Contratti, la Confindustria vuole pagare solo l’inflazione programmata

03/05/2001

 






Giovedi 3 Maggio 2001



ECONOMIE
Contratti, la Confindustria vuole pagare solo l’inflazione programmata

di Francesca Masocco


«Le dichiarazioni del presidente di Confindustria dopo l’incontro con il Governo confermano la volontà degli industriali privati di ledere in profondità la politica dei redditi e l’accordo del ’93. La Confindustria non vuole fare i contratti, continua nella sua linea di negazione della politica dei redditi che vede nel recupero del potere d’acquisto dei salari il suo fondamento". È questa per Sergio Cofferati la conclusione di una giornata che pure aveva visto il leader di viale dell’Astronomia impegnarsi davanti al Governo al rispetto dell’accordo del luglio del ‘93. Ma di quell’accordo, evidentemente, Antonio D’Amato continua a dare la sua personale valutazione. «Da un lato nega la corresponsione del differenziale di inflazione tra quella programmata e quella reale, e dall’altro si sottrae al confronto sull’utilizzo della produttività nei contratti nazionali dei settori in via di sviluppo», afferma Cofferati, il quale invita il Governo a non essere passivo di fronte alla negazione dell’accordo del luglio ’93 e a «non accontentarsi di generiche disponibilità contraddette dai comportamenti e dalle intenzioni esplicitate da Confindustria dopo l’incontro».
È ancora scontro, dunque, ed è durissimo. Della giornata che ha visto i leader dei sindacati e quelli degli imprenditori alternarsi davanti al premier Giuliano Amato e al ministro del Lavoro Cesare Salvi, il presidente del Consiglio aveva preso il meglio. Il governo aveva chiesto e ottenuto lealtà verso la cornice dentro la quale prendono corpo i contratti per milioni di lavoratori: quelli in attesa di rinnovo sono oltre 6 milioni. «È stata una sessione informativa -ha detto Amato al termine degli incontri – che non intendeva interferire nell’autonomia delle parti. Abbiamo riscontrato che è alto il numero di contratti fatti, ma quelli in attesa riguardano ancora il 55% del monte-retribuzioni e 6 mln e mezzo di lavoratori dipendenti. Gli incontri hanno permesso di constatare che molti contratti hanno prospettive prossime di essere chiusi. Lunedì ci sarà l’incontro per quello del commercio e per quello delle pulizie: per un totale di circa 2 mln di lavoratori".
Tutti, insomma, hanno ribadito l’intenzione di rispettare l’accordo del ’93. Amato, da parte sua, lo ha ricordato alle parti sociali e ha ribadito che il governo non può intervenire. "Mi tranquillizza -ha detto Giuliano Amato- che tutti convengano sulla loro lealtà all’accordo del 23 luglio ’93 e questo accordo ha tre punti cardine: l’inflazione programmata, la salvaguardia del potere d’acquisto dei lavoratori e la divisione fra l’incremento in contratto nazionale e quello a livello aziendale. Mi preoccupa un po’ il settore dell’artigianato in cui c’è in gioco un problema di assetto. Mi confortano le situazioni di commercio e pulizie".
Parole che non sono sembrate in sintonia con quelle di Antonio D’Amato: «Gli aumenti retributivi devono essere coerenti con l’inflazione programmata, ovvero con il dato contenuto nel Dpef che per il 2001 indica un’inflazione all’1,7% e per il 2002 all’1,2%. Il senso dell’accordo del ’93 è tenere l’inflazione programmata a livello di quella reale. Noi siamo tenuti a un comportamento rigoroso di responsabilità per riportare l’inflazione su una dinamica compatibile con le previsioni del governo stilate nel Dpef. Altrimenti, tutta la manovra del governo corre il rischio di saltare». E prima ancora, D’Amato aveva negato che i contratti siano fermi: "Non ci sono contratti fermi da nessun parte per nessuna ragione. C’è una normale dinamica e fisiologia delle contrattazioni salariale. Esiste una normale dinamica di contrattazione, come è sempre stato. Quindi non c’è nessuna particolare differenza rispetto a quanto è successo nel passato".
Si conferma così quella che il segretario generale della Uil Luigi Angeletti aveva definito "miopia" degli industriali, un atteggiamneto che sottovaluta il rischio del riaccendersi nel paese di un conflitto "sociale redistributivo". Lo stesso Cofferati ha poi parlato "di una lesione grave dell’accordo del luglio ’93 e della politica dei redditi". Per Cofferati, che con Angeletti e Savino Pezzotta leader della Cisl aveva tenuto una conferenza stampa a fine mattinata "è la prima volta che Confindustria rivela un atteggiamento simile. Un atteggiamento nuovo e singolare – ha aggiunto – e difforme da quello tenuto dalle stesse categoria confindustriali negli ultimi anni".