Contratti fast-food

07/11/2000





   


05 Novembre 2000



Contratti fast-food
Solo da McDonald’s. Tra part-time violati e "manuali" di democrazia
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

E’ ormai bufera sulla McDonald’s. I dipendenti hanno comiciato a raccontare le loro storie di soprusi e angherie e ieri è saltato fuori anche un "segretissimo" regolamento aziendale che non deve essere mostrato al di là dei banconi. Si può leggere che in ogni locale vige la "politica delle porte aperte", che dovrebbe spingere i ragazzi a discutere col management dei "problemi o ragionevoli preoccupazioni sulle condizioni di lavoro". Un altro capitoletto si intitola "Le tue idee personali": i "boys" sono invitati a porgere le loro critiche costruttive all’attenzione della direzione. Un modello democratico insomma.
Peccato che la democrazia abbia bisogno dei suoi tempi e se è vero quello che denuncia Roberta Migliaccia, del fast food sul raccordo anulare di Roma e organizzatrice dello sciopero dell’1 novembre scorso – il management pretende che venga impiegato al massimo 1 minuto e mezzo per servire ogni cliente, il lavoro viene cronometrato – c’è ben poco tempo per formarsi delle idee costruttive o per varcare, senza che qualcuno ti ringhi dietro, la soglia delle "porte aperte".
Manualetti a parte, forse è più utile leggere tra le pieghe dei contratti McDonald’s: una ragazza del locale di Via Cavour, a Firenze, ha firmato un contratto in cui veniva assunta come "banconiere" – secondo il contratto nazionale del turismo, quindi, un quinto-sesto livello – però, tra le sue mansioni, erano previste incombenze da settimo livello: "carico e scarico, pulizie, oltre a sbarazzo e lavaggi", si legge nel testo. E poi: "L’orario sarà di 4 ore giornaliere (…). Precisiamo che i suoi orari potranno essere spezzati e flessibili, e ciò in relazione alle necessità giornaliere (…)". Un’assunta part-time, quindi, che dovrebbe aver diritto per legge a un part-time rigido (o leggermente flessibile, ma con maggiorazione della retribuzione), si vede costretta a spalmare gratis le sue 4 ore giornaliere in archi più ampi: "Il giorno stesso – racconta la ragazza, ora dimissionaria – mi veniva detto che dovevo fare 2 ore la mattina e 2 il pomeriggio". Per questo motivo, il proprietario del locale di Firenze è stato costretto, da una sentenza della magistratura, a risarcire parecchi ragazzi versando loro 6-7 milioni per ogni anno che avevano lavorato. Nel nuovo contratto proposto agli altri, viene offerto un part-time rigido con una "clausola di elasticità": chi accetta una certa flessibilità ha una maggiorazione del 10-20% rispetto alla propria retribuzione. Ma per il risarcimento degli anni passati propone una somma forfettaria (appena 150.000 lire!) da concordare coi singoli, anziché attraverso trattativa sindacale. Davvero troppo poco.
Intanto, si aprono nuovi fronti di trattativa: per martedì prossimo – giorno in cui i ragazzi dimissionari svolgeranno la loro manifestazione – il presidente della Provincia di Firenze ha convocato la McDonald’s Italia e i sindacati. La trattativa a livello nazionale, invece, si svolgerà il 16 novembre, presso la sede della Fipe-Confcommercio, a Roma.