Contratto Commercio: Il Sole 24 Ore

22/09/1999

Mercoledì 22 settembre

La flessibilità rilancia gli investimenti anche nelle Pmi

Per i big del commercio più efficienza e nuovi posti

MILANO — I big della distribuzione hanno accolto con interesse il nuovo contratto di lavoro siglato due giorni fa (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). «L’impianto è positivo — sottolinea Renato Viale, presidente dell’associazione Federcom e della centrale acquisti Mdo — con importanti aperture sulla flessibilità, sul part-time e sul lavoro al sabato. La parte economica è ben bilanciata dalle innovazioni di carattere normativo che aprono prospettive nuove per le imprese. Ritengo di particolare interesse le intese sull’apprendistato che consentirà ai giovani, al alto livello di qualificazione, di poter entrare nel contesto lavorativo delle imprese distributive. Insomma si spiana la strada per l’impiego di personale qualificato nelle imprese commerciali».
Il cardine del nuovo contratto, su cui sono accesi i riflettori, è sicuramente l’iniezione di flessibilità nei rapporti di lavoro. Una flessibilità equilibrata e tarata sulle esigenze delle imprese. «È sicuramente un meccanismo auspicabile — sottolinea Igino Sogaro, presidente di Eurocommerce, l’associazione continentale della distribuzione — che apporta sicuri vantaggi sia alle realtà più strutturate ma, e questo è molto importante, anche alle realtà di piccole dimensioni. Ritengo che ci sia ancora della strada da fare in questa direzione, ma si va per il verso giusto. Così l’Italia può recuperare quel divario in termini di organizzazione del lavoro che la separa dai Paesi più avanzati d’Europa».

Commenti soddisfatti anche al quartier generale del gruppo Auchan-Rinascente. «Per quanto riguarda la parte economica del contratto — sottolinea il direttore del personale, Giovanni Mazza — va subito detto che è in linea con gli impegni. Va invece messo in evidenza che questo contratto è particolarmente innovativo in quanto premia le imprese che investono e che creano nuova occupazione. Tre sono i cardini delle innovazioni introdotte: l’intesa consente di sostenere in maniera adeguata l’occupazione, crea una impalcatura di tutela non dirigistica sia per le imprese grandi che per quelle di minori dimensioni e permetterà di migliorare in maniera apprezzabile il servizio alla clientela. Part-time, lavoro interinale, apprendistato, orari sono impostati in maniera tale che le imprese possono impiegare in maniera efficiente le risorse, migliorando così l’offerta commerciale, e rilanciando le occasioni di lavoro. Questo contratto non serve affatto alle imprese che stanno ferme, che non hanno un atteggiamento di
namico nei confronti del mercato».
«È una forte base di partenza — ha sottolineato il presidente di Confcommercio, Sergio Billè — per assicurare alle imprese distributive quel contenuto di novità necessario per poter competere su un mercato come quello italiano, dove si accentuano i rischi, oltre che le opportunità, di una calata dei grandi gruppi commerciali esteri». Il nuovo contratto — ha aggiunto il presidente di Confcommercio — va incontro alle esigenze del consumatore che, grazie alla flessibilità, potrà disporre di manodopera ulteriormente qualificata e a sua disposizione nei periodi di massima propensione all’acquisto». Opportunità particolarmente apprezzate sia dai grandi gruppi sia dalle piccole imprese, in quanto potranno impiegare manodopera in funzione delle concentrazioni degli acquisti da parte della clientela e della effettiva richiesta di servizi, soprattutto nella parte terminale della settimana.
Secondo Billè il modello contrattuale messo a punto nel commercio potrebbe dunque essere un «buon viatico» anche per altri settori. «Il sindacato — ha detto il presidente di Confcommercio — deve vincere il dilemma interno che vede posizioni diversificate sulla flessibilità, che era assolutamente necessaria in un contratto come quello del commercio, che ha di fronte una domanda non sempre omogenea e con cicli particolari».

Moderata soddisfazione ma nel contempo prudenza e cautela vengono espressi dall’Ugl-terziario in merito al nuovo contratto di categoria. «L’introduzione normativa di alcuni istituti di nuova concezione — sottolineano all’Ugl — quali il lavoro ripartito e le modalità di attuazione di quello interinale, costituiscono una concreta dimostrazione della volontà evolutiva in termini di adeguamento delle regole alle richieste del mercato del lavoro. Ma solo nella successiva fase applicativa della gestione contrattuale sarà possibile determinarne l’effettiva efficacia».

Vincenzo Chierchia