Contratti, i trucchi di governo e Confindustria

01/04/2005
    venerdì 1 aprile 2005

    Pagina 15

    Contratti, i trucchi di governo e Confindustria
    Rinvio per gli statali, scontro sui metalmeccanici. Bombassei: «aggiornare» il patto del ’93

      Felicia Masocco

        ROMA La palude in cui il governo ha spinto il contratto del pubblico impiego rischia di inghiottire anche quello dei metalmeccanici. Sono due settori diversi con storie diverse, hanno soprattutto controparti diverse. Ma governo e Confindustria in questa partita giocano con la stessa maglia e tendono verso gli stessi obiettivi: concedere il meno possibile sul fronte economico e modificare il Patto del ‘93 e il modello contrattuale.

          Ormai non si contano le interferenze del ministro del Lavoro in una trattativa, quelle delle tute blu, che è «privata» e tale dovrebbe restare. Il ministro Maroni e il premier Berlusconi nei giorni scorsi lo hanno detto chiaramente che andare oltre i 95 euro di aumento per gli statali sarebbe un «pessimo esempio» per i metalmeccanici. Né si possono ignorare le quotidiane dichiarazioni di esponenti di Confindustria (Perini, Pininfarina, Biglieri, Bombassei) che premono sull’esecutivo perché sia «rigoroso» con i suoi dipendenti. Un «rigore» dovuto al Paese che altrimenti sarebbe chiamato a pagare il conto, ha ripetuto ieri Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria e presidente della Brembo. Ma il «rigore» è dovuto anche alle imprese metalmeccaniche per nulla inclini a prendere in considerazione aumenti di 130 euro richiesti con la piattaforma unitaria da Fiom, Fim e Uilm. Senza contare che tra la fine di quest’anno e l’inzio del prossimo saranno circa cinque milioni i lavoratori delle diverse categorie dell’industria che si metteranno in fila per avere il rinnovo del loro contratto.

            Sembra finito il tempo del divide et impera, quando il governo apriva crepe tra Cgil, Cisl e Uil e ne approfittava e Federmeccanica faceva lo stesso con Fiom, Fim e Uilm. Nonostante i tentativi di far breccia, sia nel pubblico impiego, sia tra i metalmeccanici il fronte sindacale si mantiene compatto. Così gli industriali e il governo si alleano tra loro e puntano, tra l’altro al modello contrattuale. Per Bombassei l’occasione per «portare a una nuova interpretazione degli accordi del ‘93» è il tavolo sul costo del lavoro che si riunirà al Welfare martedì prossimo. «Noi – ha proseguito – abbiamo un lungo elenco di priorità contenuto nel documento consegnato ai sindacati il 14 luglio». Vale la pena di ricordare che a causa di quel documento la Cgil interruppe il confronto sul nascere.

              Questa mattina le tute blu incontreranno Federmeccanica per il rinnovo del biennio economico. Tutto è in alto mare, al massimo le parti riusciranno a stilare un calendario. I sindacati covano il timore che di questo contratto non se ne faccia nulla fino a quando si sbloccano quelli pubblici. E se questa è la prospettiva, il potenziale di conflitto è altissimo. Sul pubblico impiego invece ieri è stata l’ennesima giornata di campagna elettorale. Il centrista Marco Follini si è detto pronto a fare il contratto la prossima settimana; il leghista Roberto Maroni ha voluto rassicurare la propria base elettorale lanciando lo slogan «aumenti oltre i 95 euro solo con le gabbie salariali»; il premier Silvio Berlusconi ha finalmente ammesso che sugli statali ci sono divergenze nella Casa delle Libertà. L’unico fatto è il contratto che non c’è. In compenso si aprono tavoli a gogò e si allarga a dismisura il campo di discussione. Un quadro iperdinamico che sta facendo perdere la pazienza ai sindacati. Cgil, Cisl e Uil respingono la proposta di rinnovare il contratto degli statali aprendo contemporaneamente il confronto sul modello contrattuale. Dopo la Fp-Cgil, anche la Uil valuta il ricorso allo sciopero generale «a tutela e a garanzia di tutti i lavoratori». Perché – è la tesi del segretario confederale Antonio Foccillo – «il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego è un attacco a tutto il mondo del lavoro», è «una lesione di un diritto costituzionale, come quello contrattuale, che riguarda i pubblici dipendenti e l’industria». Certo è che il sindacato «non resterà con le mani in mano», a dirlo è anche Savino Pezzotta, «i problemi del Paese sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto sotto quelli dei lavoratori», motivi «per intervenire» non mancano. Il leader della Cgil Guglielmo Epifani fa notare come non gli era mai capitato «di assistere ad accordi sindacali tra esponenti dello stesso governo». «I ministri – dice – parlano tra di loro e non con i sindacati perché ci vogliono scavalcare. Il loro obiettivo è quello di dividere i sindacati e i lavoratori, ma non ci riusciranno». Sull’esito, tuttavia, peserà molto l’atteggiamento di Confindustria. Ieri il presidente Montezemolo non ha voluto commentare: «Delle vicende di questi giorni – ha detto – è meglio parlare dopo le elezioni, per purificarle dall’effetto della campagna elettorale».