Contratti progetto e part time il governo rivoluziona il lavoro

17/09/2001

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Contratti progetto e part time
il governo rivoluziona il lavoro

Quasi pronto il Libro bianco del ministero del Welfare, ma i sindacati dicono no

RICCARDO DE GENNARO


roma – Il governo ribalta le regole del mercato del lavoro in nome della tesi liberista secondo la quale più flessibilità significa più occupazione. Il «Libro bianco» sul lavoro, che il ministero del Welfare dovrebbe presentare alle parti sociali la prima settimana di ottobre, definisce le linee d’intervento del governo Berlusconi sul mercato del lavoro con l’obiettivo di alzare a livelli europei il tasso di occupazione: oggi in Italia è al 53,5 per cento contro una media europea del 63 per cento. Perché questo sia possibile devono entrare nel mondo del lavoro fasce in parte marginali del lavoro, donne, giovani, lavoratori non professionalizzati, immigrati extracomunitari.
Come «includerli»? Secondo il governo l’unica strada possibile è quella di introdurre maggiori dosi di flessibilità (o precarietà, se vista dalla parte del lavoratore). Il che significa: part time più «netto» (si parla di abolizione del diritto di ripensamento, ovvero chi ha scelto il part time avrà, nella stessa azienda, sempre questo tipo di contratto), contratti di formazione lavoro e di apprendistato «più orientati al mercato», liberalizzazione del collocamento, introduzione del contratto di progetto, un’idea del governo Berlusconi di cui si sa ancora poco: pare si tratti di un contratto che scade automaticamente quando termina la «missione» per la quale il lavoratore è stato assunto. Aumentare l’occupazione significa per il governo allargare la base contributiva e poter ridurre le aliquote.
«Il contratto di progetto? Non ne sappiamo niente dice Luigi Angeletti, segretario generale della Uil d’altronde finora il governo ci ha coinvolti soltanto per parlare della legge sul sommerso». Quanto all’idea di abrogare il diritto di ripensamento dopo una scelta a favore del part time, Angeletti ammonisce che «se così fosse sarebbe una mossa gravissima e otterrebbe l’effetto inverso di quanto si vuole: c’è sicuramente un certo numero di donne disposte a lavorare part time, ma se vengono condannate a vita a questa forma contrattuale non accetterà nessuno». Secco il no della Cgil: «Il contratto di progetto è inaccettabile», dice Paolo Nerozzi, il quale ammonisce: «L’idea di un doppio mercato del lavoro è irricevibile, lede i diritti di eguaglianza dei lavoratori ed è assolutamene inefficace».