«Contratti regionali per ridurre i conflitti»

30/01/2004






venerdì 30 gennaio 2004


Economisti e giuristi a confronto, l’iniziativa de «Il diario del lavoro»

«Contratti regionali per ridurre i conflitti»

Il sociologo Accornero: «i partner sociali escono male da questo periodo»

      ROMA - (m.c.) Grande è la confusione sotto il cielo delle relazioni sindacali. La rivolta degli autoferrotranvieri e lo sciopero selvaggio del 1° dicembre scorso segnano la fine del decennio cominciato con il grande accordo del luglio ’93. Quel periodo si è chiuso, la cornice della concertazione, della moderazione salariale, della politica dei redditi sta andando in frantumi ma la nuova fase è avvolta dalla nebbie dell’incertezza. «Un equilibrio si è rotto. Ci si è comportati con leggerezza, da apprendisti stregoni. E ora è difficile ricostruire fiducia e credibilità. C’è una protesta sorda, fatta di disfattismo e di sfiducia, una visione cupa della vita, un minore interesse a lavorare come si deve. E c’è una protesta aperta, con il rischio che si chiedano cose alle quali non si può dare risposta. Una miscela esplosiva», avverte Ida Regalia, docente di relazioni industriali alla Statale di Milano.
      Che fare? «Il diario del lavoro», versione on line della rivista «Lavoro e informazione» fondata da Gino Giugni, ha cercato di rispondere a questa domanda in un dibattito coordinato da Massimo Mascini, giornalista e autore di numerosi libri di storia delle relazioni sindacali. Quasi tutti gli intervenuti hanno convenuto sulla necessità di riformare il sistema contrattuale. E la tesi preminente sembra essere quella di una forte incidenza dei negoziati territoriali e aziendali. «E’ una scommessa che va fatta fino in fondo. Anche perché le gabbie salariali nei fatti già ci sono», sostiene Anna Rea, Uil Campania.
      Aris Accornero, professore di sociologia industriale alla Sapienza, è preoccupato perché non vede nulla di chiaro né nel sindacato né nella Confindustria. La sua tesi è che «i partner sociali escono male da questo periodo, con un magro bilancio». «Finora – sostiene – non hanno dimostrato volontà e capacità di rivedere struttura e dinamica delle retribuzioni in modo da aiutare il sistema produttivo». Carlo Dell’Aringa (Economia politica alla Cattolica di Milano) è un fautore del decentramento contrattuale. «Purché non vi siano accordi diversi in ogni provincia», ammonisce Accornero. Grande resta la confusione.


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