Contratti, una nuova stagione di lotte

21/05/2004


  economia e lavoro


venerdì 21 maggio 2004

Dure vertenze per i rinnovi. Tre milioni di statali, 1,8 milioni di dipendenti del commercio attendono una risposta chiara
Contratti, una nuova stagione di lotte
Oggi si ferma il pubblico impiego. E il governo chiede di schedare chi sciopera
Giampiero Rossi

MILANO Oggi saranno i tre milioni di lavoratori del pubblico impiego a farsi sentire, con l’ottavo sciopero per il contratto e una grande manifestazionea Roma. Tra poche settimane toccherà agli operai di Mirafiori, affiancati dalle forze politiche e istituzionali (gonfalone della città di Torino compreso) scendere in piazza, per la primavolta a pochi giorni dal voto. E con le troppe vertenze contrattuali ancora aperte appare ormai evidente che in questa campagna elettorale le voci “lavoro”, “contratto” e “diritti”avranno un peso determinante.

Sindacati e organizzazioni imprenditoriali dell’edilizia (che interessaoltre un milione e 200.000 lavoratori) hanno chiuso soltanto ieri una trattativa per il contratto trascinata per cinque mesi oltre la scadenza naturale. Perché anche un settore che va a gonfie vele ha scelto di fare orecchieda mercante di fronte a una richiesta di adeguamento salariale e un minimo di accorgimenti normativi per un mercato dove trionfano il sommersoe le morti bianche.

Ed è clamorosa e paradossale anche la vicenda che riguarda quasi un milione e 800.000 addetti del commercio: il loro contratto nazionale di lavoro è scaduto addirittura nel dicembre del 2002, cioè 17 mesi fa. Eppure ancora non si vedel’approdo della trattativa aperta da sindacati e associazioni di categoria. Si dispera che possa concludersi prima della pausa estiva e per questo, per sabato 19 giugno, le organizzazioni sindacali confederali hanno proclamato un nuovo sciopero e una manifestazione nazionale a Roma. Saranno decisivi i prossimi 15 giorni, poi, per il contratto del legno (scaduto da 6 mesi) e quello della gommaplastica,in ritardo di quasi 7 mesi.

I tessili sono arrivati al traguardodopo grande fatica e pazienza (che significa mesi con una busta paga al di sotto del costo della vita), mentre resta complicatissima la situazionedel pubblico impiego.
Tre milioni di dipendenti pubblici – un pezzo importante di Italia – sono oggi in sciopero:dipendenti statali, lavoratori dellascuola, della sanità, degli enti locali,delle agenzie fiscali, dell’università edella ricerca. Sciopero nazionale, dunque,con manifestazione a Roma: ununico corteo da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni dove, intorno alle ore 12, parleranno i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.

Uno sciopero confermato nonostante la convocazione dei sindacati, da parte del governo, per il 3 giugno,anche perché l’offerta è ancora distante anni luce dalle richieste dei lavoratori. «Contro l’indifferenza del governo – ribadisce una nota unitaria dei sindacati confederali – contro l’attacco al contratto nazionale, contro le privatizzazioni e il depotenziamento dei servizi pubblici a scapito dei diritti dei cittadini, per il diritto al rinnovo contrattuale, per una politica salariale che tuteli il potere d’acquisto delle retribuzioni e riconosca la professionalità ai lavoratori, per la valorizzazionedel lavoro pubblico e per la qualificazionedei servizi». Ma la vertenza delpubblico impiego e la manifestazionedi oggi, in realtà, si estendono anche alla previdenza complementare, alla privatizzazione dei servizi pubblici, allo status giuridico dei dipendenti. «È una questione di democrazia – ricorda sin dall’inizio di questa eterna vertenza il segretario generale della FunzionePubblica Cgil, Carlo Podda – perché l’attacco al sistema pubblico, peraltro sostenuto anche da altri provvedimenti di questo governo, colpisce non solo i lavoratori, ma anche i servizi, i diritti stessi dei cittadini». E pensare che, negli ultimi giorni, in qualche ufficio pubblico (come per esempiola Asl numero 1 di Massa e Carrara) c’è stato qualche solerte dirigente che ha pensato di sottoporre ai propri dipendenti una scheda «come da richiesta dalla presidenza del Consiglio» incui dovrebbero dichiarare la propria adesione allo sciopero.In piena campagna elettorale,dunque, all’ombra degli ossessionanti faccioni 6×3 attraverso i quali il Cavaliere racconta agli italiani la favola deirisultati raggiunti sotto la sua guida, una consistente quota di cittadini elettori è costretta a scendere in piazzaper il rispetto delle regole fondamentali del diritto del lavoro. «Credo chefra i temi della campagna elettorale sarebbe utile non dimenticarsi che milioni di lavoratoti sono in attesa dei contratti, ai quali gli imprenditori debbono dare risposte – commenta Carla Cantone, segretaria confederaledella Cgil – ma anche la politica deve sentirsi chiamata in causa affinché si possa dire all’Europa che in Italia si tutela almeno una parte di redditi, cioè i salari, mentre il governo ha cancellato la politica dei redditi».