Contratti, lo scontro si fa rovente

27/04/2001
La Stampa web




Venerdì 27 Aprile 2001

Pininfarina attacca il governo: «Soltanto manovre elettorali». Sugli accordi a termine Billè frena Confindustria
Contratti, lo scontro si fa rovente
Ma c’è l’accordo per i 650 mila degli enti locali

ROMA

Contrattacco durissimo, quello di Andrea Pininfarina, presidente della Federmeccanica e leader degli industriali torinesi. Amato e Salvi convocano Confindustria e i sindacati per il 2 maggio per accelerare i rinnovi contrattuali? «È una manovra di carattere assolutamente elettorale da parte di chi non conosce il sistema – dichiara all’"Ansa" – e poi il governo non ha nessuna autorità per dire cosa fare».
La tesi del numero uno di Federmeccanica è che in fondo la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici – apparentemente bloccata – sta procedendo con un ritmo normale. «È lo stesso film di tutti gli ultimi rinnovi contrattuali e tutto procedeva secondo la dinamica normale della contrattazione», dice Pininfarina: dei 4 contratti siglati dopo il 1993, «tutti, tranne il primo, hanno avuto tempi molto lunghi. L’unica differenza è che questa volta la trattativa coincide con la campagna elettorale e il governo intende utilizzarla in modo strumentale». E a parte il fatto che il ritardo è dovuto anche alle lentezze del sindacato di categoria nel predisporre la piattaforma, in ogni caso a tutela dei salari dei lavoratori «il sistema prevede erogazioni in funzione dell’inflazione programmata, la cosiddetta "scala mobile carsica"». Per Pininfarina, «esistono tutti gli strumenti perché le parti negozino. Nessuno sente il bisogno di un intervento dall’esterno, peraltro senza alcun contenuto pratico. Non ha nessuna autorità il governo per dire che cosa fare». E se i sindacati approvano Amato e Salvi, «evidentemente hanno deciso di esautorare il loro ruolo di negoziatori». Ma il problema è tutto politico: «la sensazione – conclude Pininfarina – è proprio quella che a muovere sia la coincidenza elettorale, il bisogno di andare nelle piazze contro un nemico unico che aiuta a ricompattarsi».
Dal sindacato, al contrario, si definisce «una cosa più che utile» (parla il numero due Uil Adriano Musi) l’iniziativa di Salvi. Per Sergio Cofferati, «se i contratti si rinnovano in fretta l’obiettivo è risolto. Non credo proprio ci sia stata strumentalizzazione a fini elettorali». Intanto, però, su un altro versante il clima dei rapporti tra sindacati e Confindustria si fa caldo. Ieri è stato firmato il contratto dei circa 15.000 dipendenti delle imprese fornitrici di servizi alle aziende dell’indotto ferroviario e dei trasporti; ma l’Agens (l’organizzazione affiliata a Confindustria) a sorpresa non ha firmato.
Insomma, sgarbi e controsgarbi tra le organizzazioni sociali, nelle ultime settimane. E che la questione si stia decisamente complicando lo mostra anche la situazione dell’interminabile trattativa sull’avviso comune per i contratti a termine. Ieri le 17 organizzazioni datoriali si sono incontrate in sede separata per risolvere le ultime divergenze di merito, esaminare le richieste di Cisl e Uil, e decidere il da farsi in vista dell’incontro di oggi con i sindacati, cui era scontata la non partecipazione della Cgil. L’idea di Confindustria era quella di tentare un «affondo», per siglare un’intesa che tagliasse fuori il sindacato di Cofferati. Ma ieri pomeriggio nell’incontro presso la sede di Confcommercio il fronte datoriale si è spaccato: tutti d’accordo sui contenuti, ma non sull’opportunità di fare un accordo senza la Cgil. Da da una parte, Confindustria, Confartigianato, Confagricoltura e Coldiretti, intenzionati a «chiudere» a ogni costo; dall’altra, Confcommercio, Confesercenti, Lega delle Cooperative, Abi e Ania, perplessi su accordi che non vedano la partecipazione di tutte le parti sociali. Appuntamento a oggi pomeriggio in «plenaria», e nel frattempo ogni associazione imprenditoriale valuterà il da farsi.
Nel frattempo è stato raggiunto l’accordo per il nuovo contratto dei circa 650 mila dipendenti degli enti locali (province, regioni, comuni). L’accordo tra l’Aran e i sindacati prevede un aumento medio mensile di 152.500 lire lorde. L’aumento medio a regime – secondo quanto riferito dai sindacati – è così ripartito: 98.000 lire sul salario tabellare, 30.500 lire per la contrattazione integrativa, 24.000 destinate alla retribuzione individuale d’anzianità (Ria), da negoziare in sede di contrattazione decentrata.
Novità in arrivo anche per le maestre degli asili nido e delle scuole elementari comunali. Si tratta di circa 60 mila docenti ai quali sarà corrisposta un’indennità annua di 660 mila lire lorde.
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