Contratti, imprenditori divisi

27/04/2001

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Contratti, imprenditori divisi
Pininfarina attacca il governo sui rinnovi: non può intervenire
Sui lavori a termine Confcommercio si dissocia da Confindustria che vuol firmare oggi con Cisl e Uil

RICCARDO DE GENNARO


Roma – Fronte imprenditoriale ancora spaccato al «tavolo» sui contratti a termine. Convinta che non c’è alcuna urgenza di firmare un accordo tra due delegazioni ormai logorate dalla lunga trattativa e sguarnite nei ranghi (la Cgil non ci sarà), la Confcommercio – e con essa Confesercenti, Lega Coop, Ania (assicurazioni), Abi (banche), Cna (artigiani) e Cia (agricoltori) – deciderà questa mattina se partecipare all’incontro convocato per oggi tra le parti sociali. Mentre Cisl, Uil e Confindustria sono convinte che è necessario andare avanti anche solo con chi ci sta, i commercianti guidati da Sergio Billè hanno più d’una perplessità: quale valore avrebbe l’accordo senza la firma della Cgil?
La Confcommercio ha ribadito i suoi dubbi anche nell’incontro che le associazioni dei datori di lavoro hanno avuto ieri in casa sua. Dopo aver messo a punto il testo dell’intesa, che ha accolto gli ultimi «emendamenti» proposti da Cisl e Uil per la firma, la Confcommercio ha tracciato un solco tra di sé e la Confindustria (che avrebbe dalla sua Confartigianato, Coldiretti e Confagricoltori). Se si considera che è il commercio, più dell’industria, a fare ricorso ai contratti a termine, si può ben dire che la Confcommercio ha una certa voce in capitolo, ma solo oggi si saprà come finirà il braccio di ferro tra Billè e D’Amato per la leadership della rappresentanza imprenditoriale sulla flessibilità del lavoro.
Nel frattempo, prosegue la polemica tra Confindustria e governo sull’iniziativa di Amato e Salvi di convocare le parti il 2 maggio per accelerare la chiusura dei contratti. «Una manovra di carattere assolutamente elettorale da parte di chi non conosce il sistema», l’ha definita ieri il presidente della Federmeccanica, Andrea Pininfarina: il governo «non ha nessuna autorità per dire cosa fare». Ribatte Sergio Cofferati: «Se dovesse mantenere il suo atteggiamento negativo, la Confindustria si renderebbe responsabile di una lesione dell’accordo del ’93». Una prova della riluttanza della Confindustria a chiudere i contratti è venuta ieri in sede di rinnovo del contratto delle imprese di servizio del settore ferroviario: firmato da tutti i sindacati e dalle aziende aderenti alla Fise, l’accordo ha registrato il no dell’organizzazione guidata da Antonio D’Amato.