Contratti, diktat di Cofferati

16/09/2002





ITALIA-LAVORO


14 settembre 2002



Contratti, diktat di Cofferati

No a trattative per avviare il confronto sui nuovi assetti: «Subito i rinnovi degli accordi in scadenza»


ROMA – Potrebbe essere quella dei rinnovi contrattuali l’occasione per ricreare condizioni di unità sindacale. A lanciare questa provocazione è stato ieri Sergio Cofferati, segretario generale della Cgil ancora per una settimana, pure in passato mai troppo tenero verso le altre due confederazioni. Ieri, attaccando su questo tema la Confindustria, colpevole a suo avviso di voler bloccare la stagione contrattuale, ha affermato che su un tema così sentito dai lavoratori è possibile «trovare un punto di contatto con Cisl e Uil», questo, ha affermato, può essere un «motivo di unità». Poco più di una provocazione, in realtà, accolta come tale sia dalla Cisl che dalla Uil, attente certamente alle scadenze contrattuali, da rispettare a ogni costo, ma prudenti su un tema così difficile come quello dell’unità sindacale. Lo stesso Cofferati, del resto, ha lanciato l’idea dell’unità solo all’interno di un ragionamento rivolto tutto alla Confindustria. La confederazione degli industriali – ha affermato – sembra abbia recentemente chiesto a Cisl e Uil di fermare le trattative contrattuali per poter parlare distesamente del modello contrattuale, che gli industriali pensano si debba cambiare radicalmente per adeguarlo alle mutate esigenze dell’economia. Un’idea folle – ha commentato – perché «i contratti vanno invece rinnovati normalmente per difendere i salari reali e per distribuire una quota della produttività che nel frattempo è stata realizzata». Ed è in questa azione di difesa che secondo Cofferati le tre confederazioni potrebbero ritrovare un motivo di unità. Ipotesi non esclusa naturalmente da Cisl e Uil, che non sembrano peraltro farsi troppe illusioni sulla possibilità che solo per questo accenno i dissidi possano intendersi superati. Adriano Musi, vicesegretario generale Uil, è molto più preoccupato dai termini del possibile accordo per i rinnovi e dalla natura del rapporto con il Governo. «Lavoriamo per un’intesa con le singole categorie – dice – non prendiamo nemmeno in considerazione l’ipotesi di uno slittamento. E proprio per questo ci ha impensierito l’indicazione di un tasso di inflazione programmata all’1,4%, perché sappiamo che si tratta di un’indicazione troppo lontana dalla realtà. Va bene che le regole del 1993 prevedevano la possibilità di un recupero dello scostamento rispetto all’inflazione reale, ma questa eventualità doveva essere un’eccezione, non la regola. La politica d’anticipo si costruisce con indicazioni credibili, alle quali tutti gli operatori possano adeguarsi». Ma soprattutto Musi è sconcertato dal fatto che il Governo abbia fissato quel tasso in maniera del tutto autonoma. «L’accordo del 1993 – ricorda – prevede che sia un’indicazione condivisa, questa è la concertazione, così si acquisisce il consenso preventivamente. Altra cosa discutere un diverso modello, ma adesso non c’è tempo, ne possiamo cominciare a parlare, ma le prime applicazioni possono venire solo tra qualche anno, non nella prossima stagione contrattuale». Pier Paolo Baretta, segretario confederale Cisl, non è d’accordo su questa scansione. «Non dobbiamo cadere – dice – nell’alternativa contratti o modello. Questo va cambiato, ha urgente bisogno di essere rivisto, ma non c’è alcun bisogno di rinviare i rinnovi contrattuali, possiamo tranquillamente discutere del sistema generale di contrattazione e intanto procedere normalmente con le trattative mano a mano che scadono i contratti. Ma va avviata da subito una discussione tra le confederazioni, è troppo tempo che non discutiamo. E a questo tavolo potremo vedere se esistono le condizioni per poter ritrovare una qualche forma di unità». Quindi trattative contrattuali subito, ma non alle condizioni indicate dal Governo. «Il tasso di inflazione programmato all’1,4% – dice – è inaccettabile, va alzato, ma sempre senza dimenticare che il pericolo vero è un ritorno dell’inflazione».

Massimo Mascini