Contratti: la deroga dei chimici scuote la Cgil

11/07/2007
    mercoledì 11 luglio 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Contratti, la deroga dei chimici scuote la Cgil

      Alimentaristi e metalmeccanici: no alla modifica del contratto nazionale

        di Bruno Ugolini

          ACCORDI È lo scontro, tra i chimici da una parte e agro-industria nonché metalmeccanici dall’altra, sulle cosiddette «deroghe». Nella sostanza significa che i sindacati accettano, in determinati casi aziendali, di venir meno a determinate norme contenute nei contratti nazionali. I sindacati chimici (Filcem-Cgil, Uilcem, Femca-Cisl) hanno, infatti, sottoscritto con gli industriali del settore un vero e proprio accordo nazionale proprio sulle “deroghe”. Perché la polemica? Metalmeccanici e agroindustriali vedono tale intesa come un precedente pericoloso per le loro istanze e un tentativo di snaturare la sostanza del contratto nazionale. È questo un punto che divide tuttora la Cgil da Cisl e Uil, con queste ultime più disponibili ad allargare la contrattazione decentrata. C’è da dire che i chimici, nella loro lunga storia, hanno sempre vantato una primogenitura nell’imporre modelli innovativi, facendo anche leva su partners industriali molto più disposti al dialogo, rispetto ad altri settori manifatturieri. Ora la loro scelta ha trovato il plauso del Sole24ore che ha osservato come «mentre altri si attardano sull’accordo del ‘93», l’intesa chimica 2007 «supera la contrattazione nazionale, potenziando quella aziendale».

            Le cose stanno davvero così? Il segretario generale della Filcem-Cgil, Alberto Morselli osserva, anche in un’intervista al direttore di Rassegna sindacale (il settimanale della Confederazione) Enrico Galantini, come la scelta fatta contenga, innanzitutto, un importante progetto di formazione continua. Poi essa mostra alcune caratteristiche che dovrebbero salvaguardare da passi maldestri. Intanto è finalizzata alla crescita, o per situazioni congiunturali di particolare difficoltà. Le deroghe avranno carattere transitorio. E non saranno ammesse deroghe sui minimi contrattuali e sui diritti individuali. Non solo. Saranno concordate dalle Rappresentanze sindacali aziendali, ma poi dovranno passare al vaglio di una commissione paritetica nazionale che dovrà esprimere un parere unanime. Una clausola voluta per impedire che qualche organizzazione faccia prevalere le proprie opzioni. Le deroghe, ad ogni modo, nel pensiero di Morselli, non hanno solo un contenuto di «negazione», ma anche di «trasformazione». Che cosa toccheranno? Discutibili istituti come i salari d’ingresso destinati ai giovani, gli scatti d’anzianità, la modulazione delle ferie.

              Temi che fanno scattare il segretario generale della Flai-Cgil (agroindustria), Franco Chiriaco: così si tende, dichiara, «a destrutturare di fatto il ruolo del contratto nazionale, senza tener conto dei contratti aperti». E ignorando – qui l’accusa è pesante – le norme della Cgil che impediscono alle categorie «di derogare a proprio piacimento dalle linee approvate all’unanimità dal Congresso». Anche secondo la Fiom, con Gianni Rinaldini, quelle deroghe «modificano sostanzialmente il ruolo e la funzione del contratto nazionale come strumento di solidarietà e d’unificazione delle lavoratrici e dei lavoratori di una determinata categoria». Il segretario della Fiom riconosce un ambito d’autonomia riservato alle categorie. Però, in questo caso, ci si troverebbe di fronte «ad un’esplicita operazione di modifica della struttura contrattuale definita a livello confederale; una modifica che apre la strada all’indebolimento e al superamento del contratto nazionale stesso».

              Chi invece plaude allo spirito innovatore dei chimici è Agostino Megale, presidente dell’Ires, che osserva come non sia snaturato il contratto nazionale, anzi. E’ un modo innovativo per difenderlo. Così, sottolinea, si rendono intoccabili i minimi contrattuali e i diritti individuali, affermando un ruolo forte e autorevole del contratto nazionale e, nello stesso tempo, rendendolo un contenitore flessibile in grado di dare risposte ad un mondo del lavoro e dell’impresa, nell’epoca posfordista, che non è eguale ovunque. La Cgil confederale, impegnata nella massacrante ricerca di un accordo ben più complessivo su pensioni e mercato del lavoro, per ora non ha preso posizione.