferimento si traduce sempre in una diminuzione degli anni di contribuzione;
    si somma il numero dei contributi risultanti in ciascun anno antecedente al periodo di riferimento (numero ridotto per effetto della valutazione ponderata) e a essi si aggiunge, senza alcuna riduzione, il numero di contributi compresi nel periodo di riferimento;
    si moltiplica la media contributiva relativa al periodo di riferimento (mensile, settimanale o annua) per la predetta somma dei contributi (anni di contribuzione antecedenti il periodo di riferimento e quelli del periodo di riferimento), espressa in mesi, settimane o anni di contributi. Il risultato costituisce la quota di montante relativa al periodo precedente il 1996.
    Non cadono invece nella rete della penalizzazione introdotta dal decreto legge 158/2001 i lavoratori privi di anni di contribuzione antecedenti il periodo di riferimento stabilito dall’articolo 2, comma 5 del Dlgs 180/97. Per questi lavoratori il decreto legge ha valore soltanto per il ripristino dell’esercizio della facoltà dell’opzione dal 1º gennaio 2001.
    Martedì 8 Maggio 2001
 
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