CONTRATTI ILLEGITTIMI E CERTIFICAZIONI FARSA: IL TRIBUNALE DI TORINO ORDINA A POLTRONESOFÀ DI REINTEGRARE TRE LAVORATORI

09/07/2013

9 luglio 2013

Contratti illegittimi e certificazioni farsa: il tribunale di Torino ordina a Poltronesofà di reintegrare tre lavoratori

Con tre sentenze emesse in quattro giorni, il Tribunale di Torino ha accolto le richieste di altrettanti lavoratori che operavano come addetti alle vendite presso i negozi Poltronesofà con contratto di associazione in partecipazione, riconoscendo i rapporti di lavoro come subordinati e condannando l’azienda a reintegrare i lavoratori licenziati all’interno del punto vendita.
Il caso riguarda due lavoratrici e un lavoratore, difesi dalla CGIL, che si erano opposti al ricatto imposto dall’azienda di certificare come “autonomo” il proprio contratto di associazione in partecipazione, e che per questo motivo erano stati licenziati.
La corsa alla certificazione dei contratti di associazione in partecipazione si è determinata a causa della possibilità lasciata dalla riforma del mercato del lavoro che, pur avendo fissato a 3 il numero massimo di associati per punto vendita ha “salvaguardato” i contratti oggetto di certificazione, offrendo così un escamotage per le aziende che volevano evitare di mettersi in regola con la legge.
Nella fattispecie, nelle sentenze torinesi i giudici affermano che Poltronesofà ha cercato di forzare gli associati a sottoscrivere le istanze di certificazione, distribuendo ai lavoratori un formulario già precompilato dall’azienda e convocandoli “tassativamente” presso la sede centrale di Forlì. Un comportamento che connota una significativa “mancanza di buona fede dell’azienda”, e che ha indotto i giudici a ritenere illegittimi i licenziamenti.

Secondo il tribunale, gli associati in partecipazione erano a tutti gli effetti dei lavoratori subordinati: esisteva infatti un mansionario/vademecum in cui erano specificate tutte le attività da svolgere e a cui i lavoratori dovevano attenersi pedissequamente; erano fissati obblighi di presenza, turni e orari di lavoro (compresi quelli delle aperture domenicali); le ferie erano unilateralmente stabilite dall’azienda, la retribuzione fissa. Tutti elementi evidenziati dai giudici nelle sentenze per rilevare la natura subordinata dei rapporti di lavoro svolti all’interno dei negozi di questa nota catena commerciale.

Il Tribunale ha conseguentemente ordinato all’azienda di reintegrare i lavoratori nel loro posto di lavoro applicando l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, e ha disposto il pagamento del risarcimento del danno subito.
Tre sentenze che fanno giustizia per i lavoratori di Torino, ancora più importanti dato che l’azienda in questione si è rifiutata di rispondere alle richieste di incontro del sindacato.

Anche alla luce delle sentenze di Torino la CGIL, attraverso le categorie di Filcams e Nidil, proseguirà la campagna iniziata nel 2011, sostenendo i lavoratori associati in partecipazione di Poltronesofà su tutto il territorio nazionale, e rinnovando all’azienda la richiesta di incontro congiuntamente a Cisl e Uil.