Contratti, il governo si divide: Del Turco e Letta contro Salvi

12/02/2001



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Lunedì 12 febbraio 2001
Pagina 11
Contratti, il governo si divide
Del Turco e Letta contro Salvi

Non piace lo stop all’ipotesi di accordi separati tra Confindustria e sindacati

ROBERTO PETRINI


ROMA — L’altolà di Salvi alla Confindustria e alla Cisl divide il governo. Ieri, ventiquattr’ore dopo la decisa sortita del ministro del Lavoro contro la possibilità di intese separate che escludano la Cgil, il ministro delle Finanze Ottaviano Del Turco ha espresso chiare «riserve». «Fortemente critico» è stato anche l’atteggiamento con cui il ministro dell’Industria, Enrico Letta, ha accolto le ultime dichiarazioni di Salvi.
L’ex numero due della Cgil, ai tempi di Luciano Lama e protagonista dei giorni che portarono al decreto di San Valentino, ha criticato Salvi ieri, durante una riunione del comitato direttivo dello Sdi che ha condiviso le sue posizioni.
Del Turco, nel corso della riunione socialista, ha ricordato «che questa idea per cui non si possono fare accordi senza la Cgil è una vecchia posizione del Pci che fu sconfitta dal referendum del 1985 e che questo atteggiamento del ministro del Lavoro non aiuta né la Cgil né le altri parti sociali».
Segnali di dissenso giungono dunque dall’area più moderata del centro sinistra : lo dimostrano oltre alle prese posizioni dello Sdi anche le critiche che provengono da settori dei popolari. «L’unità sindacale non si fa per decreto aveva già osservato Letta nei giorni scorsi e il governo deve essere notaio di accordi che devono essere fatti tra le parti».
Nel clima teso e nella bufera sollevata dallo scambio violento di accuse tra la Confindustria e la Cisl , che propongono accordi separati, e Salvi che li ritiene impraticabili, si è fatta sentire la voce dei due leader del centrosinistra, Amato e Rutelli. Entrambi hanno richiamato la necessità di concertare, dunque di fare accordi con tutti, ma lo hanno fatto con toni più morbidi e lanciando deboli segnali di fumo verso il presidente di Confindustria.
«Tra D’Amato e me — ha detto il presidente del Consiglio in una intervista al «Sole 24 Ore» pubblicata ieri — c’è poco più di una lettera "D" che ci separa. Quando ci troviamo parliamo in modo simpatetico». E ha aggiunto che «nessuno mette in discussione la concertazione» anche se è necessaria ha detto una nuova agenda. Rutelli, che ha fatto riferimento ad un colloquio telefonico avvenuto nei giorni scorsi con D’Amato, ha annunciato che nei primi cento giorni del suo governo presenterà alle parti sociali un patto per cinque anni con impegni e tappe precise. «La concertazione — ha osservato il candidato premier — deve continuare ma ha ammonito è un metodo e non un obiettivo».
Si è difeso dalle accuse di Confidustria che lo aveva richiamato ad un ruolo al di sopra delle parti Cesare Salvi: «Ho auspicato una intesa nell’interesse di tutti — ha detto al «Tg1» — . Era stata Confindustria nei giorni scorsi a parlare di intese separate e a creare la rottura. Io ha precisato sono super partes, e devo tutelare tutti i lavoratori, specialmente quelli più deboli e i disoccupati. Il governo non è un notaio che mette timbri: si devono cercare soluzioni giuste».
Polemico nei confronti della Confindustria anche il presidente della Camera Luciano Violante: «C’è una direttiva europea che dice che tutte le intese sono valide se sono firmate dai sindacati maggiormente rappresentativi. Trovo singolare ha osservato che il presidente D’Amato sottolinei il ruolo dell’Europa ma dica che si possono firmare accordi separati senza la Cgil. Lo direi anche se si parlasse della Cisl».

Le dichiarazioni di Salvi hanno offerto il fianco alla polemica del centro destra : il responsabile per l’economia di An Gianni Alemanno ha parlato di «grave e indebita» intromissione. Beppe Pisanu , capogruppo di Forza Italia alla Camera, ha detto che Salvi «tiene bordone alla Cgil».