“Contratti” Il governo agita lo spauracchio dei «22 Tps»

22/05/2007
    martedì 22 maggio 2007

      Pagina 5 – Primo Piano

      Il governo agita
      lo spauracchio
      dei "ventidue Tps"

        A Cgil, Cisl e Uil: "Se cade Prodi potreste vedervela con i tecnici"

        Amedeo La Mattina

        ROMA
        «Attenti, se salta questo governo altro che aumentare le pensioni minime, abolire lo scalone, chiudere il contratto degli statali. Se salta questo governo vi troverete a fare i conti non con un Padoa-Schioppa ma con 22 Tps». Linee telefoniche roventi tra Roma e Siviglia dove è in corso il congresso della Confederazione europea dei sindacati, tra alcuni ministri e i capi Cgil, Cisl e Uil.

        Sembra che si siano anche mossi i partiti principali del centrosinistra, Ds e Margherita, gli stessi Rutelli e Fassino per spiegare a Bonanni ed Epifani (interlocutori di riferimento) come stanno le cose. Cioè che il governo questi benedetti 101 euro agli statali vuole scucirli, se spalmati in tre anni o in due con una parte legata alla produttività, è da vedere.

        Ma una cosa è sicura per i leader del futuro Partiro Democratico: un fallimento della trattativa e la conferma di uno sciopero generale mentre domenica 27 maggio milioni di italiani vota, questa coalizione non lo regge.

        Il rischio di una crisi di governo – è stata l’antifona – è concreta. Dietro l’angolo però c’è un governo istituzionale e dall’altra parte del tavolo a Palazzo Cgigi ci saranno «22Tps», appunto.

        C’è chi dice che Rutelli e Fassino siano stati espliciti fino a questo punto. Sta di fatto che anche Prodi al vertice dell’altra sera ha azionato l’allarme rosso, chiedendo al suo ministro dell’Economia di non «impuntarsi». E ieri ha invocato pubblicamente «una grande collaborazione con i sindacati», annotando che il memorandum d’intesa siglato il 5 aprile scorso va rispettato. Poi c’è stata l’imprudenza del ministro Nicolais che ha annunciato il ritrovamento dei 101 euro.

        Palazzo Chigi ha dovuto diplomaticamente frenare, precisando che il confronto sulla entità delle cifre avrà luogo al tavolo di discussione con i sindacati. Ma ormai è un segreto di pulcinella, lo sanno tutti che a quella cifra si chiude. Piaccia o no a Padoa-Schioppa. Alle cui «impuntature» una buona parte della maggioranza vorrebbe addossare l’eventuale disastro elettorale delle Amministrative. «Guarda – gli avrebbe detto D’Alema al vertice l’altra sera – che se montasse anche strumentalmente l’inaccettabile richiesta di tue dimissioni per noi sarebbe comunque un disastro».

        Rifondazione comunista ha i fucili puntati e aspetta al passo Tps su come verrà speso il tesoretto. Dice il capogruppo del Prc, Gennaro Migliore: «Il ministro dell’Economia non è la voce del governo. Vedremo sulle pensioni. Certe posizioni non sono sostenibili. Tps è considerato fuori centro rispetto al governo». E Oliviero Diliberto non le manda a dire: «La ricetta sicura perché il centrosinistra perda le prossime elezioni amministrative è quella scritta dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa. Che piaccia o meno il 27 e il 28 maggio voteranno 12 milioni di italiani e sarà un test nazionale importante per il Governo Prodi».

        Prodi ieri ha parlato al telefono con tutti i leader della sinistra radicale che hanno protestato perché si sono sentiti esclusi dal vertice. Li ha rassicurati, ha dato la sua parola che il tesoretto sarà oggetto di una decisione collegiale. «Era una riunione della presidenza del Consiglio – spiegano a Palazzo Chigi – con i due vicepremier e il ministro dell’Economia per fare un’analisi sulle disponbilità finanziarie del governo. Non ci può essere un’assemblea permanente in cui si vota per alzata di mano. Quando ci sarà da prendere una decisione definitiva – aggiungono fonti della presidenza del Consiglio – ci sarà una riunione del governo che in quanto tale è collegiale».

        «La verità – attacca Paolo Cento, sottosegretario dei Verdi all’Economia – è che quel vertice era una prova tecnica di egemonia del Partito Democratico». Comunque sia, taglia corto Migliore, «qualinque decisione alla fine dovrà passare dalle aule parlamentari».