Contratti, svolta verso la flessibilità

13/06/2002





Occupazione – Oggi primo disco verde in commissione al Senato sulle nuove forme d’impiego contenute nella delega
Contratti, svolta verso la flessibilità
Si scommette sul lavoro a chiamata per i giovani disoccupati e gli over 45 – Sarà riscritta la normativa sui collaboratori

Lina Palmerini

ROMA – Primo sì per i contratti a chiamata, il lavoro coordinato e continuativo, l’occasionale e l’accessorio, il job sharing. La batteria delle nuove tipologie contrattuali scritta nell’articolo 8 della delega-lavoro, avrà oggi il primo via libera del Senato. Ieri la commissione Lavoro di Palazzo Madama ha votato tutti gli emendamenti mentre oggi ci sarà l’approvazione finale della norma. E oggi, in mattinata, l’Aula del Senato voterà lo stralcio dei quattro articoli del Ddl-delega: le modifiche dell’articolo 18, la riforma degli ammortizzatori e degli incentivi per l’occupazione, l’arbitrato traslocheranno in un altro provvedimento di delega, come stabilito dall’accordo tra Governo, Cisl e Uil per la ripresa del negoziato. Per il centro-sinistra sarà una nuova occasione di divisione visto che in Assemblea, sullo stralcio, si profilano gli stessi orientamenti già espressi in commissione: voto contrario dei Ds, astensione della Margherita. Anche sui nuovi contratti il Governo eserciterà una delega: nel provvedimento, dunque, le normative sono appena tracciate. Sul lavoro a chiamata, per esempio, che è una delle nuove formule contrattuali adottate dal Governo, è previsto il riconoscimento di un’indennità a favore del lavoratore che garantisca nei confronti dell’impresa la propria disponibilità allo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente. Saranno i contratti collettivi e, in via provvisoria il decreto, a individuare le prestazioni oggetto del contratto a chiamata. La novità, al di là dell’esordio di questa formula nella nostra legislazione, è nella sperimentazione che ha in mente il Governo per i disoccupati fino a 25 anni e per gli over 45 anni espulsi dal ciclo produttivo o iscritti alle liste di mobilità e di collocamento. Si vuole usare, infatti, il contratto a chiamata anche come una delle strade per l’ingresso o il reingresso dei disoccupati. Quello che resta vago è l’aspetto della obbligatorietà. Nel testo della delega si parla di «eventuale» non obbligatorietà del prestatore di rispondere alla chiamata, «non avendo quindi titolo a percepire l’indennità ma solo una retribuzione proporzionale al lavoro effettivamente svolto». Oltre a un debutto c’è anche un secondo tentativo. Se per il lavoro a chiamata è un vero e proprio esordio, per le collaborazioni coordinate e continuative si tratta di un secondo tentativo di legge. Ci provò già nella scorsa legislatura il centro-sinistra ma senza alcun esito. Ora il Governo Berlusconi ci riprova ma poco si riesce a capire di quelle che saranno le nuove tutele per i collaboratori. Manca infatti l’aspetto cruciale, cioè l’ambito di applicazione delle nuove regole mentre si prevede la fissazione dei criteri temporali, di durata della prestazione e quelli economici per la definizione del corrispettivo. Sull’aspetto delle tutele, invece, sono passati due emendamenti dell’opposizione. Il primo riguarda l’obbligatorietà della forma scritta per i contratti, il secondo, invece, tratteggia le tutele appena accennate dalla delega. «C’è un esplicito riferimento alla sicurezza sul lavoro, all’infortunio, malattia, maternità», spiega Antonio Montagnino, senatore della Margherita. Arriveranno, poi, prime regole anche per il job sharing: ossia un contratto "diviso" da due lavoratori su una stessa fascia oraria. Qualche novità anche sul lavoro dei disabili: potranno essere assunti con contratto a tempo determinato ma, come ha stabilito un emendamento del centro-sinistra passato ieri, per soddisfare le quote obbligatorie il calcolo verrà fatto «pro rata temporis». Si amplia anche il raggio d’azione del lavoro temporaneo: l’interinale sarà infatti esteso completamente anche al settore agricolo. Con questo pacchetto di nuovi contratti il Governo punta a rafforzare la legge Treu (che, però, non era una delega) anche se per l’attuazione si dovrà aspettare almeno l’autunno. Il provvedimento, dopo il sì dell’Aula del Senato, dovrà essere votato alla Camera e poi passare al ministero del Welfare per il varo dei decreti attuativi.

Giovedí 13 Giugno 2002