Contratti, ora il governo vuole cambiare le regole

30/05/2005
    domenica, 29 maggio, 2005

      Contratti, ora il governo vuole cambiare
      le regole

        Maroni: a giorni la convocazione dei sindacati, nonostante i veti. Il premier: risorse per gli statali nella Finanziaria 2006

        ROMA – « Le risorse per i dipendenti pubblici verranno trovate nella Finanziaria del 2006 e non intaccheranno l’ Irap » . Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi precisa i termini dell’ intesa raggiunta l’ altra notte mentre sul fronte delle difficoltà dei conti pubblici ripete che « il buco lo abbiamo trovato » . Ma, chiusa la partita degli statali, ora comincia quella del rinnovo del modello contrattuale. Il ministro del Welfare Roberto Maroni ha annunciato che, già nei prossimi giorni, dal governo partirà una lettera di convocazione alle parti sociali per invitarle ad aprire un tavolo. Maroni si è detto pronto ad « andare sino in fondo » anche con il veto preventivo della Cgil. Per il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, « la lettera verrà inviata a tutti » , con l’ obiettivo quindi di rivedere complessivamente la delicata ed esplosiva materia del modello contrattuale.

        Sacconi è ottimista, convinto che questa volta il governo abbia al suo arco molte frecce. « La riduzione dell’ Irap e del cuneo fiscale e contributivo per abbassare il costo del lavoro » , spiega, « vanno pensati in questa logica, ipotizzando di premiare la componente variabile della retribuzione » . Il sottosegretario tiene a precisare che su questo tema la discussione è appena cominciata e non esistono posizioni preconcette. A parte quella della Cgil, notoriamente ostile a rimettere mano agli assetti contrattuali, per la quale c’ è stata una nuova coda polemica tra il segretario Gu glielmo Epifani e il leader della Cisl Savino Pezzotta.

        Durante la fase finale della trattativa, proprio quando si discuteva sull’ opportunità di allegare una clausola per rivedere la contrattazione, Epifani si è opposto minacciando di mandare tutto all’ aria. E’ lì che Pezzotta è sbottato. E urlando ha accusato Epifani di « non essere un democratico » perché non accetta « opinioni degli altri che non siano uguali alle tue » . Ieri la questione non è affatto andata in cavalleria. Il segretario della Cgil ha affermato come « ognuno ha le sue idee » ma ha negato « di porre dei veti ». « C’ è qualche problema con la Cisl » , ha ammesso, « ma non drammatizzerei, sono questioni sulle quali abbiamo idee diverse da tempo ». Pezzotta ribatte che quello che è successo « non è buono, non è utile, non è positivo » . E ha assicurato di proseguire nell’ impegno per « riformare il sistema contrattuale » .

        Il governo, aprendo il capitolo, sa di avere la strada in salita ma anche di avere dalla sua gli imprenditori e buona parte del movimento sindacale. Esclusa la Cgil che per Sacconi resta « saldamente ancorata all’ idea del contratto centralizzato » . Il motivo? « E’ una questione ideologica che non porta guadagni ai lavoratori perché deprime la media dei salari » . Sacconi fa l’ esempio dei metalmeccanici il cui contratto è « intrappolato proprio in una discussione che dovrebbe dare luogo a uno scambio tra salari e flessibilità organizzativa » . Così la Federmeccanica, spiega, tenderà a fare contratti sulla base dell’ impresa che sta peggio non su quella che sta meglio. « D’ altra parte » , ammette Sacconi, « non è cosa di poco conto, è la linea della sinistra per difendere i più deboli » .

          Ma i tempi sono maturi per una riflessione. « Già nell’ accordo del 1993 » , ricorda Sacconi, « c’ era una clausola per verificarne dopo quattro anni l’ efficacia » . Anche se la Cgil da allora ha impedito ogni innovazione, Sacconi si dice ottimista. « Entro giugno apriremo il tavolo al quale speriamo si sieda anche la Cgil » , afferma ricordando che c’ è già un precedente. Riguarda il contratto degli artigiani. Il modello a cui il governo guarda è quello, sostenuto anche dall’ Ocse, dal Fmi e da Bruxelles, che riduce il peso nella retribuzione del contratto nazionale uguale per tutti e aumenta quello legato alla parte variabile, con la produttività o il territorio come baricentro. Un accordo così, per Sacconi può portare a « una lunga pace sociale » , con enormi ricadute sullo sviluppo economico del Paese.

        Bagnoli Roberto