Contratti: Martini (Filcams Cgil), Con Accordo Separato Terziario Indeboliti Diritti Lavoratori

01/03/2011

"Da questo accordo, alcuni diritti importanti dei lavoratori del settore, che abbiamo tutelato negli anni con il contratto nazionale, escono indeboliti. Per questo motivo, crediamo che sarebbe stato meglio lasciare tutto così com’era, non firmare nessun rinnovo, e ritrovarci tra uno o due anni, in tempi migliori". Non ha dubbi Franco Martini, segretario generale della Filcams Cgil, che, intervistato da LABITALIA, spiega i motivi del no del suo sindacato all’accordo sul rinnovo del contratto nazionale del terziario, distribuzione e servizi, firmato da Confcommercio, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, e che interessa oltre 2 milioni di lavoratori.

Un accordo separato che, secondo Martini, risente del ‘vento’ degli accordi di Pomigliano e Mirafiori. "E’ un accordo profondamente ‘contagiato’ dal clima generale -dice- che ‘importa’ nel nostro settore le dinamiche negative oggi presenti nelle relazioni sindacali". Dalle deroghe al contratto nazionale all’introduzione dei contenuti del ‘collegato lavoro’, sono diverse le novità dell’accordo che non vanno proprio giù alla Filcams Cgil.

"Innanzitutto – avverte Martini – l’accordo ha recepito integralmente i contenuti dell’accordo separato del 2009 sulla riforma del modello contrattuale, non firmato dalla Cgil, con l’assunzione dell’Ipca quale meccanismo di calcolo degli incrementi salariali e le deroghe al contratto nazionale. Abbiamo chiesto alle altri controparti, come già e’ avvenuto con altri contratti, di non recepire proprio tutti i riferimenti di quell’accordo, di trovare un compromesso, ma non siamo stati ascoltati".

E, secondo Martini, l’intesa strumentalizza uno dei problemi del settore: l’assenteismo. "Si
colpisce il diritto alla malattia, con il peggioramento della normativa sul pagamento dei primi tre giorni -sottolinea- collegandolo con la questione dell’assenteismo. Noi invece ci siamo detti
disponibili a trovare delle forme di contrasto, anche attraverso la contrattazione di secondo livello, ma non colpendo il diritto alla malattia". Ma non e’ solo l’istituto della malattia, secondo il sindacato, a essere colpito tra i diritti dei lavoratori. "Esce indebolita -spiega Martini- la normativa sui permessi individuali per i nuovi assunti, che avranno un regime diverso rispetto agli altri addetti. E così si colpiscono in particolare le donne, che sono intorno al 70% degli addetti del settore, rendendo anche difficile la conciliazione dei tempi di vita-lavoro".

Altro punto dolente e’ la contrattazione di secondo livello, che esce sminuita dall’accordo, secondo Martini: "Viene ‘blindata’ e costretta ad agire con una ‘camicia di forza’ solo all’interno delle deroghe al contratto nazionale -osserva- e si va cosi’ a colpire un 2° livello di contrattazione che nel nostro settore ha difficoltà a svilupparsi anche per via della stessa struttura del comparto, che conta solo il 15% di aziende che operano nella grande distribuzione".

Una novità dell’intesa che, secondo Martini, va a toccare i diritti dei lavoratori e’ anche l’introduzione dei contenuti del ‘collegato lavoro’. "Anche questo istituto -ricorda- e’ stato
contestato dalla Cgil: noi siamo contrari alla certificazione dei contratti e all’arbitrato di equità, che specie nel nostro settore, cosi’ frammentato, pone il lavoratore in una condizione di debolezza rispetto al datore di lavoro. Anche su questo punto avevamo cercato un
compromesso con gli altri con l’arbitrato di diritto, ma si e’ voluto continuare sull’arbitrato di equità, pur sapendo che la Filcams non condivideva questo punto".

Un muro contro muro tra le controparti che, secondo Martini, poteva essere evitato. "La crisi -sottolinea- non investe solo il commercio, ma anche gli altri settori, in cui pero’ sono stati fatti dei rinnovi di contratto a condizioni ben diverse. Con la firma di questo accordo, si sono raggiunti due risultati: un impianto di contratto peggiorato rispetto ad alcuni capitoli, e raggiunto tenendo fuori la Cgil".

"Noi -spiega Martini- avevamo proposto a Cisl e Uil di aspettare prima di firmare l’accordo. E di sottoscrivere, piuttosto, un verbale di conclusione del negoziato, non modificabile, sul quale fare esprimere i lavoratori, dopo aver fatto valere ognuno le proprie ragioni. E, se la maggioranza dei lavoratori, certificata, avesse valutato positivamente il verbale e quindi l’accordo, noi, pur non condividendolo, l’avremmo firmato. E invece Cisl e Uil hanno detto di
no: non capisco -si chiede polemicamente Martini- perchè la Cgil ha accettato di fare la consultazione sull’accordo di Pomigliano e loro invece non l’hanno fatto su questo accordo".

Una consultazione tra i lavoratori alla quale comunque la Filcams non rinuncia: "Faremo -annuncia- delle assemblee nei luoghi di lavoro per spiegare i contenuti di questo accordo e perchè non vanno bene". Martini chiarisce che, comunque, l’obiettivo del sindacato e’ quello di evitare che questo accordo separato abbia degli effetti negativi sulle relazioni sindacali. "Questo settore -rimarca- e’ diverso da altri, abbiamo diversi enti bilaterali con Cisl e Uil, e questo non e’ il patrimonio solo di una parte ma il risultato di una storia contrattuale che viene da lontano. Noi continueremo -conclude- a essere costruttivi con gli altri su bilateralità e welfare contrattuale".