Contratti, la Cgil chiede udienza

06/05/2010

Un grande palco rosso con i maxi schermi. Un palazzo dei congressi diviso in piazze – della conoscenza, dei diritti, della comunicazione. La Cgil ha investito molto – anche economicamente – sul suo sedicesimo Congresso a Rimini, e dà l’impressione di non voler rimanere isolata: «Non possiamo restare né subalterni né all’angolo», dice il segretario generale Guglielmo Epifani in conclusione della sua lunga relazione. E in effetti il Congresso appare veramente «aperto» all’esterno, ai tradizionali avversari: ospite per la prima volta un presidente della Confindustria – Emma Marcegaglia – e un altro invitato al suo debutto, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Con loro Epifani vuole ritornare a discutere, è questo il vero nucleo politico del suo intervento: dopo la sperimentazione di due anni sul nuovo modello contrattuale, non firmato dalla Cgil, da fine 2012 «noi intendiamo lavorare – spiega il segretario rivolto a Marcegaglia e Sacconi – per riconquistare un modello condiviso».
E dire che la platea non è altrettanto generosa con gli ospiti: pesanti fischi vengono rivolti, al momento dei saluti, a Marcegaglia, Sacconi, all’altro confindustriale, Alberto Bombassei. Ma anche alla governatrice del Lazio Renata Polverini. Fischi e «buu» al leader Uil Luigi Angeletti, ancora più fragorosi quando viene pronunciato il nome di Raffaele Bonanni (Cisl). Applauso forte – quasi un endorsement dei mille delegati Cgil – per il governatore pugliese Nichi Vendola , e un saluto più sommesso, ma comunque positivo, verso Pierluigi Bersani (Pd). Presenti anche il sottosegretario Gianni Letta, Antonio Di Pietro (Idv), Paolo Ferrero (Fed).
Accanto all’apertura sui contratti, Epifani ribadisce le critiche all’esecutivo, la necessità di fare di più contro la crisi: «Il governo ha fatto passare, senza veri interventi, quasi due anni, chiudendo gli occhi di fronte alle dinamiche dell’economia reale». La ricetta da applicare, secondo la Cgil, è in tre punti: il primo deve essere un «disegno di politica industriale ed economica paragonabile a quello che hanno fatto gli altri paesi europei»; «stimoli fiscali per gli investimenti in ricerca e innovazione». Serve poi «un allentamento del patto di stabilità degli enti locali, in modo da riavviare gli investimenti di riqualificazione urbana»; infine, «riaprire il turn over nella scuola, nell’università, nelle pubbliche amministrazioni, per riassorbire tutto il precariato»; in cambio, Epifani dice che la Cgil è pronta «ad armonizzare i rinnovi contrattuali in questi settori, come una parte dei costi di questa scelta». Un piano da adottare in tre anni, che secondo i calcoli del sindacato dovrebbe portare un milione di posti di lavoro. E che farà abbassare la disoccupazione dall’attuale 10% al 7,5% nel 2013. È questo l’unico modo per evitare quella «ripresa senza occupazione» che Epifani teme per i prossimi mesi.
In analogia a quanto rivendicato da Confindustria a Parma, la Cgil chiede che il Paese si dia come obiettivo «l’aumento stabile della crescita del pil». Accanto a queste «iniezioni» per lo sviluppo, Epifani chiede una riforma organica degli ammortizzatori sociali, e interventi fiscali a favore di lavoro e pensioni. Non parla di patrimoniale né di rendite finanziarie, però avanza la proposta che vengano detassate «le aziende che fanno pochi profitti e hanno molta occupazione, per spostare il peso fiscale su quelle che hanno alti profitti e minore occupazione». Ancora: va rinviato il Ponte di Messina a favore di interventi su ferrovie e territorio, va ricostruita l’Aquila con una tassa di scopo, va proseguita la ricerca sul nucleare, ma per i prossimi 15 anni puntando solo su energie pulite.
Sull’arbitrato, sul diritto di sciopero, sugli ammortizzatori, sul nuovo Statuto dei lavori che Sacconi vuole sostituire a quello dei lavoratori, Epifani annuncia che «la Cgil continuerà a mobilitarsi, a scioperare». Così come il sindacato è in campo per l’acqua, raccogliendo le firme per il referendum contro la privatizzazione. Un altro tema cardine sono gli immigrati: la Cgil chiede che la cittadinanza venga concessa per «jus soli», cioè a tutti i bambini nati in Italia, anche se hanno genitori immigrati. E poi si annuncia una piazza: il 2 giugno, in occasione della festa della Repubblica, a Milano. «Per difendere – spiega Epifani – l’equilibrio dei poteri, il ruolo del Parlamento e delle autonomie locali, l’autonomia della magistratura, la libertà e il pluralismo dell’informazione». Non a caso, dopo il segretario, sono intervenuti dal palco Oscar Luigi Scalfaro e don Luigi Ciotti di Libera.
Infine c’è il capitolo contratti, e il rapporto con l’opposizione interna rappresentata dalla seconda mozione, che ha vinto solo dentro la Fiom e nelle camere del lavoro di Brescia e Reggio Emilia, mentre ha avuto un 17% sul piano complessivo. «Dopo l’accordo separato – dice Epifani – la Cgil non è rimasta sulla difensiva, ha scioperato. Abbiamo firmato più di 40 contratti unitari, dimostrando che un’altra strada si doveva e poteva imboccare». Dunque, a chi come la Fiom chiede «un maggior coordinamento» – in pratica che si impongano regole comuni a tutte le categorie – il leader Cgil replica che «va salvaguardata l’autonomia delle categorie».
Come dire: forte del suo 83%, Epifani difende i contratti unitari finora siglati e indica che si può continuare su questa linea. Nonostante le «divisioni profonde con Cisl e Uil», il segretario della Cgil invita le altre due confederazioni a «ricostruire un percorso di lavoro comune». Attraverso la possibile legge su democrazia e rappresentanza, il voto e i contratti nei settori pubblici, fecendo in modo che «nessun avviso comune sia firmato con il governo e le imprese senza aver prima fatto un chiarimento tra di noi». Bruciano le «tante riunioni in cui si è voluto sistematicamente tenere fuori la Cgil». Tutto questo porterà, nel 2013, la Cgil di nuovo al tavolo dei modelli contrattuali.