Contratti, sindacati più vicini sulla riforma

15/09/2005
    giovedì 15 settembre 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 19

    POLITICA DEI REDDITI

      Contratti, sindacati più vicini sulla riforma

        Epifani vince la battaglia congressuale nella Cgil e apre a Cisl e Uil Superate le divisioni interne restano lontane le possibilità di una trattativa con il Governo I tre leader sindacali.

        MASSIMO MASCINI

        È più che probabile che Cgil, Cisl e Uil riescano a trovare nel giro di qualche settimana un accordo interno sul modello contrattuale da presentare a Governo e imprenditori. Le distanze sembravano molto ampie, ma nelle ultime settimane la posizione delle tre confederazioni è notevolmente cambiata. Più difficile, molto più difficile invece un’intesa in tempi brevi con Governo e imprenditori. Se tutto va bene se ne riparlerà l’anno prossimo, comunque con il prossimo Esecutivo.

        Dietro questa svolta nelle relazioni tra le tre confederazioni ci sono convenienze sia della Cgil che della Cisl. Per comprenderle bisogna ricordare che Savino Pezzotta, chiudendo in luglio il congresso della sua organizzazione, aveva indicato una data limite per un’intesa, il 15 settembre. Dopo, aveva minacciato, se la Cgil non sarà disponibile, «andremo da soli dai lavoratori a proporre la nostra ricetta » .
        Una frase ardita, perché i tempi potevano a quella data non essere ancora maturi e l’ultimatum poteva rivelarsi un boomerang. Anche perché l’accordo può essere solo unitario e non si può partire senza la Cgil. Da qui la necessità di Pezzotta di raggiungere un accordo e il suo ottimismo, al di là dei problemi di merito ancora in piedi.

        Ma anche a Guglielmo Epifani conviene un accordo per uscire dall’angolo nel quale lo ha costretto la pressione della Cisl. Perché la Cgil non può sempre essere l’ultima, quando tutti gli altri vanno verso un accordo. E del resto la strategia della Cgil è diretta ora a un’unità di intenti e di azioni con Cisl e Uil.

        Ma la disponibilità del segretario generale della Cgil si spiega anche perché nei fatti ha già vinto la battaglia dentro la confederazione in vista del congresso confederale di marzo 2006. È infatti ormai certo che ci sarà una sola tesi, e questo allontana lo spettro di divisioni e contrapposizioni. Gianni Rinaldini, leader della Fiom, ha presentato una tesi alternativa proprio sul tema della struttura contrattuale, ma si tratta di un’opzione alternativa all’interno di uno schema accettato da tutta la confederazione.

        Una discussione anche aspra nella Cgil sui temi contrattuali non impensierisce quindi più il segretario, che anzi potrebbe rafforzarsi, considerando che la sua proposta non può non prevalere. Del resto, la sinistra della Cgil è adesso spezzettata in tre piccoli tronconi e il più consistente è suo alleato. Bruno Trentin nel 1993 dovette vedersela con « Essere sindacato » , la forte corrente di Fausto Bertinotti, mentre la Cgil di Epifani è unita. È quindi più che possibile che le prospettive favorevoli manifestate non cadano e si giunga a un accordo all’interno del sindacato. Esistono differenze di non poco rilievo, sul meccanismo salariale da applicare per distribuire una parte della crescita della produttività e sul tema della rappresentanza, ma si tratta di problemi tecnici, che, in presenza di una precisa volontà politica, possono essere velocemente superati. Per quanto attiene al salario ha forza il precedente dei chimici. Il loro contratto prevede che sia la contrattazione a decidere la crescita delle retribuzioni, ma anche un premio per i casi in cui non ci sia stata contrattazione aziendale o territoriale. E un’intesa è possibile anche per la rappresentanza, come hanno dimostrato i metalmeccanici all’avvio della loro trattativa contrattuale.

        Molto più difficile invece giungere a un accordo con Governo e imprenditori. Questi ultimi non hanno ancora una loro proposta e sembrano scettici sulla possibilità di accettare un sistema molto diverso da quello del 1993, che in pratica consente la contrattazione aziendale solo dove il sindacato è più forte. Ma soprattutto, è difficile che il sindacato possa decidere di fare con questo Esecutivo un accordo di carattere così generale. Per motivi strettamente politici, per non dare corda a un Governo che li ha sempre combattuti, e per motivi tecnici, perché questo Governo non ha nulla da dare in cambio, ha margini di manovra troppo stretti per una trattativa conclusiva.

        Gli accordi importanti si fanno con Governi forti. Nel 1993 il sindacato fece l’accordo con Carlo Azeglio Ciampi, non con Giuliano Amato, non perché quest’ultimo non potesse confezionare una buona intesa, ma perché il suo Governo era indebolito da Tangentopoli. Con il prossimo Governo sarà diverso, non ci sarà nulla da distribuire, ma comunque sarà impostata una nuova politica economica, tutta diversa dal passato, e in quest’ambito il sindacato potrà trovare le sue convenienze a un accordo.

        E poi ci sono problemi di tempo: anche se si trova un accordo a metà ottobre, si dovranno consultare i lavoratori.
        Passerà almeno un altro mese e dopo sarà imminente il congresso della Cgil. Passato questo si sarà ormai alla vigilia delle elezioni e tutto si fermerà. Il problema a questo punto è solo il contratto dei metalmeccanici.

        Sarà la Fiom a dover decidere. O accetterà una soluzione che preveda uno scambio con la Federmeccanica o dovrà comunque trovare una soluzione che consenta di aspettare tempi più lunghi, o una dilazione dei tempi di scadenza o un accordo ponte in attesa del nuovo sistema.