Contratti, la Cgil alza la posta “Vogliamo aumenti pesanti”

10/09/2002

 
MARTEDÌ, 10 SETTEMBRE 2002
 
Pagina 13 – Economia
 
IL CASO
 
Oggi il primo confronto tra governo e parti sociali sul nuovo Welfare
 
Contratti, la Cgil alza la posta "Vogliamo aumenti pesanti"
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – «Il problema non è "contrattare" l´aumento dell´inflazione programmata. La scelta dell´1,4 per cento è sbagliata, ma ammesso che il governo portasse il tetto a un 1,7 o a un 1,9 per il problema salariale rimane: c´è una questione di politica generale dei redditi che è stata calpestata». Se la dichiarazione uscita ieri dal direttivo della Cgil non è una dichiarazione di guerra sui salari poco ci manca. Le parole della nuova responsabile per le politiche contrattuali, Carla Cantone, la dicono lunga sulla consistenza delle rivendicazioni che la Cgil si appresta a portare ai tavoli dei rinnovi di categoria.
Mentre si apre, oggi, il tavolo di confronto tra le parti sociali sul nuovo Welfare (si parlerà del Libro Bianco di Maroni già largamente anticipato dai giornali), la Cgil preannuncia richieste di aumenti salariali piuttosto robuste, anche attraverso la destinazione al fattore lavoro di «una quota significativa» della produttività dei vari settori. «Nel settore industriale, negli ultimi 7-8 anni – dice la Cantone – la produttività è stata del 17-18 per cento ed è andata unicamente ai profitti, quasi nulla è passato attraverso i contratti nazionali». Sarà una battaglia dura e, per ora, sulla quota di produttività, la Cgil non ha nemmeno la certezza che Cisl e Uil, saranno al suo fianco. Per quanto riguarda poi i rinnovi dei contratti pubblici, c´è un altro elemento di divisione: la Cgil respinge, infatti, la proposta di Cisl e Uil di una clausola di salvaguardia per la tutela del potere di acquisto dei lavoratori nel corso del prossimo anno in base al nuovo tasso d´inflazione programmata.
Le prime risposte degli industriali, inoltre, sono negative: oltre a dichiarare la sua piena adesione all´1,4 per cento d´inflazione programmata per il 2003, la Federmeccanica ha già annunciato che alla voce «produttività» non è previsto alcunchè. Oggi, poi, in occasione delle previsioni per l´ultimo trimestre dell´anno, gli industriali metalmeccanici faranno sapere ai sindacati che non c´è un euro, che il settore è entrato in una durissima fase di recessione e non vede la luce in fondo al tunnel, che la produzione si contrae e che aumenta a dismisura il ricorso alla cassa integrazione ordinaria.
Accanto all´obiettivo di «restituire dignità ai redditi dei lavoratori», l´altro punto fermo nella politica contrattuale della Cgil sarà la difesa della contrattazione centralizzata. Il che significa la piena conferma dell´attuale modello di contrattazione, che viceversa il governo – e la la Cisl – vogliono mettere in discussione per favorire la contrattazione decentrata (il cosiddetto secondo livello, aziendale o territoriale che sia). Per la Cgil, semmai, bisognerà, in prospettiva, individuare invece «un livello sovranazionale europeo». Nell´ambito della presentazione delle nuove piattaforme contrattuali, la Cgil insisterà con Cisl e Uil sul rispetto della democrazia sindacale: i lavoratori dovranno essere consultati sia in occasione del varo della piattaforma rivendicativa sia in vista della firma dell´accordo.
Il direttivo della Cgil conferma poi lo sciopero generale, che si terrà presumibilmente entro i primi 10 giorni di ottobre: la data esatta sarà fissata dal direttivo del 20 settembre, quando avverrà l´elezione di Guglielmo Epifani a nuovo segretario generale. L´«addio» a Cofferati verrà dato il giorno dopo da 2.500 delegati riuniti al Palazzetto dello Sport di Roma. Contro lo sciopero generale della Cgil ha nuovamente parlato ieri il leader Cisl, Savino Pezzotta: «Uno sciopero contro il Patto per l´Italia è anche uno sciopero contro il Mezzogiorno», ha detto ieri a Bari Pezzotta, che – in relazione alle dichiarazioni di Tommaso Padoa Schioppa sulla credibilità dell´Italia – chiede al governo «elementi di chiarezza» in materia di politica economica. Quanto al rischio che il Patto per l´Italia, quello che tra l´altro «ratifica» le modifiche all´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, possa essere rivisto, Pezzotta ribadisce: «Non deve essere messo in discussione, si applica e basta, perché come dicevano i latini pacta sunt servanda».