Contratto del commercio? Vogliamo un accordo serio»

16/03/2011


Cgil si sfila dall`intesa firmata da tutte le altre sigle
Lodi -DOPO la firma il 26 febbraio da parte di Cisl, Uil e Ugl dell`ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale del commercio, la Cgil – unica sigla finora a far mancare il proprio assenso alla bozza – scende in piazza per spiegare ai lavoratori il perché del proprio diniego. «Saremo il 21 marzo a Codogno, il 22 a Lodi Vecchio e il 24 a Casalpusterlengo nelle nostre sedi – spiega il segretario generale della Cgil di Lodi Domenico Campagnoli – per far conoscere alle migliaia di lavoratori coinvolti nel territorio cosa significhi questo accordo». Il sindacato contesta tra le altre cose l`aumento salariale troppo basso, le troppe deroghe "selvagge", l`applicazione integrale del Collegato lavoro e la differenza tra nuovi e vecchi assunti, con un «rischio concreto di calo di diritti soprattutto per i giovani precari».
«CON QUESTO ACCORDO si torna indietro di anni – rincarano la dose il segretario Mario Santini e Angelo Raimondi della Filcams – e si fa pagare ai lavoratori il prezzo della crisi, mentre il comparto del commercio, anziché mostrare segnali convincenti di ripresa, rimane sostanzialmente bloccato». I dati forniti dal sindacato mostrano infatti un quadro cambiato di poco nel corso dell`ultimo anno. Se nel quarto trimestre del 2010 a Lodi si segnala una variazione congiunturale per il settore dell`artigianato manifatturiero del +3,80%, il 38,7% degli operatori dichiara un volume di affari stabile, mentre il 16% denuncia un calo del fatturato superiore al 5 per cento.

NEL RAFFRONTO tra il 2009 e il 2010 emerge come stabile anche il numero delle aziende totali del settore del commercio al dettaglio, calate di appena 7 unità (dalle 1.886 del 2009 alle 1.879 del2010). I cali più pesanti si registrano tra i venditori al dettaglio di mobili, che passano da 59 a 51, e tra quelli di articoli sportivi, passati in provincia da 32 a 27 nell`arco di 12 mesi. In crescita i punti vendita specializzati in tabacchi, che passano da 77 a 82, e i negozi al dettaglio di computer e software, passati da 7 a 10. Crescono di 3 unità, passando da 25 a 28, anche le imprese di commercio al dettaglio per corrispondenza o via web. «Serve un contratto nazionale in grado di aiutare i lavoratori di questo settore a crescere professionalmente – chiudono i sindacalisti della Cgil -, rispettando al contempo i loro diritti».