Contratto studi professionali, 85 euro e welfare per i titolari e collaboratori

20/04/2015   (Il Sole 24 ore)

Estensione del welfare a titolari e collaboratori, incentivi per l’assunzione di disoccupati e giovani, regolamentazione del telelavoro. Sono alcune delle novità contenute nell’ipotesi di accordo di rinnovo del contratto degli studi professionali raggiunta ieri tra Confprofessioni e i sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs che comprende un adeguamento della parte economica pari a 85 euro, a regime, per il terzo livello.

A diciotto mesi dalla scadenza dell’intesa precedente, l’ipotesi di accordo raggiunta ieri avrà effetto dal 1° aprile 2015 al 31 marzo 2018 e riguarderà circa 1,5 milioni di persone tra titolari, dipendenti e collaboratori, con la possibilità, in futuro, di valutare l’estensione dell’applicazione anche ad altre figure professionali.

Leggi l’ipotesi d’accordo

Welfare e flessibilità
L’intesa prevede l’estensione del welfare, che finora ha riguardato solo i dipendenti, ai professionisti e ai collaboratori degli studi. «È una novità su cui ho puntato molto – commenta il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella -. Alla luce delle difficoltà che attraversano i professionisti, e in particolare i giovani, abbiamo inteso agire perseguendo una logica di inclusività universale. I professionisti, a fronte di un aumento di tre euro del contributo alla bilateralità, avranno una copertura che potrà contare su condizioni di assoluto favore perché siglata a livello collettivo».

L’accordo regolamenta e rende fruibile il telelavoro, nonché il congedo parentale a ore, rispondendo all’esigenza di un comparto in cui l’occupazione femminile è nettamente prevalente. Ulteriori interventi in termini di flessibilità potranno essere introdotti con la contrattazione di secondo livello per quanto riguarda orario, modalità e organizzazione dell’attività.

Agevolazioni e contratti
Per favorire l’impiego di determinate categorie di lavoratori, viene introdotto il contratto di reimpiego per chi ha più di cinquant’anni e i disoccupati da almeno dodici mesi, con la possiblità di sottoinquadramento a fronte però di un’assunzione a tempo indeterminato.

Inoltre è stata fissata la percentuale di conferma per gli apprendisti, che dovrà essere pari almeno al 20% per le strutture fino a 50 dipendenti e del 50% per quelle più grandi. È stato anche determinato, per la prima volta nel settore, il rapporto tra numero di lavoratori a tempo indeterminato e determinato. Questi ultimi potranno contare su un diritto di precedenza a fronte di assunzioni stabili.

Le prospettive
Soddisfatti i sindacati di settore. Secondo Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams-Cgil, il rinnovo «rafforza le relazioni sindacali e premia l’impegno di tutte le parti coinvolte a voler dare un impulso positivo al comparto, troppo spesso sottovalutato».

L’aumento del salario, gli incentivi alle assunzioni, il welfare e la stabilizzazione dei collaboratori sono le leve fondamentali dell’intesa dal punto di vista di Brunetto Boco, segretario della Uiltucs, a conferma del «ruolo decisivo delle parti sociali nella crescita del reddito disponibile dei lavoratori, nella consapevolezza che questa è la strada giusta per migliorare le condizioni di lavoro, per far ripartire il potere d’acquisto e per rilanciare i consumi».

«Il risultato raggiunto – ha commentato Pierangelo Raineri, segretario generale Fisascat-Cisl – consente ora di concentrarci sull’evoluzione dei sistemi di tutela e di gestione di figure professionali che operano in uno dei settori del terziario destinato ad assumere un ruolo sempre più determinante per lo sviluppo occupazionale e dalle importanti potenzialità produttive».