Contratti, sì di Maroni alla proposta Pezzotta

15/07/2002

14 luglio 2002



Contratti, sì di Maroni alla proposta Pezzotta

Il ministro: va nella direzione indicata dal governo. D’Amato (Confindustria): è un’idea condivisibile

      ROMA – Sì alla riforma del modello contrattuale, no ad aumenti delle retribuzioni superiori all’inflazione programmata indicata dal governo nel Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria). Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, risponde così al leader della Cisl, Savino Pezzotta, che, nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera , propone di aprire una trattativa tra sindacati e Confindustria sulla riforma delle regole per il rinnovo dei contratti. Sulla necessità di affrontare il tema sono d’accordo anche la Cgil e la Uil, che però avanzano le loro condizioni e i loro distinguo. La proposta di Pezzotta, dice Maroni, «rappresenta una grossa novità che noi apprezziamo e che auspichiamo si realizzi» perché «accoglie ciò che abbiamo scritto nel Libro bianco». Ovviamente, precisa il ministro, «l’esecutivo sta fuori da questo negoziato, come dice il segretario della Cisl, perché non è materia di sua competenza». Anche il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, approva («è una proposta condivisibile») e apprezza soprattutto l’intenzione di valorizzare il contratto territoriale o aziendale rispetto a quello nazionale. Maroni, invece, critica la posizione di Pezzotta sulle politiche salariali. Il segretario ha annunciato che la Cisl chiederà aumenti di retribuzione superiori ai tassi d’inflazione indicati nel Dpef perché questi sono troppo bassi. «L’inflazione per il 2003 all’1,4% – dice il ministro – non rappresenta un livello basso, ma un obiettivo al quale tendiamo. Poi vedremo. Ma non si può iniziare a parlare già di livelli superiori».
      Disco verde alla proposta di Pezzotta anche dalla Uil. Dice il segretario generale Luigi Angeletti: «Se ci propongono di aprire un confronto sul sistema di contrattazione noi ci andremo e faremo le nostre proposte». Secondo il numero due della Uil, Adriano Musi, la cosa più urgente è però che i lavoratori recuperino salario: «L’1,4% indicato dal governo non garantisce il potere d’acquisto» perché l’inflazione reale nel 2003 sarà più alta. La Cgil pone pesanti condizioni per la trattativa e avverte che le sue proposte sono diverse da quelle della Cisl (vedi intervista con Epifani).
      Pezzotta con la sua proposta tenta di dare una risposta alla già annunciata offensiva salariale della Cgil dopo che Cisl e Uil hanno firmato il «Patto per l’Italia» col governo Berlusconi. Non a caso annuncia che le retribuzioni devono recuperare terreno e che il contratto decentrato va esteso a tutti i lavoratori (oggi si fa solo nel 30% delle aziende). Ma in cambio offre alla Confindustria una riduzione del peso del contratto nazionale e quindi una più forte differenziazione dei salari sul territorio. La Uil non è molto distante da questa impostazione mentre la Cgil non arretra di un centimetro sul contratto nazionale. La Confindustria, su questo, è stata sempre divisa tra aziende che preferiscono il modello attuale (che spesso si riduce al solo contratto nazionale) e altre che vorrebbero dare più importanza al contratto decentrato. Soddisfatto per il «Patto per l’Italia», il presidente Antonio D’Amato, ieri ha auspicato che le parti continuino «a percorrere la strada delle riforme» e in questo senso ha giudicato «condivisibile» l’iniziativa di Pezzotta.
Enr. Ma.