CONTRATTI DI ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE

      Roma, 17 marzo 2000

      Oggetto: Contratti di associazione
      in partecipazione

                        ALLE SEGRETERIE NAZIONALI
                        CGIL – CISL – UIL

                    e p.c. ALLE FEDERAZIONI NAZIONALI

                        DI CATEGORIA CGIL- CISL- UIL

      L O R O S E D I

      Le segreterie nazionali di Filcams, Fisascat, Uiltucs, intendono porre alla vostra attenzione un tema che riteniamo debba essere affrontato dalle Confederazioni: contratti di associazione in partecipazione regolati dagli articoli n. 2549, 2550, ecc. del codice civile.

      Il codice civile prevede che con il contratto di associazione in partecipazione l’associante attribuisce all ‘associato una partecipazione agli utili della sua impresa o " più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto"; che la gestione dell’impresa spetta alla ditta e che l’associato ha diritto al rendiconto dell’affare compiuto o a quello annuale della gestione se questa si protrae per più di 1 anno, ecc. Con questa forma di contratto solitamente il prestatore apportava capitali o mezzi, es. camion e alle volte anche la propria manodopera e la sua retribuzione in genere veniva corrisposta a percentuale, mensilmente o periodicamente, comunque legata agli utili netti dell’impresa.

      Negli ultimi anni queste forme di contratto sono state largamente utilizzati nei settori che noi rappresentiamo, oggi constatiamo che sono ulteriormente in espansione anche in altri settori quali: edilizia, pubblico impiego, meccanici, spettacolo.

      I consulenti e alcune associazioni datoriali interpretando in modo distorto il c.c., stanno dando indicazioni alle imprese di utilizzare questi contratti in quanto i costi sono limitatissimi ad es. non si è tenuti ad alcun versamento contributivo ed è presente inoltre una forte evasione fiscale in quanto la maggioranza delle persone non effettua alcuna dichiarazione dei redditi (gli anticipi sugli utili vanno in media d £. 1.200.000 a £. 1.600.000 mensili).


      La stragrande maggioranza di questi contratti (il 95%) mascherano rapporti di lavoro subordinato (es. commesse, cassiere, macellai, assistenti infermieristiche, operai edili, ecc.). L’abuso sta nel fatto che in questi anni i contratti vengono sottoscritti con la sola prestazione di puro lavoro (senza apporto di capitali o mezzi), snaturando nei fatti i principi originari del codice civile.

      Riteniamo indispensabile ed urgente che le Confederazioni nazionali intervengano presso il Ministero del Lavoro e gli Enti preposti affinchè venga predisposta una circolare interpretativa delle norme del c.c. che in sostanza NON CONSENTA la stipula di questi contratti qualora vi sia l’apporto di puro-solo lavoro al fine di arginare un fenomeno che tende ad ampliarsi. Oppure valutare altre iniziative che portino comunque ad una chiarimento o cassazione degli articoli del c.c.

      Ciò si rende maggiormente necessario anche perché oggi si sta determinando una legge per regolare i rapporti di collaborazione che si collocano tra il lavoro subordinato e quello autonomo.

      Vi informiamo inoltre che FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS nazionali daranno indicazioni alle proprie strutture, di effettuare vertenze, denuncie agli Ispettorati del lavoro, ecc. combattendo in tutti i modi questi abusi al fine di ricondurre questi contratti nei rapporti di lavoro corretti ovvero subordinati.

      In attesa di riscontro e a disposizione per eventuali chiarimenti, vi salutiamo.

      I Segretari generali

      FILCAMS-CGIL FISASCAT-CISL UILTuCS-UIL
      Ivano Corraini Gianni Baratta Bruno Boco