«Contratti, intesa o decide il Governo»

13/02/2001



Martedì 13 Febbraio 2001

Dopo le polemiche anche nella maggioranza, Amato interviene sul recepimento della direttiva Ue sui rapporti di lavoro a termine

«Contratti, intesa o decide il Governo»
Bellotti (Confindustria): clima preelettorale – Cisl e Uil contro la Cgil: accordo possibile

B.F.

ROMA In mancanza di un «avviso comune» tra le parti sociali per il recepimento entro luglio della direttiva sui contratti a termine, il Governo provvederà «autonomamente». Così è stato stabilito in pieno accordo con le stesse organizzazioni sindacali e imprenditoriali. Pertanto, sono del tutto «fuori luogo le polemiche sulle conseguenze» che provocherebbe la mancanza di un’intesa, il cui raggiungimento «investe la responsabilità di tutte le organizzazioni sindacali e in primo luogo delle più rappresentative».

È questo il richiamo contenuto nella nota ufficiale di Palazzo Chigi, diffusa ieri pomeriggio. La presidenza del Consiglio manda a dire, in sostanza, che discutere di accordi separati è più che legittimo ma non in questo caso specifico per il quale è previsto un preciso iter stabilito dalle stesse parti sociali nel Patto di Natale.

Un messaggio chiarificatore finalizzato a chiudere i contrasti emersi anche all’interno dello stesso Governo. Soddisfatto della presa di posizione di Palazzo Chigi è il ministro del Lavoro Cesare Salvi. Ma ad accogliere positivamente la nota della Presidenza è anche il ministro delle Finanze Ottaviano Del Turco che contro Salvi si era scagliato accusandolo di voler riproporre la politica dei veti ricordando il no del Pci e della Cgil al referendum sulla scala mobile. «Come era prevedibile — ha detto ieri il ministro delle Finanze — il Presidente del Consiglio riconosce solo al Parlamento la possibilità di poter mettere veti sull’applicazione di una direttiva europea. Qualunque altra concessione di questo potere alla Cgil o a qualsiasi altra organizzazione rappresentativa sarebbe un vulnus intollerabile per l’equilibrio democratico del Paese».

Salvi, invece, stempera la polemica con i colleghi di Governo (tra questi anche il titolare dell’Industria, Enrico Letta) attribuendola a un «difetto di informazione» e sottolinea come la nota di Palazzo Chigi ribadisca la sua posizione sull’attuazione delle direttive che in mancanza di un «avviso comune» vanno attuate «egualmente tenendo conto della pluralità di posizione e non di un testo quale può essere un accordo separato».

Vicino alla posizione della Presidenza del Consiglio è anche il leader della Casa delle libertà, Silvio Berlusconi, secondo cui «in mancanza di adesione totalitaria, il Governo dovrebbe necessariamente assumere le decisioni che ritiene più giuste e poi sottoporre la decisione ai voti del Parlamento». Per il candidato premier del Centro-sinistra Francesco Rutelli «la concertazione è come il treno: non è un fine ma un mezzo per portare avanti il Paese. Si illude chi pensa di poterlo fare solo con un pezzo di realtà produttiva».

E intanto mentre Sergio Cofferati accusa la Confindustria di porre veti contro la Cgil, da viale dell’Astronomia giunge una secca risposta. Francesco Bellotti, vicepresidente di Confindustria, sottolinea che la «Cgil si esclude da sola» perché l’attacco degli industriali è rivolto ai problemi e non alle organizzazioni sindacali: «La Confindustria — sottolinea Bellotti — chiede di discutere su tutto ciò che consente di mettere le aziende nelle migliori condizioni per affrontare il mercato. È inaccettabile che qualcuno ponga veti e li ponga anche al Governo». Per il vicepresidente di Confindustria, «la maggiore preoccupazione ora è che in un clima di campagna elettorale il Governo intervenga autonomamente sulla linea della Cgil».

Per la Confapi, invece, il vicepresidente, Ida Vana, ha detto che la concertazione è un’assunzione di responsabilità che non va strumentalizzata poiché gli accordi si fanno con la forza delle idee e dice che sui contratti a termine è l’intesa con la Cgil è possibile.

A tuonare contro il presunto veto di Cofferati è ancora la Cisl che tuttavia critica soprattutto il Presidente del Consiglio. Per il segretario confederale Raffaele Bonanni, «Amato, invece di ricordare alle parti sociali che ci sono altri due mesi di tempo per discutere e raggiungere un accordo — ha sottolineato Bonanni — lancia una sorta di ultimatum» ma il «veto» della Cgil, a fronte di una ventina di associazioni favorevoli «non può mettere in mora gli altri».

Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, commenta la nota di Palazzo Chigi sottolineando che «il Governo può decidere autonomamente sui contratti a termine ma se dice di essere favorevole alla concertazione deve poi praticarla».

La concertazione — avverte il presidente dell’Aran, Guido Fantoni — non coincide con la contrattazione, ma solo un chiarimento di posizioni. Il Governo perciò deve sentire tutti, ma poi decidere da solo.