“Contratti” Epifani: sulle risorse troppe priorità

22/05/2007
    martedì 22 maggio 2007

      Pagina 10 – Primo Piano

      DIETRO LE QUINTE

        Epifani: sulle risorse troppe priorità.
        E le pensioni?

          «Spariti i fondi per superare la Maroni». Angeletti: il titolare dell’Economia non sa fare i conti

            DAL NOSTRO INVIATO
            Mario Sensini

            SIVIGLIA — Intanto ha fatto sapere che lui, fino a venerdì sera, non si muoverà. Appena eletto qui al congresso di Siviglia, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani non potrà mancare alla prima riunione del Comitato direttivo della Confederazione Europea dei Sindacati. Per risolvere la questione del contratto degli statali, a Palazzo Chigi, andranno i segretari di categoria se il governo ha fretta. Certo, «l’altra sera ha telefonato Prodi, però non ha anticipato nulla» dice il segretario della Cgil: né sui 101 euro, né sulla riforma del modello contrattuale. «E dire — rivela — che l’accordo col governo l’avevamo fatto non il 5 aprile scorso, ma la sera prima del varo della Finanziaria».

            Il segretario della Uil e quello della Cisl, a fianco a lui, annuiscono. Loro puntano all’indebolimento del «nemico», chiedono la testa del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa- Schioppa. «Quello che rischiava di far saltare tutto», secondo Raffaele Bonanni. «Uno incapace di fare i conti» incalza Angeletti. Epifani pensa oltre: «Dovremmo riparlare con Prodi del tesoretto. Leggo che il governo ha individuato molte, forse troppe, priorità. Bastano due miliardi e mezzo di euro per tutte queste cose? Non lo so, io ho dei dubbi».

            Poi il segretario della Cgil arriva al dunque: «Vedo che sono stati espunti i soldi da mettere per compensare il superamento dello scalone delle pensioni». Espunti? È come dire che lo scalone resta. «E come la mettiamo con il programma dell’Unione? Chi glielo spiega a Rifondazione comunista, alla Sinistra democratica, e ai Comunisti italiani? Come fanno con il Pd alle porte?» commentano tra loro i delegati italiani nei cortili del Palazzo dei Congressi di Siviglia. «Qui salta il governo», azzarda qualcuno. Sono le pensioni il nodo: il contratto del pubblico impiego, per i sindacati, semmai, è solo un pessimo segnale.

            «Ci confermino i 101 euro pattuiti. Lo sciopero non ci piace, ma la responsabilità di fare le proposte sui contratti è del governo, così come quella di fare un piano industriale per la pubblica amministrazione. Ce lo presentino» sbotta Bonanni. «Ci sarebbe piaciuta una sfida sull’efficienza — dice Angeletti —, ma è diventata una sfida per qualche euro». Già, una sfida. «Mai vista una cosa del genere» commenta Epifani. «I soldi — aggiunge — sono quelli degli altri contratti. C’è un accordo. Non c’è davvero motivo perché il contratto non si faccia. Discutiamo anche la riforma, non siamo noi che difendiamo i fannulloni». «Anzi — incalza Bonanni — nei prossimi giorni dimostreremo quanto è costato il ritorno della politica nella pubblica amministrazione». «Il grado di ottimismo nei confronti del governo», annuncia solennemente Angeletti, «è nettamente peggiorato».

            Anche l’idea di allungare da due a tre anni la valenza economica dei contratti, viene raccolta per quella che è. «Una non-proposta, non sappiamo nulla» ripetono in coro i tre segretari. Per Bonanni se ne può comunque discutere: «Concluso questo accordo sul pubblico impiego si può entrare in una logica di revisione del modello contrattuale». «Solo se c’è una posizione unitaria tra i sindacati, e comunque mai quando c’è una trattativa aperta su un qualsiasi contratto» conclude Epifani. E pazienza se la circostanza non s’è mai verificata.