Contratti di solidarietà, salvagente per la Camera di commercio

09/03/2015   (Repubblica - Torino)

Alla fine nessuno perderà il posto. La scure del governo che si è abbattuta sulle Camere di commercio creerà danni alle tasche di una parte dei lavoratori, ma non causerà licenziamenti, almeno per ora.
Erano in bilico i dipendenti di tre realtà che gravitano attorno al sistema camerale regionale: le aziende speciali della Camera di Commercio di Torino, ossia il Centro congressi Torino Incontra e il Laboratorio chimico, e Unioncamere Piemonte. In tutti e tre i casi sono state trovate soluzioni che consentiranno di limitare i danni. Nelle due aziende dell`ente torinese si utilizzeranno i contratti di solidarietà: i lavoratori rinunceranno a 12,5 per cento del proprio orario di lavoro, ma metà del salario che perderanno sarà garantito all`ammortizzatore sociale. «Siamo in attesa di capire dal ministero del Lavoro se la richiesta verrà accettata, ma non vediamo problemi in vista», racconta Luca Sanna della Filcams-Cgil. Che sottolinea: «Per fortuna le aziende si sono dette disponibili ad anticipare il denaro che dovrà poi essere erogato dall`Inps». La Camera di commercio e i sindacati sono così riusciti a salvaguardare i quasi 50 posti di lavoro delle due aziende speciali, messi in pericolo dal taglio del 35 per cento al diritto camerale ( la somma pagata ogni anno dalle aziende agli enti camerali ) imposto dal governo Renzi, riduzione che salirà al 50 per cento nel giro di due anni. La stessa sforbiciata ha creato parecchi problemi a Unioncamere Piemonte e ai suoi 29 dipendenti. Ieri è stato raggiunto un doppio accordo: da una parte i lavoratori hanno rinunciato a una piccola parte di stipendio (il 60% dei ”superminimi”), dall`altra i sindacati hanno firmato un`intesa che tra le altre cose prevede una riduzione da 38 a 36 ore settimanali ( senza perdita di stipendio), un piano di smaltimento ferie e permessi, eventuali trasferimenti volontari in altre realtà del sistema camerale. Unioncamere Piemonte e sindacati si sono dati appuntamento ad aprile, per valutare l`efficacia delle decisioni prese e per fare il punto sullo scenario complessivo, che nel frattempo potrebbe mutare di nuovo. Ancora non è chiaro infatti come il governo voglia riformare il sistema delle Camere di commercio. Per ora, commenta Sanna della Filcams-Cgil, «l`unica certezza è che quanto diceva il ministro Madia è falso: sosteneva che nessuno avrebbe perso il posto di lavoro, mentre solo in Unioncamere Piemonte a dieci persone non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato. Senza contare che gli altri dipendenti sono stati costretti a rinunciare a una parte di salario per scongiurare licenziamenti».