Contratti, Salvi passa la mano

09/03/2001
La Stampa web


 


Venerdì 9 Marzo 2001

Entro stasera completate le consultazioni con le parti sociali sulla nuova direttiva
Contratti, Salvi passa la mano Nessuna decisione sul lavoro a termine
Roberto Giovannini
ROMA Contratti a termine, il governo dovrebbe «non decidere». Una «non decisione» che lascerà le mani libere a tutte le parti in causa, e che si tradurrà in un rinvio di ogni iniziativa al prossimo esecutivo. È una soluzione che eviterà al ministro del Lavoro Cesare Salvi e al governo Amato di dover prendere una posizione a favore della richiesta della Cgil (recepire la direttiva Ue rispettandone lo spirito) o sostenendo la proposta di 17 organizzazioni (tra cui Cisl, Uil e Confindustria) di concedere una proroga per consentire la continuazione della trattativa. Tra l’altro, il rinvio non dovrebbe dispiacere affatto ai protagonisti della contesa. Cofferati (Cgil), Pezzotta (Cisl), Angeletti (Uil) e Guidi (Confindustria) ieri hanno ribadito le rispettive posizioni, lanciando però segnali di pace.
Ieri il ministro del Lavoro Cesare Salvi ha ricevuto i segretari generali di Cgil-Cisl-Uil. Oggi sarà la volta di Confindustria e delle altre associazioni datoriali e sindacali, seguiti a ruota da Confapi e Confinterim. Confapi (piccole imprese) su questo tema ha preso una posizione abbastanza vicina a quella della Cgil. Confinterim, che associa molte delle società che forniscono lavoro interinale, contesta invece con veemenza le ipotesi di allentamento dei vincoli per le assunzioni a termine. Se iperliberalizzati, infatti, i contratti a tempo determinato di fatto cancellerebbero il lavoro temporaneo, vanificando il
business dell’interinale.
Comunque, il confronto di ieri non ha sortito novità. Il segretario Cgil Sergio Cofferati, che ha consegnato a Salvi una lettera, ha detto di considerare il negoziato «chiuso» visto che Confindustria «nega la sostanza della direttiva». Tuttavia – in un articolo al quotidiano degli industriali, «il Sole 24 Ore» – il numero uno Cgil aveva chiarito che la sua organizzazione pone solo questioni «di merito» e non «politiche». Insomma, se ci saranno «intese che ci escludono e non condividiamo, non staremo né zitti né fermi». Per il sindacalista non sarà praticabile «un sistema di relazioni a "geometria variabile", nel quale la Cgil garantisce rigore nelle politiche redistributive mentre gli altri si esercitano nell’alterare le regole comunitarie o nel mortificare, nel nome della modernità, i diritti delle persone più deboli». Diversa la posizione di Angeletti e Pezzotta, che hanno invitato Salvi a concedere altro tempo per il proseguimento della trattativa. «Pensiamo sia possibile raggiungere un accordo che dia maggiori garanzie ai lavoratori che verranno assunti con i contratti a termine – ha detto il numero uno della Uil – ma bisogna cercare di fare un accordo con tutte le controparti, e sottolineo tutte».
Salvi ha garantito che per decidere il da farsi il governo impiegherà «ore, o al massimo pochi giorni». «Ci ispireremo a due principi fondamentali: la volontà di salvaguardare il dialogo sociale e la tutela degli interessi del sistema Italia, ma anche del lavoro precario e di chi il lavoro non ce l’ha». Infine, Confindustria: intervistato dal «Tg1», il consigliere per le relazioni industriali Guidi ha detto che l’associazione di Antonio D’Amato cerca un’intesa con tutti i sindacati. «Cisl e Uil – ha affermato – credo che rappresentino una parte non insignificante del mondo sindacale. Noi ci auguriamo che ci siano tutti, noi tentiamo sempre di fare accordi con tutti». Tuttavia, Confindustria chiede che la direttiva sui contratti a termine venga recepita «così come riteniamo sia accettabile per il nostro sistema, per avere uno strumento che si è dimostrato tra i migliori per creare nuova occupazione».
Per il governo, dunque, sarà quasi inevitabile il rinvio di ogni decisione. Una scelta «comoda», ma anche – si ragiona al ministero di Cesare Salvi – praticamente imposta dalle circostanze. Per il recepimento della direttiva serve un parere obbligatorio (ma non vincolante) delle Commissioni Lavoro dei due rami del Parlamento: ma si sa, le Camere ormai sono state sciolte. Insomma, considerato che le parti sociali hanno tempo fino a luglio per dare il famoso «avviso comune», il tempo non manca. E infine, anche se la normativa italiana non venisse «aggiornata», grandi problemi non sorgeranno: la Corte Costituzionale (bocciando il referendum radicale) ha sancito che la attuale normativa sui contratti a termine è già coerente con le indicazioni di Bruxelles.
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