Contratti, ripartono i negoziati in clima surriscaldato

04/05/2001

Venerdì 4 Maggio 2001


CONTRATTI, RIPARTONO I NEGOZIATI IN CLIMA SURRISCALDATO

Inflazione programmata, inflazione reale, inflazione importata. Si gioca sull’interpretazione di queste parole la vicenda del rinnovo dei contratti di circa sei milioni di lavoratori privati e pubblici. Tutti hanno ragione, tutti hanno torto. L’incontro dell’altro giorno a Palazzo Chigi non solo non ha dissipato alcun dubbio, ma non è riuscito nemmeno ad abbassare i toni delle polemiche. Anzi. Rifondazione Comunista ne approfitta per tornare a chiedere al governo un decreto che adegui l’inflazione programmata a quella reale. E così tra accuse, dichiarazioni di guerra e prese di posizione, gli incontri già fissati in questi giorni per le varie vertenze (oggi a Milano riprende il negoziato per il contratto degli studi professionali, la prossima settimana sono in programma appuntamenti per i comparti commercio, alimentari, aziende elettriche, gas e acqua) rischiano di svolgersi in un clima sempre più surriscaldato. Che, ormai, elezioni alle porte, nemmeno i rappresentanti dell’esecutivo hanno intenzione di ”raffreddare”.
A cominciare dal ministro del Lavoro Cesare Salvi che, a Matera per una manifestazione elettorale, ribadisce le accuse di ”ostruzionismo” agli imprenditori. «Confindustria ha assunto, sui rinnovi contrattuali, una posizione contrastante con lo spirito e la logica dell’accordo del luglio del ’93. Il quale si basa su un principio fondamentale che è la salvaguardia del potere di acquisto dei salari dei lavoratori. Posizioni come quella di Federmeccanica che rifiutano di riconoscere ogni forma di aumento che non sia l’inflazione programmata per il prossimo biennio sono fuori da questa logica». Ancora più dure le parole del leader della Cgil, Sergio Cofferati, che da Bari avverte: «Contrasteremo le scelte gravi e sbagliate di Confindustria». E aggiunge: «C’è un problema serio che riguarda i rapporti tra il sindacato e le associazioni imprenditoriali, la scadenza del 13 maggio non c’entra nulla. Sono convinto che Confindustria cercherà di retribuire i lavoratori italiani il meno possibile con qualsiasi governo verrà».
Stavolta però, a differenza della partita sui contratti a termine (proprio ieri la Cisl ha ufficializzato il suo sì all’intesa raggiunta con Confindustria e Uil inviandone il testo al Ministero del Lavoro) il sindacato di corso Italia non è isolato. Cisl e Uil sono sulla stessa linea, convinte che che i rinnovi debbano essere fatti sulla base dell’inflazione reale e non solo di quella programmata. Da qui l’apprezzamento per l’iniziativa di Palazzo Chigi che, anzi, secondo il segretario confederale Cisl Raffaele Bonanni doveva essere assunta prima.
Dal canto suo il fronte imprenditoriale non si scompone più di tanto e rimane fermo nelle sue posizioni. «Siamo in una fase preelettorale – spiega il vicepresidente di Confindustria, Marco Tronchetti Provera – e quindi le posizioni assumono toni che talvolta sembrano allontanarsi dagli obiettivi comuni». Per Tronchetti Provera comunque non ci sono dubbi: si devono applicare gli accordi del luglio ’93. Ovvero il calcolo degli aumenti salariali deve essere contenuto all’interno dell’inflazione programmata.