Contratto per 8 mila lavoratori: frattura

15/03/2011

Commercio: la Cgil annuncia scioperi e contenziosi se saranno applicate novità peggiorative

CESENA. Aria di tempesta sindacale sul rinnovo del contratto di lavoro del commercio, che in Italia interessa 2 milioni di lavoratori, di cui più di 8 mila nel solo comprensorio cesenate. Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno firmato un accordo separato con Confcommercio.

La Cgil considera disastrosa l`untesa sottoscritta. Tanto da avere già deciso un pacchetto di 4 ore di sciopero (oltre all`adesione a quello generale proclamato per il 6 maggio): il 25 marzo si deciderà quando farle. Ma non è finita qui. Paolo Montalti, segretario della Filcams Cgil cesenate, annuncia che verranno aperti «contenziosi con le aziende che applicheranno le condizioni peggiorative previste rispetto al passato».
Per la verità, in nome dell`unità sindacale e della democrazia nei luoghi di lavoro, la Filcams Cgil (che nel Cesenate rappresenta 1.473 iscritti occupati nel settore del commercio) ha proposto di organizzare assemblee per presentare le ragioni del sì e del no al nuovo contratto e poi fare esprimere con una consultazione tutti i lavoratori. «Con l`impegno – aggiunge Montalti – ad adeguarsi alla decisione della maggioranza». L`invito è però caduto nel vuoto e così la Filcams di Cesena è pronta a dare battaglia, spalleggiata dal segretario generale della Cgil, Lidia Capriotti.
Sono tanti i punti dell`accordo che non piacciono. Sul piano salariale, in tasca ad una commessa a tempo pieno
verranno 1.800 euro in più nell`arco di tre anni. «E meno della metà rispetto ai 4.000 euro di aumento complessivo che fu concordato per il triennio 2008-2010 – attaccano Montalti e Capriotti Chiamarlo aumento è un eufemismo, è uno degli incrementi più bassi mai visti in un rinnovo contrattuale. Una cosa umiliante: per un quarto livello, che oggi fatica a prendere 1.000 euro netti al mese, il primo dei sei scaglioni di aumenti in programma, applicato dall`inizio di quest`anno fino a settembre, vale la miseria di 7 euro in più in busta paga». Ma il risvolto economico non è l`unico
ritenuto inaccettabile. Preoccupa la facoltà data alle aziende di sostituire con pagamenti diretti ai lavoratori in malattia i normali versamenti all`Inps: «Rischia di diventare un elemento di ricattabilità per i dipendenti – segnalano i rappresentanti della Cgil – e di indebolire il sistema pubblico, creando un precedente pericoloso». Oltretutto, i primi tre giorni di malattia saranno pagati al 100 per le prime due assenze fatte ogni anno, poi il salario verrà dimezzato e a partire dalla quinta assenza il malato non prenderà più nulla. I permessi per riduzione dell`orario di lavoro non saranno maturati dai nuovi assunti per i primi due anni di lavoro e solo parzialmente nel terzo e nel quarto: «Questa
norma crea disparità tra lavoratore e lavoratore, obbligando i nuovi assunti a fare più ore a parità di stipendio».
Sotto tiro anche «l`obbligarietà del lavoro domenicale, sancita definitivamente e senza possibilità di contrattare condizioni migliorative attraverso accordi aziendali, come abbiamo fatto finora, per esempio all`Iper Rubicone».
Il periodo di prova, che prevede la licenziabilità senza preavviso e senza motivo, per i livelli medio-bassi salirà da 45 a 60 giornate di lavoro effettivo. «Significa – osserva Montalti – che una commessa, prima di essere assunta, dovrà lavorare per due mesi e mezzo con una spada di Damocle sulla testa. Rischia di diventare un potenziale strumento di ricatto e anche un modo per effettuare assunzioni precarie mascherate, magari in periodi in cui servono rinforzi, come quello natalizio». Beffa finale, la ripartizione dell`onere per il fondo d`assistenza sanitaria integrativa: oggi era interamente a carico delle imprese, mentre dal prossimo 1° giugno i lavoratori dovranno sborsare 1 euro al mese e dal
2010 un altro euro.