Contratto commercio, oggi la stretta finale

09/05/2001
La Stampa web




 


Mercoledì 9 Maggio 2001

Intesa anche per i 30 mila «vigilantes». Cofferati boccia le intese «regionali» proposte da Berlusconi
Contratto commercio, oggi la stretta finale
Proposto un allungamento a tre anni e mezzo milione di «una tantum»

ROMA

Giornata decisiva, quella di oggi, per il rinnovo del contratto del commercio settore che raggruppa 1 milione e mezzo di occupati. Dopo la ripresa degli incontri avvenuta lunedì, che faceva seguito allo sciopero nazionale di categoria proclamato a ridosso di Pasqua, questa mattina è arrivato il momento della verità. Il confronto nelle scorse settimane si era interrotto sui soldi: a fronte di una richiesta dei sindacati di categoria di circa 115 mila lire la Confcommercio aveva risposto con una disponibilità per 70 mila lire. Di qui la rottura. Ora il clima si sarebbe rasserenato e le parti si sarebbero impegnate per portare a termine positivamente il confronto. Diverse le novità che sarebbero emerse al tavolo negoziale: la più importante riguarda la proposta di Confcommercio di allungare di un anno il periodo di vigenza del nuovo contratto (che quindi dovrebbe durare tre anni anzichè due e venire esteso a tutto il 2003), a questo si aggiungerebbe poi la definizione della «una tantum» accanto alla rivalutazione anno per anno della busta paga. In dettaglio: 50 mila lire di aumento in busta per il 2002 e altrettante per il 2003, mentre per quest’anno ci dovrebbe essere una «una tantum» compensativa di circa 500 mila lire.
Ieri sera si è chiuso anche un altro capitolo, con la sigla dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto dei dipendenti degli istituti di vigilanza privati, che riguardano circa 30 mila lavoratori: l’intesa prevede un aumento salariale a regime di 158 mila lire medie oltre ad una «una tantum» di 700 mila.
Intanto dalla Cgil arriva un secco «no» alle proposte di natura sindacale contenute nel programma della Casa delle libertà e soprattutto all’intenzione di seguire la strada dei contratti regionali. «Il contratto nazionale ha una funzione insostituibile», afferma il segretario generale Sergio Cofferati ed aggiunge che il rinnovo del contratto nazionale della sanità è una risposta precisa a chi, come Confindustria e Polo delle libertà, sostiene ipotesi destinate a mettere in discussione la riforma della sanità e a prefigurare accordi regionali. «In questo caso – osserva – il contratto nazionale ha sconfitto contemporaneamente Confindustria e governatori del centro destra che non volevano il contratto nazionale, ma contratti regionali». Per importanti settori dell’area pubblica (scuola, sanità, assistenza ecc.) i contratti regionali determinerebbero condizioni assurde con un sistema di protezioni e di diritti diseguali tra i lavoratori. Sullo stesso tasto insiste il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, peraltro in rotta di collisione con la Cgil sul nodo dei contratti a termine. «I contratti nazionali – sostiene Pezzotta – vanno chiusi al più presto. Il crearsi di una situazione di conflittualità fisiologica crea una tensione che rischia di far saltare l’impianto della politica dei redditi. Questo pericolo va assolutamente scongiurato». Spetta soprattutto alle controparti dare un’accelerata, è impensabile – spiega Pezzotta – che trattative in settori di grande rilievo, ad esempio quello metalmeccanico, si consumino in base a rituali e liturgie dai tempi impossibili. E qui ricorda di aver chiesto da un anno e mezzo un tavolo di concertazione a tutto campo, che le forze politiche scoprono soltanto ora in campagna elettorale. Ma pone una condizione irrinunciabile: «Non possiamo accettare che si parli di pensioni senza legare tale partita ai temi dello sviluppo. La verifica sui conti della previdenza non può essere effettuata senza assumere valide iniziative per l’emersione del lavoro nero e la crescita dell’occupazione». Infine a Cofferati, che boccia l’intesa separata con Confindustria, il leader della Cisl replica: «Per noi la partita sui contratti a termine è chiusa. Bisogna puntare su una maggiore flessibilità».
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