Contratti, sindacati uniti contro l´inflazione all´1,4%

02/09/2002





(Del 2/9/2002 Sezione: Economia Pag. 10)
DOMANI COMINCIA LA TRATTATIVA CON IL GOVERNO PER I 280 MILA DIPENDENTI DEI MINISTERI
Contratti, sindacati uniti contro l´inflazione all´1,4%
Parte la stagione della Finanziaria, oggi le cifre sull´andamento del deficit

Finite le ferie parte un settembre decisivo in cui il governo dovrà redigere la Finanziaria e affrontare il nodo dei rinnovi contrattuali. Le prime scadenze sono già per oggi, con la diffusione del dato sul fabbisogno pubblico, e per domani, con l´incontro coi sindacati dei dipendenti ministeriali. La Cgil continua a mostrarsi poco disponibile mentre la Cisl e la Uil, pur firmatarie del «patto per l´Italia», avanzano obiezioni sul concetto di inflazione programmata: per il ministro della Funzione pubblica Franco Frattini, gli accordi del 1993 prevedono che i contratti si facciano su un tasso deciso a tavolino e che poi ci siano eventuali conguagli nel biennio successivo in caso di sforamento («se adesso non ci riferiamo all´1,4% programmato saltano 10 anni di contrattazione») mentre per i sindacati «quell´accordo riguardava l´inflazione importata, invece il fenomeno di questi mesi è tutto interno», perciò l´adeguamento va fatto subito e non fra due anni. La questione non riguarda solo i circa 280 mila lavoratori ministeriali, perché poi sulle stesse basi si tratterà per gli altri 3 milioni circa di dipendenti pubblici e questi contratti faranno a loro volta da base concettuale per i lavoratori del settore privato. Oggi le cifre su cui ragionare, in vista dei contratti e della prossima Finanziaria, saranno rese più chiare dalla diffusione del dato sul fabbisogno pubblico del mese di agosto. Negli ultimi mesi c´è stato un progressivo peggioramento dei saldi mensili del settore statale; a luglio sono mancati all´appello 2,5 miliardi di euro e questo ha portato il fabbisogno cumulativo oltre i 31 miliardi nei primi sette mesi dell’anno a fronte dei 24 miliardi nello stesso periodo del 2001. Il Sole-24 Ore ha stimato che per centrare il deficit dello 0,8% del prodotto lordo sul quale ci siamo accordati con l´Ue potrebbe essere necessario rastrellare con la «manovra» d´autunno 30 miliardi di euro, cioè 60 mila miliardi di lire. Non è che il governo abbia sbagliato i calcoli, ci sono grandezze come la crescita economica che non si possono prevedere perché dipendono anche da fattori internazionali. Il Dpef contava su un deficit 2003 a 21,7 miliardi con una crescita del pil del 2,7% nel 2003. Ma secondo le ultime stime l´incremento del prodotto lordo sarà limitato al 2,3-2,5%. Questo ridurrà le entrate fiscali (meno reddito, meno tasse) e farà aumentare il deficit, mentre c´è pure da finanziare il calo delle tasse da 7,5 miliardi a favore dei meno abbienti, definito dal governo con il «patto per l´Italia» firmato con Cisl e Uil. In vista dell´incontro di domani sui contratti, il segretario generale della Cisl-Fcs (funzione pubblica) Rino Tarelli ha detto che il suo sindacato proporrà una «formula di salvaguardia» dall’inflazione programmata, perché «siamo per il rispetto dell’accordo di febbraio sul pubblico impiego» (una pre-intesa promossa da Gianfranco Fini su un +5,56% fra aumenti di stipendio 2002-2003 e recupero del biennio precedente) «ma il tasso di inflazione programmata è completamente infondato. Non si possono mortificare i salari. Il governo non può usare il pugno di ferro sui salari e il guanto di velluto sui prezzi». Così ecco la proposta: «Chiederemo di stabilire una quota di scostamento oltre la quale si deve anticipare ad anno il rimborso ai lavoratori. Fermo restando uno 0,5 per cento di scostamento che va a saldo biennale, il resto deve essere compensato annualmente». Tarelli ricorda che «questo è già stato fatto due anni fa dal governo Amato». La richiesta di una clausola di salvaguardia arriva anche dal segretario confederale della Uil Antonio Foccillo, che addebita al governo di tirare troppo in lungo la chiusura dei contratti. «Abbiamo già concluso a febbraio, con Fini, un accordo nel quale erano indicati gli incrementi economici – sottolinea Foccillo -. Lo ribadiremo al tavolo delle trattative, ma visto che sono passati 8 mesi dalla scadenza naturale del 31 dicembre 2001, chiederò di mettere una clausola per cui se l’inflazione programmata cambia, scatta un adeguamento nel settore pubblico dal primo gennaio 2002. Se il governo avesse avviato prima la trattativa non saremmo in questa diatriba».

Luigi Grassia