Contratti pubblici e Sud, temi del disgelo

24/01/2002

Welfare. Il Governo conferma l volontà di raggiungere accordi
«senza isolare nessuno» e rilancia gli argomenti su cui l'intesa
è a portata di mano

Contratti pubblici e Sud, temi del disgelo

Cisl e Uil pronte a un negoziato anche senza lo stralcio delle modifiche all'articolo 18

ROMA. Si ricomincia dai contratti
pubblici. E dal Mezzogiorno.
Il Governo prova a ricostruire
su questi due temi il rapporto con
il sindacato anche se il muro contro
muro sull’articolo 18 resta intatto.
Ma è proprio per uscire dalla
logica dello scontro frontale
che si sta cercando il dialogo altrove,
su altre materie, ugualmente
incandescenti. Cisl e Uil sono
pronte a trattare su pubblico impiego
e Sud nonostante il «macigno»
dell’articolo 18. Anche qui
ci sono passaggi obbligati per
l’Esecutivo: il primo è quello di
trovare le risorse per finanziare i
rinnovi contrattuali e inserire lo
stanziamento nella direttiva da inviare
all’Aran; il secondo è invece
quello di allestire un tavolo di
trattativa sullo sviluppo al Sud.
Il tentativo, insomma, è quello
di "isolare" il dissenso sull’articolo
18, che non dà vie d’uscita
oltre quella dello stralcio chiesto dai
sindacati, ma che si tradurrebbe in
una resa politica del Governo. Il
pubblico impiego e il Mezzogiorno
consentono invece maggiori
spazi per superare lo scontro con
il sindacato e riavviare il dialogo,
come ha invitato a fare il presidente
della Repubblica Ciampi nel
giro di audizioni con il Governo e
le parti sociali dei giorni scorsi.
È anche vero che il Welfare
informalmente continua a cercare
una mediazione sui licenziamenti
non escludendo nuove, possibili
trattative che recuperino pezzi del
Libro Bianco sul lavoro: gli ammortizzatori
sociali, per esempio,
così come la partecipazione dei
lavoratori e la riforma dei livelli
contrattuali su cui ieri l’Esecutivo
ha apertamente sollecitato le parti
sociali ad avviare un confronto.
«Le deleghe su lavoro e pensioni
- ha detto ieri il sottosegreta-rio
al Welfare, Maurizio Sacconi
- sono in Parlamento, vediamo
gli emendamenti. Ci sono però
tavoli negoziali altrettanto importanti:
il pubblico impiego e il tavolo
sul Mezzogiorno, che probabilmente
continuerà in una forma
interministeriale. È fondamentale
che funzionino e non è poco».
Sacconi ha quindi spostato l’attenzione
su questi altri due fronti,
negando la possibilità di un tavolo
unico a Palazzo Chigi e sottolineando
di non voler isolare la
Cgil: «Cerchiamo il consenso più
ampio», ha detto. L’obiettivo è di
evitare che lo sciopero del pubblico
impiego del 15 febbraio assuma
una valenza politica di dissenso
a tutto campo contro il Governo.
«Siamo tutti legittimamente
interessati a evitare lo sciopero»,
ha concluso Sacconi.
Dall’altra parte, la Cisl e la Uil
sono pronte a fare la trattativa su
altri temi, nonostante lo scontro in
atto sull’articolo 18. «Iniziative di
lotta e dialogo sociale - ha detto
il leader della Cisl, Savino Pezzotta
- sono compatibili, non vedo
perché no». Il segretario generale
di Via Po non chiude quindi la
porta del dialogo, anzi, sollecita il
Governo a fare in fretta: «Sono
due mesi che vado dicendo che
siamo pronti a sederci a un tavolo
per affrontare i problemi che sono
aperti - ha detto - e se il Governo
ci chiama noi andiamo anche
se abbiamo posto la pregiudiziale
dell’articolo 18».
Anche le imprese sollecitano la
ripresa del dialogo, senza però
mettere in discussione le riforme
sui licenziamenti. «Tutto quello
che va nella direzione del dialogo
senza pregiudiziali per noi è utile»,
ha detto il direttore generale
di Confindustria, Stefano Parisi.
Una disponibilità a tutto campo,
che allarghi i temi del confronto
ora incagliato sull’articolo 18. «Il
Mezzogiorno, per esempio, è una
questione che noi abbiamo posto
da molto tempo. Finalmente - ha
detto Parisi - anche il sindacato
l’ha posta. Se il Governo fosse
disponibile a parlare di Sud ma
anche di implementazione di quel
che resta da fare del Libro bianco,
sarebbe un utile esercizio».
Il punto interrogativo è la Cgil.
In questa fase di scontro sull’articolo
18 la domanda è se anche
Sergio Cofferati sia disposto a trattare
su temi diversi dalle deleghe.
Ieri a tirare in ballo il numero uno
della Cgil è stato il presidente di
Rcs, Cesare Romiti in un’intervista
a Famiglia Cristiana: «Le rifor-
me sono necessarie ma le intese
non si raggiungono senza il terreno
della pace sociale. Anche con
Cofferati si può ragionare - ha
detto Romiti -. Lo conosco bene,
è un uomo molto preparato e
intelligente. L’importante è che
non confonda mai gli interessi dei
lavoratori con quelli della politica.
E questo vale anche per gli
altri sindacalisti».
Ma ieri all’Arel si è discusso di
partecipazione dei lavoratori e di
riforma degli assetti contrattuali.
Da Sacconi è arrivato un forte
invito alle parti perché si apra una
trattativa: «L’occasione è la direttiva
sulla società europea. È importante
che si avvii un confronto
sulla partecipazione, tra l’altro è
uno dei temi del Libro bianco».
Pezzotta, presente all’incontro, ha
immediatamente raccolto l’invito:
«La partecipazione pone il problema
degli assetti contrattuali. È su
come cambiare questo modello
che passa l’introduzione in Italia
di forme di partecipazione». Anche
Parisi ha ammesso che «sul
secondo livello si può fare di
più». Uno spiraglio subito raccolto
dalla Margherita. «È un tema
per noi qualificante - ha detto
l’ex ministro delle Attività produttive,
Enrico Letta - che ci vede
molto interessati, per questo guardiamo
con attenzione quello che
faranno le parti e il Governo: su
questo tema non escludo si possa
fare un pezzo di strada assieme».
Intanto il ministro del Welfare,
Roberto Maroni, è preoccupato
dalla calendarizzazione alla
Camera della delega sulle pensioni
che potrebbe non tagliare il
traguardo dell’approvazione entro
il vertice Ue di Barcellona in
programma il 4 marzo. «Mi informerò
- ha detto Maroni - sul
perché sia stata posticipata. Ne
parlerò in Consiglio dei ministri
di venerdì».
LINA PALMERINI