“Contratti” G.Epifani: «La Cgil non si fa mettere nell’angolo»

23/01/2006
    domenica 22 gennaio 2006

    Pagina 7 – Economia & Lavoro

    Intervista a Guglielmo Epifani

      Epifani: «La Cgil non si fa mettere nell’angolo»

        DOPO L’ACCORDO dei metalmeccanici è scattato il pressing degli industriali per la riforma del modello contrattuale. «La nostra posizione – dice il leader della Cgil – è chiara: senza un’intesa con Cisl e Uil non ci può essere trattativa. Noi lavoriamo per una proposta unitaria. O lo si comprende o non c’è niente da fare»

        di Felicia Masocco

          «La Cgil non si fa mettere all’angolo né si fa premere». La sua posizione è chiara, dice il leader Guglielmo Epifani, «è chiara e non cambia: senza un’intesa con Cisl e Uil non può esserci trattativa sulla riforma del modello contrattuale».

            Il pressing è scattato subito dopo la firma dei metalmeccanici. «Niente scuse» dice Alberto Bombassei a proposito della vostra scadenza congressuale. «Niente alibi», dice Luca di Montezemolo a proposito delle elezioni. Per Confindustria non ci sono argomenti per rinviare una discussione che lei si era impegnato a riaprire dopo quel contratto. Ora perché adduce «scuse» e «alibi»?

              «Nessuna scusa e nessun alibi: la posizione della Cgil è chiara e non cambia. Avevamo detto che il contratto dei meccanici era una prova del miglioramento del clima. Confermo questa opinione anche se devo dire che sono stati frapposti ostacoli di ogni tipo a un rinnovo che è stato più strappato dalle lotte dei lavoratori che concordato, come peraltro confermano alcune dichiarazioni».

                Quali dichiarazioni?

                  «Sembra di essere tornati all’ancien regime, si parla di un contratto “concesso”. Non va bene, non si “concede” un contratto ai lavoratori e al sindacato, non c’è qualcuno che sta in alto e qualcuno che sta in basso».

                    E in ogni caso la pax per le tute blu è durata poco. Ora siete incalzati per il modello contrattuale. Che farete?

                      «Confermo che la Cgil lavorerà a una proposta unitaria con Cisl e Uil. Confermo anche che ci sono differenze, tra Cgil, Cisl e Uil e con le imprese. O si comprende che questa è la situazione e si lavora per trovare faticosamente, ma con rispetto reciproco, le condizioni per uscirne o non c’è niente da fare. Mi dispiace per Confindustria ma non c’è una Cgil che si fa mettere all’angolo o si fa premere. C’è una Cgil che è fedele a quello che pensa».

                        Proviamo a ripetere cosa pensa.

                          «Per noi il 23 luglio è un accordo che va lievemente rivisto, non stravolto, e la difesa del contratto nazionale è una scelta strategica come dimostra il nostro congresso: non torniamo indietro da questo punto. Si può mettere chiunque, ma questa opinione della Cgil non cambia. Il contratto nazionale deve essere centrale e sovraordinato, poi siamo disponibili a rafforzare il secondo livello di contrattazione come è giusto, ma l’idea che si riduca il primo livello per potenziare il secondo non va bene perché avremmo una media retributiva più bassa e avremmo in basso quello che normalmente abbiamo oggi. Il punto vero è che ci sono due idee diverse. Noi restiamo della nostra».

                            Le idee sono più di due se tra le confederazioni non c’è intesa.

                              «Vedo che oggi (ieri, ndr) Pezzotta dice che non c’è niente da fare, ma se non c’è una proposta unitaria come si fa ad aprire un confronto con le imprese? Cosa vuol dire che chi ha più filo da tessere tesse? La Cgil non è disponibile ad un accordo qualsiasi, o troviamo tra di noi un punto anche di mediazione ma alto, oppure diventa difficile».

                                Un tentativo è stato fatto nei mesi scorsi, dov’è che si è arenato?

                                  «Per noi l’accordo sulle regole democratiche è fondamentale per qualsiasi discorso sui contenuti contrattuali. Si è visto che dove ci sono regole unitarie di democrazia il sindacato è più unito. Questo ragionamento va fatto».

                                    Per Confindustria lei sta mettendo le mani avanti e anche per Pezzotta si parte con il piede sbagliato…

                                      «…Non ho capito perché. Se lo hanno fatto i meccanici, la più grande categoria dell’industria, se lo fanno le categorie del pubblico impiego, se per loro funziona perché Cgil, Cisl e Uil non possono fare un’intesa? Capisco che Confindustria abbia un’altra idea ma qui sto parlano all’interno del sindacato. Stiamo parlando di regole tra Cgil, Cisl e Uil che debbono valere per validare piattaforme e contratti. Sono convinto che se si trovasse la quadra su questo tutta la prospettiva unitaria avrebbe impulso. Quanto al nodo del rapporto tra il primo e il secondo livello contrattuale, mi sembrano più sfumate le differenze con la Uil, un po’ più accentuate con la Cisl però anche qui si tratta di lavorare. Se non si raggiunge un accordo diventa difficile aprire una trattativa. L’ho detto prima e lo ripeto. Un terreno di dialogo va tenuto sempre aperto, ma una trattativa in assenza di unità non ha possibilità. Tra l’altro segnerebbe la subalternità del sindacato alle scelte dell’impresa, sarebbe perdita di autonomia: non mi rassegno su questo punto, mi batterò fino alla fine».

                                        Intanto però il presidente di Confindustria afferma che chi non fa la riforma si rende colpevole dell’arretratezza del paese che ha bisogno di recuperare credibilità dopo la bufera delle banche, di attrarre investimenti, di aumentare la produttività. La Cgil vuole rendersi colpevole?

                                          «Non condivido né comprendo l’enfasi su questo punto. Il 23 luglio con tutti i suoi problemi ha consentito il rinnovo dei contratti di lavoro. Il punto vero è il calo della produttività: solo che per Montezemolo è in ragione delle rigidità contrattuali, per noi è in ragione dell’assenza degli investimenti dell’impresa. Ripeto che sui contratti non c’è chiusura di qualcuno, ma opinioni diverse che vanno rispettate».

                                            Anche senza una proposta unitaria la Cisl è andrà al tavolo. Sarà senza la Cgil?

                                              «Senza intesa unitaria non c’è trattativa per la Cgil. Inoltre devono essere rinnovati tutti i contratti aperti».

                                                Quanto incide la scadenza del congresso? E quanto il pluralismo che in Cgil c’è su questi temi?

                                                  «Ho visto la banalizzazione che fa Bombassei: quando ci sono i congressi degli altri le scadenze si rispettano. Vale anche per la Cgil. In ogni caso il congresso non cambierà la linea sui contratti e la democrazia che ha il consenso di quasi tutta l’organizzazione. Chi si aspetta un cambiamento non lo avrà».

                                                    Chi in Cgil ha votato le tesi diverse dalle sue chiede rappresentanza a partire da Rimini. Il segretario generale la garantisce?

                                                      «L’impianto è unitario e su due tesi c’è stato confronto. In Cgil ci sono tanti pluralismi, di identità, di strutture, di territori, culturali, politici: la Cgil li riconosce nei modi giusti e nelle sedi giuste. Siamo impegnati a superare il pluralismo basato sulle divisioni del passato che che dal ‘91 al 2002 ci hanno portato a mozioni contrapposte».

                                                        Un’altra questione rovente è la ribellione in Alitalia. Il governo vi ha convocato: che cosa sosterrete?

                                                          «Da tempo avvertiamo il governo e l’Alitalia del clima pesante che si stava creando. I lavoratori che hanno dato un contributo fondamentale per evitare il fallimento oggi si trovano con accordi disattesi e con un’incertezza crescente. O si ripristinano gli accordi fatti e violati e ci si mette nella rotta corretta per continuare il salvataggio di Alitalia, oppure la situazione sarà sempre più a rischio. Non si è voluto intervenire prima. C’è una responsabilità del governo: una parte ha lavorato contro l’azienda e frenato la possibilità di chiedere ad Alitalia il rispetto dei patti. Le forme di lotta di questi giorni non sono fisiologiche e corrette, ma quando l’esasperazione sale perché si vuole farla salire poi è dura fermarla».

                                                            La Cgil non ha condiviso le operazioni che stava facendo Unipol. Ora però il bersaglio della destra sono le cooperative. Inevitabile?

                                                              «Criticando l’operazione di Unipol avevo messo in guardia dai rischi, anche da questo. Rischi che non valevano il gioco. Ora occorre fermare questo attacco e difendere il valore dell’impresa cooperativa, interrogandosi su cosa è oggi. Una riflessione che però deve partire dalle stesse imprese».