Contratti e abusi nei negozi in franchising cgil: «in crescita e la nuova legge non aiuta»

18/07/2012

NAPOLI – Sono in crescita in Campania i lavoratori contrattualizzati con la formula dell’«associazione in partecipazione»: quasi 2400. È un tipo di contratto che prevede una sorta di partecipazione agli utili di un negozio, soprattutto in franchising, e da sempre contestato dalla Nidil Cgil, categoria che si occupa di precariato. Secondo la stima dell’Osservatorio Filcams e Nidil, l’associazione in partecipazione riguarda in special modo le donne, di età compresa tra i 20 e i 50 anni. Il fatto, lamenta il sindacato, è che alla fine del mese, conti alla mano, il lavoratore, che non è titolare di nulla ma soltanto «socio», in molti casi quasi ci rimette. Quindi, sempre secondo la Cgil, il rapporto di lavoro è di fatto subordinato ma sulla carta appare come lavoro autonomo, col regime fiscale che ne consegue. «Di fatto il socio dovrebbe avere una quota sugli utili – commenta Andrea Pastore della Nidil Napoli – che inspiegabilmente non ci sono mai, nascosti tra i costi di gestione e spese varie». Tipologia contrattuale riscontrata in primis nei centri commerciali. «Vi fanno ricorso in maniera fraudolenta – spiega Luana Di Tuoro della segreteria Filcams Napoli – anche attività in franchising con grandi marchi. Stiamo promuovendo incontri con i responsabili territoriali del franchising di marchi noti per segnalare e far fronte agli abusi».
LA NUOVA LEGGE SUL LAVORO – Le sigle sindacali tengono d’occhio la questione della certificazione – sorta di blindatura delle condizioni di contratto stipulato tra neolavoratore e azienda – introdotta dalla legge 30 e il cui ricorso poco corretto potrebbe aumentare con l’entrata in vigore, a partire da mercoledì 18 luglio, della riforma del mercato del lavoro varata dal governo Monti. «Molte aziende starebbero cercando di salvaguardarsi, certificando i contratti prima dell’entrata in vigore della legge. Lo fanno per non stabilizzare – affermano i rappresentanti Nidil e Filcams – Con l’entrata in vigore della legge, infatti, ciascuna attività non potrà avere più di tre associati. Vogliamo dire ai lavoratori inquadrati con questa tipologia contrattuale di non firmare e di denunciare gli abusi al sindacato».
LA CAMPAGNA «DISSOCIATI»- I casi di utilizzo fraudolento dell’associato in partecipazione sono stati oggetto di una campagna tutt’ora in corso realizzata da Nidil, Filcams e Camera del Lavoro di Napoli chiamata «Dissòciati», strumento di denuncia contro l’abuso di questo tipo di contratto nel commercio e nei servizi.
IL CASO EMBLEMATICO – Emblematico il caso di una lavoratrice che una volta licenziata decise di raccontare alla trasmissione Rai Fuori Tg la sua vicenda. E cioè che i soci della ditta arrivarono a chiederle una compartecipazione persino alle spese telefoniche e di inventario. In pratica pagava quasi più soldi di quanti ne intascava in «busta paga».