Contratti triennali alle porte

08/11/2007
    giovedì 8 novembre 2007

      Pagina 9 – CAPITALE & LAVORO

      Contratti triennali alle porte

        Il confronto Sulla revisione del modello del ’93, Epifani però prende tempo e chiede la mediazione del governo. Bonanni: «La regia spetta a noi, Confindustria ci convochi»

          Sara Farolfi

          Roma «Nulla può restare come prima, a noi il compito di cambiare il sindacato per cambiare il paese». Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl, è decisamente a suo agio nella parte del padrone di casa. La chiarezza di eloquio non gli ha mai fatto difetto, l’uso di frasi ad effetto neppure. Persino nel merito, la retorica utilizzata dà perfettamente conto di ciò che si prepara in casa Cisl. Nessuna rivoluzione, l’approdo piuttosto a quel modello di sindacato dei servizi – più attento alla "persona" che al "lavoratore" – da tempo vagheggiato.

          Sono dunque maturi, anche per la Cgil, i tempi per la revisione del modello del ’93? Domanda ineludibile, ieri al centro della giornata conclusiva della Conferenza d’organizzazione Cisl. Di ritorno alla triennalizzazione dei contratti, nessuno esplicitamente parla, ma è questo uno dei punti di approdo. «Una verifica è necessaria» dice il segretario generale Cgil, Guglielmo Epifani. Preferisce iniziare, Epifani, dai punti in comune con le altre due organizzazioni. Ed elenca, nell’ordine, le prime questioni: la semplificazione nel numero di contratti nazionali, la certezza del rinnovo che non può attendere come accade oggi anni e anni, e l’inflazione che comunque, dice, «è un problema già risolto, tutti i contratti ormai prendendo a riferimento l’inflazione attesa e non quella programmata». Poi arriva al dunque: «Per la Cgil, il rafforzamento del secondo livello di contrattazione, non è un problema». A condizione però, chiarisce, «che il contratto nazionale mantenga il valore di solidarietà che lo contraddistingue». Poi, «il problema dei problemi»: «Il valore del modello del 23 luglio è stato quello di essere un modello veramente unitario, valido per tutti i lavoratori, a questo non intendo rinunciare».

          Di tutt’altro tenore, le parole usate, prima, dal segretario generale Uil, Luigi Angeletti, e da Bonanni poi. Più alle prese, i due, con la voglia di dare il colpo finale a «miti» o «ideologie» novecentesche. «Perchè l’uguaglianza, o la mitologia dell’uguaglianza, deve soverchiare principi quali il merito e la produttività?», domanda Angeletti. E Bonanni ancora più esplicito: «Il problema principale è il reddito, ma quando diciamo "più salario", non si può pensare che sia, come diceva Totò, "salario a prescindere"». Ancora Bonanni: «Guglielmo diceva che il contratto nazionale deve servire a rifarsi dell’inflazione per tutti e questo lo pensiamo anche noi, tutto il resto va fatto con la contrattazione aziendale e territoriale».

          E’ sembrato dunque il tentativo di prendere tempo, quell’invito di Epifani al governo, «perchè convochi al tavolo tutte le parti sociali». E infatti, replica Bonanni, «sul piano formale la proposta non fa una grinza, ma devono essere le parti sociali a dirigere le danze»: «Vogliamo subito una convocazione di Confindustria». Immediata la risposta – positiva naturalmente – di Confindustria. Come anche quella del ministro Damiano: «Sostengo da anni il ritorno alla cadenza triennale, il modello del ’93 ha svolto un ruolo fondamentale, ma ora occorre una manutenzione».

          Sulla nuova fase unitaria, inaugurata dall’accordo del 23 luglio scorso, tutti pongono l’accento. Una fase che parte dalla questione salariale, il problema del «reddito», e che guarda al fisco come prima leva su cui agire. Il 24 novembre i delegati sindacali riuniti in assemblea a Milano (quella che originariamente doveva essere la manifestazione dei tre sindacati per chiedere la riduzione delle tasse sul lavoro dipendente) di tutto questo parleranno. Sarà quello anche il primo appuntamento, ha sottolineato Bonanni, unitario per aprire la discussione sulla riforma del modello contrattuale. Anche se, ha chiarito Epifani, prima di ogni discussione, vanno rinnovati i contratti aperti e approvato il ddl welfare.

          Infine la questione della democrazia sindacale. Su cui si riconfermano le già note differenze, rese ancora più esplicite dal parlare franco, per usare un eufemismo, di Bonanni. «Caro Guglielmo, mi sono convinto che la questione della democrazia, del coinvolgimento di tutti, è un punto importante. Ma sottoporsi al giudizio degli avversari, di chi è contrario, questo il sindacato non può farlo, è puro masochismo».