Contratti, il governo convoca le parti

26/04/2001







Il ministro: «Non possiamo assistere passivamente alla perdita di salario reale dei lavoratori». Sette milioni in attesa

Contratti, il governo convoca le parti


Salvi: incontro probabilmente il 2 maggio. Sindacati divisi, Confindustria boccia l’iniziativa

      ROMA – Iniziativa del governo sui contratti. Ieri il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, ha annunciato una convocazione delle parti sociali per sollecitare il rinnovo dei contratti. L’appuntamento, ha detto il ministro, sarà fissato «con tutta probabilità per il prossimo 2 maggio». L’incontro, spiegano i collaboratori di Salvi, si svolgerà a Palazzo Chigi col presidente del Consiglio, Giuliano Amato. Vi parteciperanno la Confindustria e i sindacati. Che ieri hanno reagito in maniera opposta alla notizia.

      CRITICHE E DUBBI – Il presidente degli industriali, Antonio D’Amato, ha criticato l’iniziativa. Da Cgil e Uil arrivano invece commenti positivi. «Meglio tardi che mai», dice il segretario della Uil, Luigi Angeletti. La Cisl, pur annunciando che andrà all’incontro, ha il dubbio che si tratti di un’iniziativa «elettorale». In tutti c’è la consapevolezza che il governo non può certo obbligare le imprese a rinnovare i contratti, mentre potrebbe costringere se stesso a farlo per i dipendenti di sua competenza. Fra i sette milioni di lavoratori in attesa ce ne sono almeno un milione e duecentomila che appartengono al pubblico impiego. Restano infatti da rinnovare i contratti della sanità (600 mila lavoratori), degli enti locali (altri 600 mila) e dell’Università e ricerca (circa 60 mila). Sempre il 2 maggio si svolgerà un altro incontro, questa volta al ministero del Lavoro, dedicato al contratto delle imprese di pulizia, che sta diventando un caso: i 450 mila dipendenti del settore hanno il contratto scaduto esattamente da due anni (30 aprile ’99), ma la trattativa finora non ha prodotto risultati. Per questo Salvi ha deciso di chiamare le parti al ministero. «Noi – ha detto ieri il ministro – non possiamo assistere passivamente al fatto che il rifiuto dei rinnovi contrattuali comporti perdite di salario reale per i lavoratori. È evidente che in alcuni settori c’è un’offensiva da parte delle associazioni datoriali che punta puramente e semplicemente a non fare i contratti». Tra i sette milioni di lavoratori in attesa ci sono un milione e mezzo di metalmeccanici, oltre un milione di dipendenti del commercio, un milione di addetti negli studi professionali, 113 mila ferrovieri, 135 mila dipendenti del settore gas, acqua, elettricità. A questi si sommeranno presto altri tre milioni di lavoratori col contratto in scadenza nel 2001: alimentaristi, edili, chimici, bancari, braccianti e addetti del turismo.

      TELENOVELA – Intanto, oggi, riprende la telenovela dei contratti a termine. La Confindustria e le altre 16 associazioni imprenditoriali si dovrebbero riunire per esaminare le richieste di modifica della Confcommercio all’ipotesi di accordo, in vista dell’incontro di domani con Cisl e Uil. La stessa Confcommercio e altre organizzazioni potrebbero proporre tra oggi e domani un’iniziativa per riportare la Cgil al tavolo, che lo stesso sindacato di Sergio Cofferati ha abbandonato un paio di mesi fa, accusando le imprese di volere una liberalizzazione selvaggia dei contratti a termine.

Enrico Marro


Economia



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