Contratti, Sacconi gela Cisl e Uil «Un sogno azzerare le tasse»

26/08/2009

Tasse zero sugli integrativi aziendali? «Un sogno». Se non è una doccia fredda, poco ci manca. In due parole Maurizio Sacconi, intervenendo al Meeting di Rimini, chiude la porta a Cisl e Uil che avevano chiesto gli sgravi. Come dire: quando si va a far di conto, scompaiono promesse e sogni di gloria. Dopo un’estate di «articolesse» sul welfare giusto , quello formato famiglia, quello etico, quello a misura di nord e di sud, si scopre che il governo non ha nulla di nuovo da offrire se non quello che già c’è. Anzi, forse neanche quello. Il ministro «spera» di poter
confermare l’aliquota secca al 10% sulla parte variabile del salario avviata in modo sperimentale quest’anno. Per il resto, non c’è altro da fare. Lo dice a Cisl e Uil, lo manda a dire a Confindustria. I soldi (anche quelli per gli ammortizzatori) sono quelli già stanziati. Quanto alle tasse delle famiglie, il ministro del welfare gela anche chi si aspettava un inizio di quoziente familiare: anche per quello «scopre» che non ci sono i soldi. Insomma, niente di
nuovo. Anzi, cattive nuove. Allora, perché tanto dibattere?
Chiaro che l’intervento ha molto di politico e poco di concreto. Prima di tutto il ministro segue un diktat ben preciso: togliere spazi alla Lega. Il Carroccio rischia di espropriare il tema redditi al Pdl, in un momento cruciale per il governo e per le future elezioni regionali. Per questo, meglio rioccupare il campo. Sacconi lo fa da par suo: riproponendo la scissione sindacale. Ma appena incassa la nuova frattura, gli torna indietro una nuova richiesta: quella sulle tasse.
Stavolta la «stoppa» subito. Come mai?
Anche qui c’è molto di politico. Le richieste di Confindustria segnalano un malumore che va crescendo negli ambienti imprenditoriali. Le aziende sanno che con le divisioni e gli strappi, sarà difficilissimo chiudere gli accordi sui contratti. Affrontare le trattative in tempi di crisi a suon di slogan, è assolutamente controproducente. per un governo (qualsiasi governo) perdere il feeling con gli imprenditori significa minare la propria stabilità. per questo Sacconi non
nasconde il suo nervosismo. I malumori riaffiorano anche con le banche,
infastidite dal progetto Tremontiano della banca del sud. Così il ministro replica stizzito anche a Corrado Passera, che si era lamentato dell’assenza di un piano per il Paese. Tutti segnali che convergono verso una sola tesi: i poteri cosiddetti forti sono infastiditi. In tempi di crisi economica, è un bel problema per il governo.
Ecco a cosa servono tutti questi battibecchi su nuovi contratti, su intese possibili, aperte a tutte le sigle possibili. Ma oltre le parole Sacconi non può andare, per via della composizione
stessa del suo governo. «È un governo dove c’è un primo ministro, un superministro e poi tutti sottosegretari», spiega una fonte vicina all’esecutivo. Come dire: Tremonti detta tutte le condizioni. Gli altri ubbidiscono.
Il rapporto con industria e finanza è regolato al tesoro. così a sacconi non resta che sollevare polemiche, e rincorrere i leghisti sui salari differenziati.
La crisi reale, i destini dei lavoratori, restano inesorabilmente fuori da questo circolo mediatico. A questo punto a Raffaele Bonanni non resta che rispondere con una battuta. «Meglio un sogno che l’incubo delle gabbie salariali», replica. Luigi Angeletti insiste: «Continueremo a chiedere zero tasse». La Cgil prende atto che «per i lavoratori le risorse non ci sono mai». Sul fronte politico reagisce l’ex ministro Cesare Damiano (pd) . «In Italia ci sono due emergenze: quella
salariale e quella occupazionale – dichiara – Il governo anziché “stimolare” dibattiti, decida di convocare un tavolo di concertazione con le parti sociali per affrontare questi temi fondamentali, se si vuole favorire l’uscita dalla crisi». La ricetta del Pd è nota. «Bisogna abbassare la tassazione sulle retribuzioni medio basse- spiega- ed estendere la 14ma alle pensioni fino a 1200 euro mensili». Un sogno? La verità è che per realizzarlo bisogna fare una manovra: trovare gli strumenti per reperire le risorse, avviare il risanamento della spesa. Ma Tremonti non ne vuole sapere.