Contratto ai temporanei

05/12/2005
    1 dicembre 2005 – ANNO XLIII N.48

      Pagina – Economia

      LAVORO IN AFFITTO – UNA PROPOSTA CHE RIVOLUZIONEREBBE IL SETTORE

      Contratto ai temporanei


        di Daniela Fabbri

          Per gli interinali le condizioni economiche cambiano da azienda ad azienda. Così c’è chi ipotizza un accordo nazionale


            Che lavoro fai? «L’interinale…».
            Quella che fino a qualche tempo fa sembrava una battuta oggi è una realtà per una quota piccola (circa lo 0,6 per cento della popolazione attiva) ma crescente di lavoratori.
            Persone che si trovano in questa situazione per un periodo spesso lungo, con tutte le conseguenze in fatto di insicurezza e di difficoltà a progettare la vita. Ma una forma di insicurezza la stanno vivendo anche le agenzie per il lavoro: speravano nella Legge Biagi per far crescere i loro fatturati e si trovano oggi con un mercato che stenta a riprendere. Insomma, tutti sentono l’esigenza di cercare nuove strade.

            Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad, multinazionale olandese fra i cinque maggiori operatori del settore in Italia, ha avuto un’idea. Racconta: «Sono partito dalle domande dei lavoratori sul perché, pur facendo lo stesso lavoro, il loro stipendio cambiasse a seconda delle aziende in cui venivano occupati. Il motivo è che oggi il lavoratore interinale è pagato a seconda del contratto in vigore nell’impresa che lo utilizza e questo non consente a noi, che siamo di fatto il datore di lavoro, di dargli una certezza almeno sul piano del ritorno economico». Pertanto secondo Ceresa «bisognerebbe ragionare sull’ipotesi di un contratto di lavoro per gli interinali».

              La proposta è destinata a scatenare polemiche. In Italia, infatti, il lavoro interinale è considerato da molti il principale responsabile della precarietà: un contratto per i temporanei potrebbe essere interpretato come ulteriore elemento di insicurezza. «Invece i nostri veri concorrenti» ribatte Ceresa «sono gli appalti illeciti di servizi e il lavoro nero. Ora abbiamo costi enormi perché gestiamo oltre 250 contratti diversi. Con un costo orario più interessante potremmo essere più competitivi rispetto a questi fenomeni e dare più garanzie ai lavoratori».

                Per non parlare della trasparenza: «Sapere quanto costa un interinale ci permetterebbe anche di combattere le zone grigie che esistono anche nella nostra categoria, dove ci sono operatori che applicano una politica eccessiva di riduzione dei prezzi, che alla lunga penalizza i lavoratori».
                Ceresa sa che la strada sarà lunga: «Penso però sia opportuno iniziare a parlarne. In questi anni ci siamo concentrati tutti sui risultati a breve, ci siamo fatti una concorrenza spietata. Ma adesso il gioco si fa difficile e se non troviamo una strada diversa l’interinale in Italia non sarà più economicamente interessante per nessuno».