Contratti, sette giorni di riflessione

13/04/2001
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Venerdì 13 Aprile 2001

D’Amato apre: pronti a sederci al tavolo. La Cgil replica: da noi nessun diktat
Contratti, sette giorni di riflessione
L’incontro fra le parti sociali slitta al 20 aprile
Roberto Giovannini
ROMA Appuntamento al 20 aprile. Come previsto, è saltato l’incontro programmato per il pomeriggio di ieri in cui le 16 organizzazioni imprenditoriali e sindacali avrebbero dovuto all’unanimità (Cgil esclusa) siglare l’«avviso comune» sulla direttiva europea sui contratti a termine. Ieri Confindustria ha dovuto accogliere la richiesta di far slittare l’incontro di qualche giorno, pur ribadendo (in sintonia con la Cisl di Savino Pezzotta) che non si faranno «passi indietro» rispetto alle ipotesi di accordo già concordate tra le 16 sigle. Ma la Confcommercio, con una nota, ribadisce che firmerà l’avviso comune solo se lo faranno tutti. Insomma, l’incontro di venerdì 20 non sarà affatto rituale.
È una sfida a scacchi quella giocata sui contratti a termine tra Cgil e Confindustria. Il primo match se l’è nettamente aggiudicato ai primi di marzo l’organizzazione degli industriali, isolando il sindacato di Cofferati e costruendo un’alleanza con Cisl e Uil che è giunta a un passo dalla firma dell’«avviso comune» per il governo. La seconda partita, consumata mercoledì, ha visto vincitore il segretario generale della Cgil, che è riuscito a bloccare D’Amato a un passo dal trionfo, e a tornare al tavolo delle trattative. Sullo sfondo, le altre organizzazioni sociali, a cominciare dalla Confcommercio, in cerca di un ruolo oggi molto offuscato.
La dettagliata bozza già concordata da Cisl, Uil e Confindustria contiene tre novità: la prima è che la proroga dei contratti a termine «è ammessa una sola volta» e «solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni»; si stabilisce poi che «la individuazione dei limiti quantitativi di utilizzazione dei contratti a termine è affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro» e che «sono in ogni caso esenti da limitazioni quantitative» i contratti in vigore. Nessun richiamo invece alla contrattazione collettiva – come insiste nel chiedere la Cgil – per la specificazione delle causali che permettono il ricorso ai contratti a termine. La questione principale che aveva portato Cofferati ad abbandonare il tavolo. La Cgil ha inoltre ribadito la necessità di riconoscere il diritto di precedenza dei lavoratori stagionali per le eventuali assunzioni a termine e il ripristino dell’attuale normativa di proroga.
«Siamo ben lieti di accogliere chi voglia risedersi al tavolo – dice il presidente di Confindustria Antonio D’Amato – il lavoro fatto finora è frutto di un impegno serio e consistente: mi sembra, quindi, evidente che non si possono riportare indietro le lancette dell’orologio semplicemente perché fino a oggi qualcuno non ha voluto sedersi al tavolo insieme con noi». Insomma, la Cgil «non deve dare né imporre diktat a nessuno» e le intese già raggiunte sull’avviso comune non possono essere rimesse in discussione. «La nostra è una proposta, non un diktat», replica dalla Cgil il segretario confederale Beppe Casadio. Sulla linea D’Amato c’è la Cisl, con il numero uno Savino Pezzotta: «Noi avevamo sempre detto che la Cgil doveva rientrare nella trattativa, ma questo non cambia l’agenda». Per la Uil, invece, «i punti di merito su cui si sofferma la lettera della Cgil – spiega il segretario confederale Franco Lotito – sono presenti e tuttora irrisolti sul tavolo del confronto. Sicché non vedo difficoltà a farne oggetto di chiarimento e approfondimento». L’esito dell’incontro del 20 aprile, però, dipenderà molto dalla posizione delle altre sigle imprenditoriali. E se Graziano Pasqual, della Lega Coop, parla di «spiraglio importante per un accordo tra tutte le parti sociali», il presidente della Confesercenti Marco Venturi ricorda che «dopo la Cgil, sbaglieremmo anche noi se non ci si sforzasse di recuperarla al tavolo di concertazione». E Confcommercio, con una nota ufficiale, avverte: non firmerà intese che non siano sottoscritte da tutte le parti. E non ha partecipato ad alcuna «presunta intesa segreta»: il testo diffuso è una «vera e propria bufala».