“Contratti” G.Epifani: «Rispetti la dignità del lavoro»

23/01/2006
    domenica 22 gennaio 2006

    Pagina 12 – Economia

      Intervista a Guglielmo Epifani

      Il leader della Cgil: un atteggiamento da ancien règime, con le aziende sopra e i lavoratori sotto

        Epifani incalza Montezemolo
        «Rispetti la dignità del lavoro»

          "Su Alitalia il governo ha colpa, ora non si tiri indietro"

            ROBERTO MANIA

            ROMA – A Montezemolo chiede di aver rispetto per le posizioni della Cgil; al governo di ascoltare «l´ultimo grido d´allarme» dei lavoratori dell´Alitalia perché questa volta la compagnia rischia davvero di fallire. Guglielmo Epifani respinge la raffigurazione di una Cgil chiusa in se stessa, dopo il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, e rilancia: prima l´accordo con la Cisl e la Uil sulla riforma degli assetti contrattuali, poi il negoziato, senza ignorare che la politica economica e fiscale del prossimo esecutivo condizionerà, in un modo o nell´altro, il confronto tra le parti sociali. Ma è sulla crisi dell´Alitalia che il giudizio del leader sindacale è netto: «La responsabilità è tutta del governo».

            Perché, Epifani?

              «Sono tre mesi che abbiamo avvertito il vertice dell´Alitalia e il governo che le cose stavano precipitando. Da tempo è evidente che il piano industriale è stato disatteso e che è necessario un rilancio. E ancora: che l´assetto organizzativo interno sta facendo acqua da tutte le parti. Sono stati commessi errori madornali, a cominciare da quello di spostare la manutenzione, cuore tecnologico dell´azienda, fuori dalla compagnia stessa. Dopo la ricapitalizzazione non si può continuare a gestire un´impresa come l´Alitalia navigando a vista».

              Ma il sindacato cosa propone? Nuove risorse pubbliche?

                «No, non è questo che chiediamo. La compagnia sta sul mercato e noi abbiamo condiviso questa decisione. I soldi ci sono ma, senza una strategia di rilancio, rischiano di svanire rapidamente. Per questo chiediamo al governo di convocare un confronto a Palazzo Chigi con il sindacato ma anche con l´Alitalia. E invece mercoledì siamo stati convocati solo noi. Perché? Eppure l´esecutivo è il garante dell´accordo sottoscritto. E tutti insieme dobbiamo individuare una via d´uscita: la lotta apparentemente così estrema dei lavoratori, che crea disagi ad altri lavoratori, ha proprio questo come obiettivo».

                Bisognerà cambiare il management dell´Alitalia, a cominciare da Cimoli?

                  «No, non è questo il punto, anche se il management, per quanto di valore, viene da esperienze professionali maturate in altri settori, diversi da quello del trasporto aereo. Purtroppo se non si riescono a valorizzare le professionalità interne, le conseguenze sono anche queste. Nell´azienda c´è un eccesso di disorganizzazione nelle grandi e nelle piccole cose, dai turni degli equipaggi, ai programmi di investimento».

                  Dopo i blocchi stradali e ferroviari dei metalmeccanici per il contratto, gli scioperi Alitalia che bloccano il traffico aereo. Non crede che conflitto da fisiologico stia diventano patologico e che esprima anche una debolezza del sindacato?

                    «Questo accade perché l´attuale governo ha alimentato la cultura del "lasciare andare", senza mai pensare di prevenire i possibili conflitti. E´ passata l´idea che i più forti se la possono vedere da soli. Così che i più deboli sono stati spinti a ricercare forme di lotta estreme. Ma nel caso dei metalmeccanici c´è anche una responsabilità della Federmeccanica: sono convinto che lo stesso contratto si poteva tranquillamente firmare due mesi fa. Però le aziende, o una parte di esse, speravano che i lavoratori e il sindacato potessero piegarsi. Si sono sbagliate e noi abbiamo strappato, con le unghie e con i denti, quel contratto».

                    Ora Montezemolo chiede di avviare il confronto sulla riforma del modello contrattuale. E dice alla Cgil che dopo l´accordo per i metalmeccanici non ci sono più alibi; mentre lei ha risposto che adesso siete impegnati nel dibattito congressuale.

                      «Noi non diciamo queste cose e non abbiamo mai sollevato alibi. Semmai abbiamo impedito, come pensavano alcuni settori degli industriali, di non rinnovare il contratto in attesa – o con l´alibi – della riforma degli assetti contrattuali. Aggiungo che non va proprio bene questa raffigurazione che le imprese hanno offerto del contratto che sarebbe stato da loro generosamente concesso. Questo è un atteggiamento da ancien régime, con le aziende che stanno in alto e i lavoratori che stanno in basso. No, io ho un´altra idea della dignità del lavoro. E chiedo rispetto per le nostre posizioni come io l´ho per le loro. Dall´altra parte, condivido lo sforzo di Montezemolo di provare a porre nell´agenda della politica economica i temi del lavoro, delle imprese, dell´industria, del cuneo fiscale e contributivo, della distribuzione del reddito. C´è davvero bisogno di spostare l´attenzione dalla propaganda del presidente del Consiglio ai problemi concreti degli italiani».

                      D´accordo, ma vi confronterete sulla riforma dei contratti?

                        «Incontrarci per scambiare delle opinioni fa parte delle buone maniere e del reciproco rispetto. Ma è difficile immaginare un confronto se prima, tra sindacati, non avremo definito una posizione comune. Non dimentichiamo che l´accordo del ‘93 è stato approvato con un referendum tra i lavoratori».

                        Pezzotta dice che strada facendo una soluzione si troverà.

                          «Non mi convince quest´idea perché può portare ad una subalternità culturale rispetto alle imprese, oppure mette in conto il fallimento del negoziato. Io non voglio né l´una né l´altro. Dobbiamo riprendere immediatamente il confronto tra noi per superare le diversità che abbiamo in materia di democrazia sindacale e, parzialmente, sull´utilizzo della produttività. Non si può, poi, non considerare che la politica fiscale del prossimo governo non sarà neutrale rispetto alla riforma del modello contrattuale. Per esempio, potrà renderla più fluida se, anziché premiare le rendite, si sposterà l´attenzione ai redditi da lavoro dipendente».

                          Vuol dire che tutto è rinviato a quando ci sarà il nuovo governo?

                            «Il confronto può partire subito dopo aver trovato una posizione unitaria tra Cgil, Cisl e Uil».

                            E il congresso della Cgil?

                              «Non c´è alcun problema anche perché su questo punto c´è un larghissimo consenso».